Donate alla Fondazione Bassani alcune poesie inedite dello scrittore
È trascorso quasi un anno da quando Vittorio Sgarbi, durante una presentazione in libreria, affermò a gran voce di essersi imbattuto in una manciata di inediti firmati da Bassani, garantendone l’auten...
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È trascorso quasi un anno da quando Vittorio Sgarbi, durante una presentazione in libreria, affermò a gran voce di essersi imbattuto in una manciata di inediti firmati da Bassani, garantendone l’autenticità. Non aveva torto: il critico d’arte di Ro ha poi messo in contatto il possessore delle poesie, Carlo Antonio Gobbato, con la figlia di Bassani, Paola, la quale ha riconosciuto subito il tratto inconfondibile del padre, essenziale e risoluto. Il quaderno in questione, datato 1975, contiene alcuni testi inediti insieme ad altri che il grande scrittore ferrarese pubblicò nel 1978, dentro la raccolta “In gran segreto”. La sua datazione precisa fa del manoscritto una scoperta filologica e letteraria.
Giorgio Bassani era solito donare agli amici trascrizioni autografe dei suoi versi. È questo ciò che accadde quando lo scrittore donò il quaderno ad un’amica di nome Giovanna, in occasione del suo compleanno, nell’agosto del 1975, come riporta la dedica di suo pugno in una delle prime pagine. Una sera, durante una cena a casa sua, alla quale parteciparono sia il poeta Corrado Costa sia Gobbato, Giovanna passò a quest’ultimo il manoscritto affinché «lo custodisse». Un moto empatico che ha proseguito una via poetica, dettata dalla sensibilità e dall’affetto reciproco. Da allora, Gobbato se n’è preso cura, considerandolo un bene pubblico che doveva essere tutelato e donato alla Fondazione Giorgio Bassani tramite i figli.
E sabato 28 ottobre, a partire dalle 18, “L’evento è il Dono” sarà quindi il momento migliore per restituire alla famiglia di Bassani ed alla memoria collettiva il prezioso quaderno. La conferenza - che si terrà su invito - è stata programmata a Palazzo Isolani, in centro a Bologna e coinvolgerà in qualità di relatori i docenti Francesco Bausi, Valter Leonardo Puccetti e Massimo Raffaeli, esperti di poesia del Novecento, i quali contestualizzeranno il reperto nell’opera dello scrittore.
“Ero molto lontano / non sai quanto. // Ti ho stretto forte la / mano per tornarti / accanto / per ritornare / qua”. Il titolo della lirica che appare in locandina all’evento è mutato dopo la pubblicazione di “In gran segreto”: da Orfeo è diventato “In un orecchio”. Dal significato simbolico che il nome del cantore ha trattenuto nei secoli passa ad un gesto incerto e privato, quello del sussurro, che lascia l’ultima parola al lettore. Nel ritmo serrato l’officina del poeta traspare nitida quanto l’inchiostro con cui fissa i versi sui fogli a quadretti.
Ogni volta che lo scrittore ferrarese regalava una poesia ad un amico, trascriveva a memoria, senza copiare. Ecco che ritornano i nuclei poetici portanti: era Contini a sostenere che lo stile del poeta emergesse nelle varianti, nel cantiere continuo che costituivano le sue bozze. Le modifiche che appaiono nelle varie fasi di uno stesso testo, ovvero lo scarto da una all’altra nel corso del tempo, rappresentano le scelte compiute dall’autore. E così il rapporto tra la biografia e la sua produzione, l’unica traccia della sua intimità: quando Bassani cambiava punto di vista, ad esempio, a causa di un imprevisto o di un incontro fortuito. D’altronde, esordì come poeta ed è noto quanto amasse confrontarsi sin dagli anni all’università con l’amico Francesco Arcangeli, detto “Momi”, sul modo in cui avrebbe potuto crescere e migliorarsi.
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Giorgio Bassani era solito donare agli amici trascrizioni autografe dei suoi versi. È questo ciò che accadde quando lo scrittore donò il quaderno ad un’amica di nome Giovanna, in occasione del suo compleanno, nell’agosto del 1975, come riporta la dedica di suo pugno in una delle prime pagine. Una sera, durante una cena a casa sua, alla quale parteciparono sia il poeta Corrado Costa sia Gobbato, Giovanna passò a quest’ultimo il manoscritto affinché «lo custodisse». Un moto empatico che ha proseguito una via poetica, dettata dalla sensibilità e dall’affetto reciproco. Da allora, Gobbato se n’è preso cura, considerandolo un bene pubblico che doveva essere tutelato e donato alla Fondazione Giorgio Bassani tramite i figli.
E sabato 28 ottobre, a partire dalle 18, “L’evento è il Dono” sarà quindi il momento migliore per restituire alla famiglia di Bassani ed alla memoria collettiva il prezioso quaderno. La conferenza - che si terrà su invito - è stata programmata a Palazzo Isolani, in centro a Bologna e coinvolgerà in qualità di relatori i docenti Francesco Bausi, Valter Leonardo Puccetti e Massimo Raffaeli, esperti di poesia del Novecento, i quali contestualizzeranno il reperto nell’opera dello scrittore.
“Ero molto lontano / non sai quanto. // Ti ho stretto forte la / mano per tornarti / accanto / per ritornare / qua”. Il titolo della lirica che appare in locandina all’evento è mutato dopo la pubblicazione di “In gran segreto”: da Orfeo è diventato “In un orecchio”. Dal significato simbolico che il nome del cantore ha trattenuto nei secoli passa ad un gesto incerto e privato, quello del sussurro, che lascia l’ultima parola al lettore. Nel ritmo serrato l’officina del poeta traspare nitida quanto l’inchiostro con cui fissa i versi sui fogli a quadretti.
Ogni volta che lo scrittore ferrarese regalava una poesia ad un amico, trascriveva a memoria, senza copiare. Ecco che ritornano i nuclei poetici portanti: era Contini a sostenere che lo stile del poeta emergesse nelle varianti, nel cantiere continuo che costituivano le sue bozze. Le modifiche che appaiono nelle varie fasi di uno stesso testo, ovvero lo scarto da una all’altra nel corso del tempo, rappresentano le scelte compiute dall’autore. E così il rapporto tra la biografia e la sua produzione, l’unica traccia della sua intimità: quando Bassani cambiava punto di vista, ad esempio, a causa di un imprevisto o di un incontro fortuito. D’altronde, esordì come poeta ed è noto quanto amasse confrontarsi sin dagli anni all’università con l’amico Francesco Arcangeli, detto “Momi”, sul modo in cui avrebbe potuto crescere e migliorarsi.
Matteo Bianchi
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