Chiude il Pomodoro Il mondo della notte sta cambiando faccia
di DAVIDE BONESI
Ora i giovani alle discoteche preferiscono ritrovi improvvisati Moretti: è difficile capirli, ma da noi sono controllati fuori no
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«Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta nella nostra provincia c’erano 31 posti dedicati ai giovani dove poter ballare e anche il sabato pomeriggio era un momento di festa». Questo ce lo raccontava alla fine dell’estate Michele Baglioni, per chi frequenta il mondo delle discoteche Miki B dj. Ora il panorama tra città e provincia è miserissimo, per capirci a Ferrara di fatto sono rimasti solamente il College di via Arianuova e il Madame di via Padova, nell’area del Comune il Sinatra di Corlo ma con serate limitatissime e i Giardini Sonori di Pontelagoscuro, rimasto solo per serate speciali l’Adelayde di Tamara, bisogna poi arrivare ai Lidi per trovare un altro locale, il Barracuda di Lido Spina.
Ok, i più attenti noteranno che parlando di discoteche in città abbiamo dimenticato il Pomodoro in via Padova. Ebbene, si può proprio parlare di fine di un’epoca, o quasi. Da mesi raccontiamo quanto sia cambiato il mondo dell’intrattenimento nella nostra provincia. In particolare, a sparire dal panorama sono le discoteche, l’ultima delle quali per l’appunto il Pomodoro, locale fra i più innovativi degli anni 2000 nato nell’area da tutti conosciuta come “Doro”, uno dei luoghi mitici della Ferrara del secondo dopoguerra.
«È ovvio che sono dispiaciuto di chiudere il Pomodoro - ci racconta il titolare Michele Moretti -, ma da anni è iniziato il declino per questo modello di intrattenimento. Nel nuovo millennio si era visto il calo, sinceramente non credevo fosse così veloce. Certo, è spiacevole constatare che fra tanti locali che c’erano, sono rimasti in città solo il College (sempre di Moretti, ndr), il Madame e i Giardini Sonori, e ai Lidi ormai solo il Barracuda, quando poche estati fa al mare c’erano quattro discoteche, tutte piene di gente ogni week end».
Quali sono i motivi di questo declino?
«Per quanto mi riguarda - risponde Moretti -, ho 64 anni e sono stanco, ma il vero problema è l’assenza di ricambio generazionale. A gestire i locali sono quelli della mia età, i 30-50enni sembra non vogliano correre alcun rischio imprenditoriale. Poi non possiamo non considerare la crisi specifica del settore a cui si innesta quella economica generale. Quando ero giovane alla Taverna (in via Pomposa, ndr) si esibivano Mina e Ornella Vanoni, oggi se vuoi un dj di fama in un locale devi pagare cifre impossibili, che si possono permettere solo le discoteche di Ibiza o, al massimo, quelle del Salento. Aggiungiamo il fatto che certa musica una volta era un’esclusiva delle discoteche, oggi la senti nei centri commerciali e nei negozi, per non parlare dei trattenimenti completamente abusivi che vengono organizzati in ville, agriturismi, palazzi storici e capannoni. Infine pur essendo l’intrattenimento parte integrante dell’offerta turistica, mai è stato aiutato il nostro comparto, anzi».
E, magari, sono cambiati i gusti dei giovani...
«Senza ombra di dubbio, è difficile leggerne i comportamenti. Da un giorno all’altro cambiano gusti e agiscono a sciami seguendo i social. Clientela volatile e volubile la cui unica passione, spiace dirlo, è spesso quella di bere».
E qui arriva la denuncia di Moretti: «Noi gestori paghiamo errori strategici, abbiamo indubbiamente delle colpe: in primis quella di non aver capito quanto era veloce questo cambiamento e magari di non aver investito quando le cose andavano non bene, benissimo. Ma le discoteche sono comunque ancora un luogo di aggregazione sicuro, soprattutto di questi tempi. Ad esempio, per una serata del venerdì al College abbiamo 11 addetti ai servizi di controllo, persone preparate e con le qualifiche necessarie a svolgere questo compito. Per i minorenni esistono serate dedicate, e se accade qualcosa in sala c’è sempre qualcuno pronto ad intervenire. Ma quando i ragazzini si raggruppano in strada chi garantisce questa sicurezza?».
«Ora - continua - vedo che si sta tentando di organizzare il mercoledì sera in piazza, ma non capisco perché queste iniziative non coinvolgano mai noi del settore, ossia quelli che lo fanno per mestiere».
Moretti è anche vicepresidente nazionale del Silb (associazione italiana locali da ballo), per questo conosce bene la situazione complessiva del divertimento notturno.
