Intrighi e tradimenti La vita segreta al tempo degli Este
di SAMUELE GOVONI
Isabella e Lucrezia, il loro odio svelato ne “Le nemiche” Russo: racconto di donne forti, ribelli e anticonformiste
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Molte storie, marginali solo in apparenza, si perdono nei meandri del tempo, nelle pagine della vita. Ricostruire vicende, stati d’animo, amori, delusioni, amicizie e intrighi aiuta, in certi casi, a restringere la distanza che separa oggi da ieri. È questo che Carla Maria Russo, indagatrice della storia femminile, fa con i suoi romanzi. Ne “Le nemiche” (ed. Piemme), sua ultima fatica letteraria in uscita giovedì, affronta la storia di Isabella d’Este e Lucrezia Borgia e del loro rapporto feroce in cui agli sfarzi di corte si intrecciano la lotta per il potere e i tradimenti.
Come nasce “Le nemiche”?
«Ho sempre provato un certo interesse per le storie forti, per le vite di personaggi fuori dagli schemi, anticonformisti e ribelli. Queste caratteristiche mi hanno portato ad avvicinarmi alle donne della storia, a raccontarne le vite. A differenza degli altri lavori in cui ho potuto studiare e poi raccontare storie di solidarietà femminile, di complicità o, nel peggiore dei casi, di indifferenza, qui scrivo di rivalità e ostilità. Le origini dei dissidi tra Isabella d’Este e Lucrezia Borgia si possono attribuire a gelosie e invidie ma poi i contrasti diventano sempre più profondi e l’iniziale inimicizia si trasforma in odio. Questi sentimenti così forti, mescolati a tutto il contesto storico, sociale e culturale dell’epoca, mi hanno spinto ad avventurarmi in questa vicenda».
Cosa la affascina di questa storia? C’è un collegamento tra il passato e il presente?
«Attraverso i miei libri cerco di raccontare le sfaccettature dell’animo umano e per farlo utilizzo la chiave storica. Sono appassionata di storia da sempre e penso che possa essere un valore aggiunto far conoscere epoche diverse. Cerco sempre un’analogia tra passato e attualità. Ne “La sposa normanna”, per esempio, parlo di maternità; ne “La bastarda degli Sforza”, racconto la violenza sulle donne e qui, parlo di inimicizia e odio».
Cosa l’appassiona di questo campo?
«Le passioni difficilmente sono spiegabili. Io da sempre mi interesso di ricostruzione storica. Mi piacciono le storie private e personali, spesso le storie di donne vissute in epoche lontane perché sono emblematiche e capaci di racchiudere le condizioni sociali di un intero periodo. Mi piace poi ricostruire tutto quello che c’è intorno alla vita della protagonista e per farlo occorre documentarsi e studiare; sono molto meticolosa. Le corti di Ferrara e Mantova sono state tra le più prestigiose al mondo ed è bello poterle raccontare da un altro punto di vista, più privato. In questo modo, mettendo in evidenza la vasta gamma dei sentimenti umani, racconto un intero spaccato sociale».
Alla figura di Caterina Sforza ha dedicato due libri, perché?
«Quella di Caterina Sforza è una storia molto forte, emotivamente particolare e a mio avviso, davvero toccante. La Sforza vive un’infanzia bellissima fino ai nove anni e poi, da un momento all’altro, la sua vita viene devastata da una tragedia. Questa tragedia, di cui lei è vittima sacrificale, è causata da suo padre; un uomo molto potente e che non teme esercitare la sua forza, ed ecco emergere il discorso della violenza, su di lei. Questa violenza poi sarà perpetuata dal marito e la Sforza, pur avendo un carattere forte e appassionato, vivrà sottomessa. Le cose cambiano, ed è questo che racconto nel proseguo del primo romanzo, dopo la morte del marito. Dopo l’assassinio dell’uomo lei resta vittima dell’amore, un amore passionale devastante. Nel racconto, non mi limito alla ricostruzione storica, ma indago i cambiamenti e le evoluzioni della psicologia umana».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Come nasce “Le nemiche”?
«Ho sempre provato un certo interesse per le storie forti, per le vite di personaggi fuori dagli schemi, anticonformisti e ribelli. Queste caratteristiche mi hanno portato ad avvicinarmi alle donne della storia, a raccontarne le vite. A differenza degli altri lavori in cui ho potuto studiare e poi raccontare storie di solidarietà femminile, di complicità o, nel peggiore dei casi, di indifferenza, qui scrivo di rivalità e ostilità. Le origini dei dissidi tra Isabella d’Este e Lucrezia Borgia si possono attribuire a gelosie e invidie ma poi i contrasti diventano sempre più profondi e l’iniziale inimicizia si trasforma in odio. Questi sentimenti così forti, mescolati a tutto il contesto storico, sociale e culturale dell’epoca, mi hanno spinto ad avventurarmi in questa vicenda».
Cosa la affascina di questa storia? C’è un collegamento tra il passato e il presente?
«Attraverso i miei libri cerco di raccontare le sfaccettature dell’animo umano e per farlo utilizzo la chiave storica. Sono appassionata di storia da sempre e penso che possa essere un valore aggiunto far conoscere epoche diverse. Cerco sempre un’analogia tra passato e attualità. Ne “La sposa normanna”, per esempio, parlo di maternità; ne “La bastarda degli Sforza”, racconto la violenza sulle donne e qui, parlo di inimicizia e odio».
Cosa l’appassiona di questo campo?
«Le passioni difficilmente sono spiegabili. Io da sempre mi interesso di ricostruzione storica. Mi piacciono le storie private e personali, spesso le storie di donne vissute in epoche lontane perché sono emblematiche e capaci di racchiudere le condizioni sociali di un intero periodo. Mi piace poi ricostruire tutto quello che c’è intorno alla vita della protagonista e per farlo occorre documentarsi e studiare; sono molto meticolosa. Le corti di Ferrara e Mantova sono state tra le più prestigiose al mondo ed è bello poterle raccontare da un altro punto di vista, più privato. In questo modo, mettendo in evidenza la vasta gamma dei sentimenti umani, racconto un intero spaccato sociale».
Alla figura di Caterina Sforza ha dedicato due libri, perché?
«Quella di Caterina Sforza è una storia molto forte, emotivamente particolare e a mio avviso, davvero toccante. La Sforza vive un’infanzia bellissima fino ai nove anni e poi, da un momento all’altro, la sua vita viene devastata da una tragedia. Questa tragedia, di cui lei è vittima sacrificale, è causata da suo padre; un uomo molto potente e che non teme esercitare la sua forza, ed ecco emergere il discorso della violenza, su di lei. Questa violenza poi sarà perpetuata dal marito e la Sforza, pur avendo un carattere forte e appassionato, vivrà sottomessa. Le cose cambiano, ed è questo che racconto nel proseguo del primo romanzo, dopo la morte del marito. Dopo l’assassinio dell’uomo lei resta vittima dell’amore, un amore passionale devastante. Nel racconto, non mi limito alla ricostruzione storica, ma indago i cambiamenti e le evoluzioni della psicologia umana».
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