La forza politica delle parole L’eredità di “Tass” in un libro
“Stefano Tassinari. Frammenti di cronaca e critica” verrà presentato a Bologna Sebastiani: porto nel cuore il viaggio fatto insieme a Roma per vedere gli Stones
La penna come una spada da estrarre all’ultimo, una volta esaurito l’inchiostro e la sua tenuta. Sono già passati cinque anni dalla scomparsa di Stefano Tassinari, soltanto “Tass” per gli affezionati. E non avrebbe accettato altro che parole schiette e oneste, specialmente per il suo congedo. O forse gli sarebbe bastato un gesto, perché per lui le parole dovevano condurre a qualcosa, a delle azioni da condividere e non solo suonare bene su un foglio.
Lo tratta così Alberto Sebastiani nel pamphlet che ha pubblicato per la collana Fotocopie di Modo Infoshop, “Stefano Tassinari. Frammenti di cronaca e critica”. L’insegnante e giornalista lo presenterà giovedì, alle 18.30, ovviamente al Modo (in via Mascarella 24/b, Bologna), insieme al docente Alberto Bertoni, i cui versi dedicati a Stefano si sono sentiti a Ferrara poco tempo fa. Entrambi, l’uno in prosa e l’altro in poesia, ne hanno scritto come di un amico partito per un viaggio interminabile: intellettuale entusiasta e senza sosta, Tassinari rendeva ammirevole la sua intransigenza senza imporla. I suoi principi non hanno mai perso slancio in coerenza o in determinazione. Per una serie di motivi, tra i quali la professione – di sicuro qualcuno se lo ricorderà su Rete7 – aveva scelto Bologna, pur restando un ferrarese capace di dare forza a questa città grazie alle sue idee, di farla respirare altrove grazie ai suoi passi. Chi possiede coerenza di pensiero non subisce la distanza.
«La prima volta che Stefano vide dal vivo i Rolling Stones era con me – esordisce Sebastiani – Scendemmo insieme a Roma per il loro concerto all’Olimpico e ce lo gustammo in curva dall’inizio alla fine. È l’immagine più cara che conservo di lui. Da tempo mi ronzava nella testa l’idea di scrivere qualcosa: avevo molto materiale nel cassetto a cui rimettere mano, quasi un decennio di articoli. Ero suo amico ed ero all’hospice di Bentivoglio la sera prima che sparisse. Oltre al rapporto personale, c’era quello professionale: mi manca la sua personalità eclettica, il suo essere inesauribile. Sapeva aggregare gli altri e farli lavorare insieme su progetti specifici; sebbene ognuno di quei “progetti specifici” tornava sempre alla sua letteratura. Secondo lui, le parole dovevamo agire socialmente ed era estremamente connesso al suo essere comunista». Si tratta di un libro in prospettiva per entrare nell’opera di Tassinari. È un possibile incontro con lui, che si snoda dal 2005 sino al 2012. Il filo rosso del discorso ripercorre alcuni aspetti del suo lavoro, il suo operato come autore e drammaturgo, ma di più, come politico militante. Se in tanti portano con loro l’intervento che tenne sul palco in piazza Maggione, durante lo sciopero generale della Fiom, Sebastiani lo ricorda ogni mattina all’edicola, fermo all’angolo tra Guerrazzi e Santo Stefano, con la sua pila di giornali sotto braccio.
«Stefano fu una figura fondamentale per la storia politica di Ferrara – aggiunge – purtroppo come romanziere sono rimasti in circolo pochi testi suoi. L’amore degli insorti è uno di quelli che preferisco, incentrato sulla memoria degli anni Settanta, sui modi che usavano allora per approcciarsi al quotidiano. Considerava la letteratura impatto sociale. Era sincero e di lui ti potevi fidare. Non perdeva mai lucidità nei ragionamenti, anche se non era d’accordo con te. Era una persona con cui fare i conti volentieri, che arrivava diretta al nocciolo della questione. Mi mancano le lunghe discussioni, che cominciava con chiunque incontrasse, senza distinzioni. Non è un caso che tanti l’abbiano pianto e per i quali continua a mantenere il suo valore».
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
