La Nuova Ferrara

MUSICA E CONCERTI

«Sognavo di essere Dylan Ora sono felice di me stesso»

di Samuele Govoni
«Sognavo di essere Dylan Ora sono felice di me stesso»

Robyn Hitchcock porta alla Sala Estense di Ferrara il suo pop psichedelico. Sul palco dalle 21 per Reazione K. L’artista: amo l’Italia, è bello poter suonare qui

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FERRARA. Dopo il live di Matthew Caws dei Nada Surf che ha aperto la rassegna Reazione K alla Sala Estense di Ferrara (piazza Municipale) questa sera sarà Robyn Hitchcock ad essere illuminato dai riflettori cittadini. Il leggendario cantautore e chitarrista inglese, già leader dei Soft Boys, in veste solista presenta il suo nuovo ed omonimo album all’insegna di una rinnovata vena psych-pop. Hitchcock, che dice di essere già stato a Ferrara a inizio Millennio, ripercorre i suoi anni per i lettori della Nuova e lo fa prendendo le distanze da un movimento, quello Punk, che non sentiva suo e raccontando la sua “ossessione” per Syd Barrett e altri geni della musica britannica. Il concerto si terrà questa sera alle 21 e i biglietti saranno acquistabili in loco dalle 20. Ingresso dai 13 ai 15 euro. A fine serata il pubblico potrà trasferirsi al Molo (pub di via Vignatagliata) per continuare la festa con dj set a tema ’60, ’70 e ’80 fino a tardi.

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Cominciamo dall’inizio. Perché e quando ha iniziato a suonare?

«Avevo 14 anni e volevo essere Bob Dylan. Ora che ne ho 64 sono felice di essere me stesso. Ho vissuto la mia vita come volevo, con la chitarra, e ne sono felice».

Cosa si ricorda della Londra anni ’70? Il punk, la new wave, ci sono stati artisti che le hanno lasciato il segno?

«Me li ricordo gli anni del punk, ma quel movimento non è mai stato per me un punto di riferimento. Londra era piena di persone che vivevano seguendo le tendenze ma la musica che volevo fare io mi riportava agli anni Sessanta. Ai movimenti Mod e Flowerpower. Gli anni ’70 sono andati nella direzione sbagliata per me».

Il suo primo album solista del 1981 ricorda i suoni di Syd Barrett. Vi siete mai incontrati?

«Ero ossessionato da Syd Barrett; nella mia testa adolescenziale mi ero completamente immedesimato in lui, come un attore fa quando col metodo Strasberg si “trasforma” nel personaggio che deve interpretare. Forse l’ho incontrato per strada senza riconoscerlo. Dopo l’uscita dai Pink Floyd e i suoi primi album da solista è molto cambiato. Poi un giorno ho smesso di “essere” Syd e sono “diventato” Bryan Ferry. O John Lennon».

Possiamo dire che l’ultimo album chiude un percorso? Come lo descriverebbe?

«Il mio ultimo disco parla di me, della mia vita. In queste canzoni sono racchiusi i miei ultimi trent’anni o forse più. Credo sia una buona conclusione per i fan di vecchia data e un buon album da cui partire per chi non mi conosce e desidera farlo».

Un’ultima cosa, le piace l’Italia? Conosce Ferrara?

«Non mi piace, la amo proprio! Pipistrelli! Formaggio! Pomodori! Vino! È la terra degli occhi, della lingua e degli amici! A Ferrara sì, ci sono stato anni fa, era il 2000 o il 2003? In ogni caso sono ben felice di poter dire che ci vedremo questa sera».

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