La Nuova Ferrara

I “Lacci” rotti che Orlando non riesce ad aggiustare

di FABIO ZIOSI
I “Lacci” rotti che Orlando non riesce ad aggiustare

La famiglia è il luogo peggiore per far crescere i sentimenti, figuriamoci i figli. Dopo aver esplorato con “La scuola” il mondo dell’istruzione, Domenico Starnone in “Lacci” mette al centro del suo...

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La famiglia è il luogo peggiore per far crescere i sentimenti, figuriamoci i figli. Dopo aver esplorato con “La scuola” il mondo dell’istruzione, Domenico Starnone in “Lacci” mette al centro del suo romanzo l’istituzione famiglia. E “Lacci” è il titolo della commedia che ha aperto la stagione di prosa al Teatro Abbado (oggi alle 16 ultima replica) con la compagnia di Silvio Orlando che rinnova il precedente sodalizio con lo scrittore napoletano. È una storia semplice, quasi normale, racconti paralleli per spiegare come il non amore possa cementare un’unione di un marito, una moglie e, per ricaduta, i due figli, capaci ogni giorno di ingurgitare una dose di veleno che non li porta alla morte ma alla sofferenza quotidiana. «Una sinfonia del dolore» l’ha definita il regista Armando Pugliese. Aldo (Orlando), marito di Vanda (Vanessa Scalera), dopo 12 anni di matrimonio abbandona moglie e figli, Sandro (Pier Giorgio Bellocchio) e Anna (Maria Laura Rondanini), per Lidia, sua giovane studentessa. Aldo dopo 4 anni torna e la famiglia si ricompone, ma niente – e per sempre - sarà più come prima.

La scena si apre con un monologo di Vanda che legge le lettere scritte al marito in quei 4 anni elencando le sue colpe e lui, seduto e muto davanti a lei ascolta mentre sfoglia man mano e lascia cadere le lettere per terra. È la versione di Vanda. Nella seconda parte la scena si sposta temporalmente, marito e moglie ormai 70enni, tornano a casa dopo una vacanza e la trovano messa sottosopra: oggetti, lettere, libri, foto gettati a terra riempiono il pavimento, forse il gesto di chi voleva rubare. A questo punto fa l’ingresso il coinquilino Nadar (Roberto Nobile) ed è con lui che Aldo inizia a raccontare la sua verità sul passato, sull’amore mai sopito per Lidia e sul rapporto con Vanda. E su quel ritorno a casa dopo 4 anni, questa forse la vera colpa più che il tradimento e la fuga. La terza parte, con lettura finale della storia, viene affidata ai figli ormai 40enni, con la condanna di aver ricevuto, come unica vera eredità, la mancanza di gioia e amore: «I nostri genitori ci hanno rovinato». Sono tutti e quattro sia vittime che carnefici.

Bravi i protagonisti a partire da Orlando, ironico e incapace di comprendere il dolore che ha generato, Scalera efficace nel suo crescendo di rabbia, Rondanini lucida nelle scelte esistenziali come Bellocchio, capace solo di farsi trascinare dalle vicende, poi Nobile, indispensabile ed efficace sparring partner.

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