La Fondazione Bassani si fa bella con i versi ritrovati dello scrittore
Sgarbi è stato il tramite tra il poeta Gobbato e la figlia Paola «Spero possa inaugurare una nuova collana dei ferraresi»
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Quello di ieri è stato un giorno importantissimo per la poesia ferrarese, ma ci si può senz’altro allargare e dire che è stato fondamentale per tutta la poesia italiana. Il critico d’arte ferrarese Vittorio Sgarbi si è infatti speso per far tornare ‘a casa’ un manoscritto di Giorgio Bassani. Il critico ha passato una scintilla culturale da chi lo ha conservato per oltre trent’anni, il poeta Carlo Antonio Gobbato, ai figli Paola ed Enrico. Manoscritto che presto sarà esposto in città, a Casa Ariosto, in quella che dal 4 marzo diventerà la nuova sede della Fondazione “Giorgio Bassani”.
«Ho incrociato Gobbato all’Hotel Baglioni di Bologna qualche anno fa – ha esordito ieri Sgarbi nell’incontro alla libreria Ibs + Libraccio di Ferrara, mentre la donazione ufficiale si è tenuta sempre ieri, ma nel pomeriggio a palazzo Isolani a Bologna –. E una volta ascoltata la sua storia, non ebbi dubbio che fosse autentica; perciò ho voluto subito renderla nota. Chiamai Paola per metterla in contatto con lui e farli incontrare. Spero l’autografo di Bassani possa inaugurare una nuova collana della Nave di Teseo (casa editrice diretta da Elisabetta, sorella di Vittorio, ndr), nella quale non potranno mancare Roberto Pazzi, il poeta di Ferrara per eccellenza, e magari anche i miei inediti del 1970, che proprio Pazzi ha ritrovato di recente tra le sue carte. Glieli mandai dopo l’incontro con Montale dello stesso anno per dimostrargli quanto credessi nella forza dei versi».
Pare proprio che possa prendere corpo una linea poetica ferrarese grazie alla Sgarbi ed alla casa editrice che dirige. Elisabetta è riuscita a ricucire pure lo strappo tra il fratello e l’amministrazione comunale, portando in Castello parte della loro collezione d’arte: inaugurerà a febbraio prossimo.
«Il mio punto di riferimento è sempre stato Roberto Roversi – ha proseguito Gobbato –, accogliente e attento nei riguardi di chi si faceva avanti. Purtroppo sconta ancora la sua non appartenenza all’accademia: è rimasto sempre ai margini, rifiutando editori altisonanti e preferendo una comunicazione più diretta e personale. Cominciò tutto da lui e dall’ambiente in cui mi introdusse. Una sera, tra il 1983 ed il 1984, andai a cena con Corrado Costa a casa dell’amica Giovanna per parlare di letteratura. Era una passione tanto sconfinata quanto condivisa. Ed ella decise di affidare a me la custodia del quaderno».
Fu l’affinità a consentire il tramite senza tanti indugi: Gobbato, allora giovane poeta, decise di accettare il dono, pur non smettendo di domandarsi se ne fosse stato all’altezza: «Accettai e mantenni la parola data sino ad oggi, per lei e per un grande intellettuale. Nel momento che ho sentito più opportuno, mi sono mosso verso la sua famiglia per rigenerarne la memoria e restituire il lascito alla comunità. Credo si tratti della maggiore eredità lirica di Bassani: è talmente corposo che per digitalizzarlo ho diviso il quaderno in tre parti, dalle poesie licenziate alle varianti. Oltre al fascino, il significato delle cancellature è fondamentale per rileggere la sua intera produzione in versi. Inoltre, alcuni testi tramandano il fervore dell’epoca, nominando anche Natalia Ginzburg».
Bassani non era mai soddisfatto della sua scrittura ed esigeva sempre di più dalla sua ispirazione: era questo a renderlo implacabile. Correggere e rimbastire le pagine era all’ordine del giorno. È tra gli autori che hanno prodotto più versioni delle medesime opere; versioni che donava abitualmente ai suoi cari.
