La rinascita di Bononi Una mostra-studio che parla ferrarese
Tagliani: progetto importante e coraggioso per tutta la città Pacelli: vorrei aprire un cantiere sulla Ferrara del Seicento
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Apre oggi al pubblico a Palazzo dei Diamanti (Corso Ercole I d’Este, Ferrara), la prima grande mostra dedicata a Carlo Bononi, pittore ferrarese che visse nella prima metà del XVII secolo, in un periodo difficile tra Controriforma e Barocco. La mostra monografica “Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese”, è stata inaugurata ieri alla presenza di autorità civili e militari.
È stato il sindaco Tiziano Tagliani a prendere la parola e spiegare il ruolo cruciale di questa esposizione (visitabile fino al 7 gennaio), che si aggiunge alle altre mostre importanti che Ferrara ha dedicato ai suoi celebri concittadini, tra cui l’ultima, quella sull’Orlando Furioso, senza dimenticare la mostra dedicata al cineasta Michelangelo Antonioni e al pittore Giovanni Boldini.
Un’esposizione questa sul Bononi rilevante dal punto di vista culturale, perché per la prima volta il pittore ferrarese riprende il posto di assoluto rilievo che merita nella storia dell’arte, ma senz’altro complicata da realizzare e allestire, come spiegato dai relatori della giornata inaugurale. Complicato perché si tratta di una mostra distribuita all’interno di nove sale anziché le consuete dodici, dato che Palazzo dei Diamanti è oggetto di restauro post sisma.
Il primo cittadino non nasconde l’orgoglio per la realizzazione della mostra, «un piacere presentare a Ferrara questa esposizione, realizzata con coraggio e coerenza dal gruppo che collabora con Ferrara Arte. Un coraggio fuori dal comune, perché si è allestita una mostra all’interno di un cantiere, mostra con la quale si completa un ciclo di esposizioni importanti». E se Ferrara assume sempre più un ruolo significativo come città d’arte, non manca nelle parole del sindaco una citazione in merito al Meis, che a dicembre inaugurerà un’importante mostra. “Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese” si articola anche in vari luoghi della città, dove è possibile trovare l’arte del pittore ferrarese, dalla Cattedrale alla basilica di San Giorgio fuori le mura. Non manca di ricordarlo il sindaco: «C’è un percorso che attraversa la città fuori dalla mostra stessa». Il ringraziamento finale il primo cittadino lo rivolge ai ferraresi che, pur vedendo molti monumenti in fase di restauro, sanno pazientare. Maria Luisa Pacelli, direttrice del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ha auspicato che con la mostra e il catalogo si inizino a compiere nuovi studi sul pittore preda degli anni che furono. «Si tratta della prima mostra dedicata al Bononi. Vorremmo proporre nuove ipotesi critiche, ci auguriamo che la mostra e il catalogo siano un punto di partenza per ulteriori studi. Vorremmo che si aprisse un cantiere sulla Ferrara del Seicento, perché ci sono molti artisti, da scoprire, riscoprire e studiare. Ringrazio i curatori Cappelletti e Sassu, perché hanno guidato una squadra di ricercatori e hanno creduto in questo progetto». Di atto d’amore ha parlato Giovanni Sassu. «Avere il coraggio di fare una mostra di questo tipo, di scommettere in questo senso, è un atto d’amore. Ultimo dei sognatori dell’Officina, etichetta questa sempre azzeccata per descrivere un linguaggio pittorico che caratterizza la nostra città dalla fine del Trecento, un linguaggio che caratterizza Ferrara in modo unico. La mostra è un tentativo di raccontare la biografia di un pittore vissuto all’inizio del 1600, nel passaggio tra Controriforma e Barocco, di far emergere la sua personalità dalle opere». Terminati gli interventi le porte del palazzo si sono aperte e hanno accolto i tanti ferraresi giunti per partecipare all’inaugurazione della rassegna.
Veronica Capucci
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È stato il sindaco Tiziano Tagliani a prendere la parola e spiegare il ruolo cruciale di questa esposizione (visitabile fino al 7 gennaio), che si aggiunge alle altre mostre importanti che Ferrara ha dedicato ai suoi celebri concittadini, tra cui l’ultima, quella sull’Orlando Furioso, senza dimenticare la mostra dedicata al cineasta Michelangelo Antonioni e al pittore Giovanni Boldini.
Un’esposizione questa sul Bononi rilevante dal punto di vista culturale, perché per la prima volta il pittore ferrarese riprende il posto di assoluto rilievo che merita nella storia dell’arte, ma senz’altro complicata da realizzare e allestire, come spiegato dai relatori della giornata inaugurale. Complicato perché si tratta di una mostra distribuita all’interno di nove sale anziché le consuete dodici, dato che Palazzo dei Diamanti è oggetto di restauro post sisma.
Il primo cittadino non nasconde l’orgoglio per la realizzazione della mostra, «un piacere presentare a Ferrara questa esposizione, realizzata con coraggio e coerenza dal gruppo che collabora con Ferrara Arte. Un coraggio fuori dal comune, perché si è allestita una mostra all’interno di un cantiere, mostra con la quale si completa un ciclo di esposizioni importanti». E se Ferrara assume sempre più un ruolo significativo come città d’arte, non manca nelle parole del sindaco una citazione in merito al Meis, che a dicembre inaugurerà un’importante mostra. “Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese” si articola anche in vari luoghi della città, dove è possibile trovare l’arte del pittore ferrarese, dalla Cattedrale alla basilica di San Giorgio fuori le mura. Non manca di ricordarlo il sindaco: «C’è un percorso che attraversa la città fuori dalla mostra stessa». Il ringraziamento finale il primo cittadino lo rivolge ai ferraresi che, pur vedendo molti monumenti in fase di restauro, sanno pazientare. Maria Luisa Pacelli, direttrice del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ha auspicato che con la mostra e il catalogo si inizino a compiere nuovi studi sul pittore preda degli anni che furono. «Si tratta della prima mostra dedicata al Bononi. Vorremmo proporre nuove ipotesi critiche, ci auguriamo che la mostra e il catalogo siano un punto di partenza per ulteriori studi. Vorremmo che si aprisse un cantiere sulla Ferrara del Seicento, perché ci sono molti artisti, da scoprire, riscoprire e studiare. Ringrazio i curatori Cappelletti e Sassu, perché hanno guidato una squadra di ricercatori e hanno creduto in questo progetto». Di atto d’amore ha parlato Giovanni Sassu. «Avere il coraggio di fare una mostra di questo tipo, di scommettere in questo senso, è un atto d’amore. Ultimo dei sognatori dell’Officina, etichetta questa sempre azzeccata per descrivere un linguaggio pittorico che caratterizza la nostra città dalla fine del Trecento, un linguaggio che caratterizza Ferrara in modo unico. La mostra è un tentativo di raccontare la biografia di un pittore vissuto all’inizio del 1600, nel passaggio tra Controriforma e Barocco, di far emergere la sua personalità dalle opere». Terminati gli interventi le porte del palazzo si sono aperte e hanno accolto i tanti ferraresi giunti per partecipare all’inaugurazione della rassegna.
Veronica Capucci
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