«Ferrara è una città curiosa E Bandini un vero maestro»
di DAVIDE BONESI
Sabato Eugenio Bennato racconta un lungo viaggio di ricerca nei canti popolari «Oggi tanti colleghi e i ragazzi hanno voglia di contrapporsi alla globalizzazione»
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A 70 anni suonati con la stessa voglia di sperimentare di quando nel 1969, a soli 22 anni, fu tra i fondatori della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Sabato salirà sul palco Eugenio Bennato, cantautore e musicista napoletano, fratello di Edoardo con il quale negli anni ha condiviso diverse esperienze musicali. Ma Eugenio è, soprattutto, un ricercatore, sempre alla riscoperta dei suoni della musica popolare, partendo dal Sud dell’Italia per arrivare all’Africa e al miscuglio di culture che offre.
«Sia chiaro - precisa con grande disponibilità Eugenio Bennato -, quando ho contribuito a fondare la Nuova Compagnia non ero un eroe o un avventuriero che seguiva un sogno impossibile. Semplicemente allora come oggi seguo il filo della bellezza musicale, partendo a quel tempo dal blues per arrivare dopo tante ricerche all’influenza araba. Anche sabato a Ferrara al mio fianco avrò una voce che racconta l’Algeria o il Marocco, di fatto è che raccontiamo il presente, ma sempre cercando di trovare un livello di bellezza che sia superiore».
Napoli era una città perfetta per iniziare una ricerca...
«Non la cito spesso nella mia produzione, ma è sempre presente con la sua capacità storica di mischiare culture diverse. Angioni, normanni, spagnoli, fino all’ultima invasione degli americani durante la Seconda Guerra Mondiale: Napoli è una città portuale e si è sempre adeguata a tutto questo. Io e gli altri artisti di quel periodo siamo cresciuti così».
E le città del Nord Italia come accolgono la su a musica?
«Ferrara è quasi Romagna, terra particolare, dove ci sono curiosità, voglia d’accoglienza e di far casino con la musica, terra atipica rispetto al resto del Nord. Ma i tempi sonno cambiati rispetto all’ultima volta che venni da quelle parti (nel 2007 a Cento, ndr), oggi c’è un interesse per la musica popolare che si è diffuso ovunque, aumentano le persone che contrappongono la propria identità a quella della globalizzazione. Di recente a Pescara avevo un bambino di 9 anni in prima fila che conosceva a memoria tutte le mie canzoni, quelle dedicate al brigantaggio o alle migrazioni dall’Africa. Così come nella nuove generazioni di musicisti trovo sempre più ragazzi pronti a suonare il tamburello o la chitarra battente. E anche molti miei colleghi si stanno interessando alla musica popolare, da contrapporre a quella di largo consumo o dei talent».
A Ferrara vive il batterista Ellade Bandini, suo compagno di sperimentazioni...
«Lavorò con me al disco di Musicanova (progetto nato nel ’76, ndr), ricordo che amava la canzone Vento del Sud e ricordo i suoi occhi, un vero piacere vederlo in sala. Uomo disponibile e batterista molto tecnico, un maestro. Sabato - conclude - spero di poterlo abbracciare sul palco, se porta le bacchette lo faccio anche suonare!».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Sia chiaro - precisa con grande disponibilità Eugenio Bennato -, quando ho contribuito a fondare la Nuova Compagnia non ero un eroe o un avventuriero che seguiva un sogno impossibile. Semplicemente allora come oggi seguo il filo della bellezza musicale, partendo a quel tempo dal blues per arrivare dopo tante ricerche all’influenza araba. Anche sabato a Ferrara al mio fianco avrò una voce che racconta l’Algeria o il Marocco, di fatto è che raccontiamo il presente, ma sempre cercando di trovare un livello di bellezza che sia superiore».
Napoli era una città perfetta per iniziare una ricerca...
«Non la cito spesso nella mia produzione, ma è sempre presente con la sua capacità storica di mischiare culture diverse. Angioni, normanni, spagnoli, fino all’ultima invasione degli americani durante la Seconda Guerra Mondiale: Napoli è una città portuale e si è sempre adeguata a tutto questo. Io e gli altri artisti di quel periodo siamo cresciuti così».
E le città del Nord Italia come accolgono la su a musica?
«Ferrara è quasi Romagna, terra particolare, dove ci sono curiosità, voglia d’accoglienza e di far casino con la musica, terra atipica rispetto al resto del Nord. Ma i tempi sonno cambiati rispetto all’ultima volta che venni da quelle parti (nel 2007 a Cento, ndr), oggi c’è un interesse per la musica popolare che si è diffuso ovunque, aumentano le persone che contrappongono la propria identità a quella della globalizzazione. Di recente a Pescara avevo un bambino di 9 anni in prima fila che conosceva a memoria tutte le mie canzoni, quelle dedicate al brigantaggio o alle migrazioni dall’Africa. Così come nella nuove generazioni di musicisti trovo sempre più ragazzi pronti a suonare il tamburello o la chitarra battente. E anche molti miei colleghi si stanno interessando alla musica popolare, da contrapporre a quella di largo consumo o dei talent».
A Ferrara vive il batterista Ellade Bandini, suo compagno di sperimentazioni...
«Lavorò con me al disco di Musicanova (progetto nato nel ’76, ndr), ricordo che amava la canzone Vento del Sud e ricordo i suoi occhi, un vero piacere vederlo in sala. Uomo disponibile e batterista molto tecnico, un maestro. Sabato - conclude - spero di poterlo abbracciare sul palco, se porta le bacchette lo faccio anche suonare!».
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