studi a porto garibaldi
Gli spostamenti rilevati col satellite
La biologa: le femmine vanno a riprodursi lungo le coste greche
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Per 22 anni la biologa marina Carola Vallini si è occupata della tutela e della salvaguardia delle tartarughe marine sulla costa comacchiese, attraverso l'associazione Archè onlus, purtroppo chiusa per mancata erogazione di fondi regionali destinati al progetto.
Sono tantissime le tartarughe recuperate e salvate, una media di 200 all'anno, ma parallelamente al soccorso dei cetacei, hanno avuto un ruolo determinante anche la formazione e la ricerca. «Per 12 anni ho lavorato anche a bordo dei pescherecci - spiega Carola Vallini -, nell'ambito di percorsi di formazione intorno al regolamento comunitario 812/2004 di interazione tra pesca e tutela. Grazie a 5 satellitari collocati su 5 tartarughe si è scoperto che le femmine vanno a riprodursi nei mari della Grecia, ma poi tornano, rivelando fedeltà all'area». Il centro di sosta temporanea delle tartarughe marine, dedicato alla memoria di Luca Funes, ex-vice presidente dell'associazione Archè, prematuramente scomparso, è situato all'Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Garibaldi, devoluto a quest'ultimo come prevede la normativa di legge, in caso di chiusura di associazioni onlus.
Anche la scorsa estate si è purtroppo assistito più volte al recupero di tartarughe marine spiaggiate, ormai prive di vita e con ferite evidenti. Durante le giornate di formazione, aperte anche ai turisti in estate, la stessa biologa marina gli scorsi anni ha illustrato le modalità di approccio alle tartarughe e come comportarsi davanti ad animali feriti.
Il lavoro svolto con passione e dedizione da Carola Vallini ora è portato avanti, anche sul litorale comacchiese, dalla Fondazione Cetacea di Riccione che, il 16 luglio scorso, in collaborazione con il Circolo velico del Lido di Volano e con l'Associazione italiana cultura e Sport - Commissione Nazionale Ambiente, ha organizzato il primo evento di sensibilizzazione in spiaggia, culminato con la liberazione, davanti al bagno Play Ground di Rosa, una tartaruga curata e salvata, proprio dall'ospedale delle tartarughe di Riccione. Si è trattato di un primo evento simbolico, durante il quale il presidente della fondazione Cetacea di Riccione, Sauro Pari, ha illustrato ai tanti turisti accorsi il ritmo biologico delle tartarughe marine, mettendo l'accento sulla loro predilezione per i bassi fondali del Mare Adriatico, ricco di crostacei.
In caso di rinvenimento di una tartaruga marina spiaggiata è necessario contattare gli uffici della polizia municipale (telefono 0533-315380-381), che a sua volta attiverà la Fondazione Cetacea per il recupero. In caso di animali morti è tenuta ad intervenire la coop Brodolini.
Katia Romagnoli
Sono tantissime le tartarughe recuperate e salvate, una media di 200 all'anno, ma parallelamente al soccorso dei cetacei, hanno avuto un ruolo determinante anche la formazione e la ricerca. «Per 12 anni ho lavorato anche a bordo dei pescherecci - spiega Carola Vallini -, nell'ambito di percorsi di formazione intorno al regolamento comunitario 812/2004 di interazione tra pesca e tutela. Grazie a 5 satellitari collocati su 5 tartarughe si è scoperto che le femmine vanno a riprodursi nei mari della Grecia, ma poi tornano, rivelando fedeltà all'area». Il centro di sosta temporanea delle tartarughe marine, dedicato alla memoria di Luca Funes, ex-vice presidente dell'associazione Archè, prematuramente scomparso, è situato all'Ufficio Circondariale Marittimo di Porto Garibaldi, devoluto a quest'ultimo come prevede la normativa di legge, in caso di chiusura di associazioni onlus.
Anche la scorsa estate si è purtroppo assistito più volte al recupero di tartarughe marine spiaggiate, ormai prive di vita e con ferite evidenti. Durante le giornate di formazione, aperte anche ai turisti in estate, la stessa biologa marina gli scorsi anni ha illustrato le modalità di approccio alle tartarughe e come comportarsi davanti ad animali feriti.
Il lavoro svolto con passione e dedizione da Carola Vallini ora è portato avanti, anche sul litorale comacchiese, dalla Fondazione Cetacea di Riccione che, il 16 luglio scorso, in collaborazione con il Circolo velico del Lido di Volano e con l'Associazione italiana cultura e Sport - Commissione Nazionale Ambiente, ha organizzato il primo evento di sensibilizzazione in spiaggia, culminato con la liberazione, davanti al bagno Play Ground di Rosa, una tartaruga curata e salvata, proprio dall'ospedale delle tartarughe di Riccione. Si è trattato di un primo evento simbolico, durante il quale il presidente della fondazione Cetacea di Riccione, Sauro Pari, ha illustrato ai tanti turisti accorsi il ritmo biologico delle tartarughe marine, mettendo l'accento sulla loro predilezione per i bassi fondali del Mare Adriatico, ricco di crostacei.
In caso di rinvenimento di una tartaruga marina spiaggiata è necessario contattare gli uffici della polizia municipale (telefono 0533-315380-381), che a sua volta attiverà la Fondazione Cetacea per il recupero. In caso di animali morti è tenuta ad intervenire la coop Brodolini.
Katia Romagnoli
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