Ma avete mai pensato ad accordi tra voi gestori dei locali per trovare soluzioni?
«È difficilissimo, perché nel nostro mondo regnano egoismo e diffidenza. Faccio un esempio, non siamo mai riusciti ad accordarci per creare un centro unico di acquisto nazionale, così da risparmiare. E mai siamo riusciti a condividere le esperienze e le idee, perché poi c’è sempre chi pensa che l’altro potrebbe copiartele, cosi invece che andare avanti si torna indietro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ok, i più attenti noteranno che parlando di discoteche in città abbiamo dimenticato il Pomodoro in via Padova. Ebbene, si può proprio parlare di fine di un’epoca, o quasi. Da mesi raccontiamo quanto sia cambiato il mondo dell’intrattenimento nella nostra provincia. In particolare, a sparire dal panorama sono le discoteche, l’ultima delle quali per l’appunto il Pomodoro, locale fra i più innovativi degli anni 2000 nato nell’area da tutti conosciuta come “Doro”, uno dei luoghi mitici della Ferrara del secondo dopoguerra.
«È ovvio che sono dispiaciuto di chiudere il Pomodoro - ci racconta il titolare Michele Moretti -, ma da anni è iniziato il declino per questo modello di intrattenimento. Nel nuovo millennio si era visto il calo, sinceramente non credevo fosse così veloce. Certo, è spiacevole constatare che fra tanti locali che c’erano, sono rimasti in città solo il College (sempre di Moretti, ndr), il Madame e i Giardini Sonori, e ai Lidi ormai solo il Barracuda, quando poche estati fa al mare c’erano quattro discoteche, tutte piene di gente ogni week end».
Quali sono i motivi di questo declino?
«Per quanto mi riguarda - risponde Moretti -, ho 64 anni e sono stanco, ma il vero problema è l’assenza di ricambio generazionale. A gestire i locali sono quelli della mia età, i 30-50enni sembra non vogliano correre alcun rischio imprenditoriale. Poi non possiamo non considerare la crisi specifica del settore a cui si innesta quella economica generale. Quando ero giovane alla Taverna (in via Pomposa, ndr) si esibivano Mina e Ornella Vanoni, oggi se vuoi un dj di fama in un locale devi pagare cifre impossibili, che si possono permettere solo le discoteche di Ibiza o, al massimo, quelle del Salento. Aggiungiamo il fatto che certa musica una volta era un’esclusiva delle discoteche, oggi la senti nei centri commerciali e nei negozi, per non parlare dei trattenimenti completamente abusivi che vengono organizzati in ville, agriturismi, palazzi storici e capannoni. Infine pur essendo l’intrattenimento parte integrante dell’offerta turistica, mai è stato aiutato il nostro comparto, anzi».
E, magari, sono cambiati i gusti dei giovani...
«Senza ombra di dubbio, è difficile leggerne i comportamenti. Da un giorno all’altro cambiano gusti e agiscono a sciami seguendo i social. Clientela volatile e volubile la cui unica passione, spiace dirlo, è spesso quella di bere».
E qui arriva la denuncia di Moretti: «Noi gestori paghiamo errori strategici, abbiamo indubbiamente delle colpe: in primis quella di non aver capito quanto era veloce questo cambiamento e magari di non aver investito quando le cose andavano non bene, benissimo. Ma le discoteche sono comunque ancora un luogo di aggregazione sicuro, soprattutto di questi tempi. Ad esempio, per una serata del venerdì al College abbiamo 11 addetti ai servizi di controllo, persone preparate e con le qualifiche necessarie a svolgere questo compito. Per i minorenni esistono serate dedicate, e se accade qualcosa in sala c’è sempre qualcuno pronto ad intervenire. Ma quando i ragazzini si raggruppano in strada chi garantisce questa sicurezza?».
«Ora - continua - vedo che si sta tentando di organizzare il mercoledì sera in piazza, ma non capisco perché queste iniziative non coinvolgano mai noi del settore, ossia quelli che lo fanno per mestiere».
Moretti è anche vicepresidente nazionale del Silb (associazione italiana locali da ballo), per questo conosce bene la situazione complessiva del divertimento notturno.
Ma avete mai pensato ad accordi tra voi gestori dei locali per trovare soluzioni?
«È difficilissimo, perché nel nostro mondo regnano egoismo e diffidenza. Faccio un esempio, non siamo mai riusciti ad accordarci per creare un centro unico di acquisto nazionale, così da risparmiare. E mai siamo riusciti a condividere le esperienze e le idee, perché poi c’è sempre chi pensa che l’altro potrebbe copiartele, cosi invece che andare avanti si torna indietro».
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