«Giovanna aveva ricevuto il manoscritto direttamente da mio padre nell’agosto del 1975 – ha concluso la figlia Paola –, durante la sua festa di compleanno a Conca dei Marmi, situata tra Napoli e Maratea. Non conosciamo il motivo per cui alcuni testi siano fuori dalla pubblicazione di “In gran segreto”. Cruciali per gli studi futuri sono le varianti, che permetteranno di avvicinarci al suo laboratorio interiore».
Matteo Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Ho incrociato Gobbato all’Hotel Baglioni di Bologna qualche anno fa – ha esordito ieri Sgarbi nell’incontro alla libreria Ibs + Libraccio di Ferrara, mentre la donazione ufficiale si è tenuta sempre ieri, ma nel pomeriggio a palazzo Isolani a Bologna –. E una volta ascoltata la sua storia, non ebbi dubbio che fosse autentica; perciò ho voluto subito renderla nota. Chiamai Paola per metterla in contatto con lui e farli incontrare. Spero l’autografo di Bassani possa inaugurare una nuova collana della Nave di Teseo (casa editrice diretta da Elisabetta, sorella di Vittorio, ndr), nella quale non potranno mancare Roberto Pazzi, il poeta di Ferrara per eccellenza, e magari anche i miei inediti del 1970, che proprio Pazzi ha ritrovato di recente tra le sue carte. Glieli mandai dopo l’incontro con Montale dello stesso anno per dimostrargli quanto credessi nella forza dei versi».
Pare proprio che possa prendere corpo una linea poetica ferrarese grazie alla Sgarbi ed alla casa editrice che dirige. Elisabetta è riuscita a ricucire pure lo strappo tra il fratello e l’amministrazione comunale, portando in Castello parte della loro collezione d’arte: inaugurerà a febbraio prossimo.
«Il mio punto di riferimento è sempre stato Roberto Roversi – ha proseguito Gobbato –, accogliente e attento nei riguardi di chi si faceva avanti. Purtroppo sconta ancora la sua non appartenenza all’accademia: è rimasto sempre ai margini, rifiutando editori altisonanti e preferendo una comunicazione più diretta e personale. Cominciò tutto da lui e dall’ambiente in cui mi introdusse. Una sera, tra il 1983 ed il 1984, andai a cena con Corrado Costa a casa dell’amica Giovanna per parlare di letteratura. Era una passione tanto sconfinata quanto condivisa. Ed ella decise di affidare a me la custodia del quaderno».
Fu l’affinità a consentire il tramite senza tanti indugi: Gobbato, allora giovane poeta, decise di accettare il dono, pur non smettendo di domandarsi se ne fosse stato all’altezza: «Accettai e mantenni la parola data sino ad oggi, per lei e per un grande intellettuale. Nel momento che ho sentito più opportuno, mi sono mosso verso la sua famiglia per rigenerarne la memoria e restituire il lascito alla comunità. Credo si tratti della maggiore eredità lirica di Bassani: è talmente corposo che per digitalizzarlo ho diviso il quaderno in tre parti, dalle poesie licenziate alle varianti. Oltre al fascino, il significato delle cancellature è fondamentale per rileggere la sua intera produzione in versi. Inoltre, alcuni testi tramandano il fervore dell’epoca, nominando anche Natalia Ginzburg».
Bassani non era mai soddisfatto della sua scrittura ed esigeva sempre di più dalla sua ispirazione: era questo a renderlo implacabile. Correggere e rimbastire le pagine era all’ordine del giorno. È tra gli autori che hanno prodotto più versioni delle medesime opere; versioni che donava abitualmente ai suoi cari.
«Giovanna aveva ricevuto il manoscritto direttamente da mio padre nell’agosto del 1975 – ha concluso la figlia Paola –, durante la sua festa di compleanno a Conca dei Marmi, situata tra Napoli e Maratea. Non conosciamo il motivo per cui alcuni testi siano fuori dalla pubblicazione di “In gran segreto”. Cruciali per gli studi futuri sono le varianti, che permetteranno di avvicinarci al suo laboratorio interiore».
Matteo Bianchi
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