Nel Famedio di Ferrara sepolti 900 caduti di guerra
di DAVIDE BONESI
Inaugurato nel 1961 alla Certosa è in parte inagibile e praticamente sconosciuto Lo storico Bertelli: «Qui c’è anche il primo soldato italiano ucciso dai tedeschi»
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Verrebbe da dire la storia questa sconosciuta, ma a volte sono anche gli eventi della vita a far sì che la storia venga dimenticata o, al massimo, messa da parte.
Questa è la storia del Famedio di Ferrara, che si trova nella Certosa e non è completamente agibile. Il 4 Novembre, giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, ricorre un altro anniversario significativo, relativo alla Casa della Patria “Pico Cavalieri” in corso Giovecca, inaugurata proprio in tale data nel lontano 1925. A pochi giorni di distanza, il 19 novembre, dal 1915 al cimitero della certosa sono sepolti i soldati dell’Esercito d’Italia, morti nelle trincee e nei campi di battaglia o negli ospedali militari e da campo allestiti in tutta la provincia. Per dare una degna sepoltura a questi soldati, venne deciso di costruire un Famedio, con il quale rendere omaggio agli 800 soldati seppelliti nella Certosa. I lavori furono realizzati all’inizio degli anni Sessanta ed il 19 novembre del 1961 ci fu la cerimonia con messa celebrata da monsignor Pontinello (ordinario militare dell’Esercito), poi la formazione del corteo per commemorare i Caduti in piazza Trento Trieste, con l’allora sindaco di Ferrara, Spero Ghedini, l’onorevole Ferruccio Pari (presidente della Federazione italiana delle associazioni partigiane) e l’onorevole Angelo Salizzoni. Ma in realtà, al Famedio le sepolture sono continuate ancora fino agli anni Ottanta, in virtù di soldati morti nella terribile campagna di Russia. In totale adesso i militari i cui resti sono al Famedio sono circa 900, compresi anche caduti della X Mas.
«Purtroppo però - ci spiega Gian Paolo Bertelli, appassionato di storia fra i più attivi nel recuperare informazioni sui morti italiani nella Grande Guerra - si può considerare un sacrario dimenticato. È vero che il Famedio ha subìto danni con il terremoto, ma adesso è agibile anche se l’ingresso non è particolarmente agevole, visto che si deve passare dall’Amsefc. Ci sono anche cognomi sbagliati, ma è un monumento importantissimo, tanto è vero che ogni anno vengono da diverse regioni e addirittura da Paesi europei a trovare i loro caduti, mentre i ferraresi non lo sanno».
L’anno scorso a Ferrara è infatti venuto in visita Friederich Schuster, rappresentante della Croce Nera austriaca, in pratica l’equivalente del nostro Ministero alla tutela dei sacrari. «Vero, il motivo è che non sapeva della presenza nel nostro Famedio di una decina di caduti di guerra del suo Paese, facevano parte dell’esercito austro-ungarico. Ma sono tante le storie legate a questo sacrario, penso a Francesco Wagner, originario di San Benedetto Po (nel Mantovano, ndr), morto il 3 agosto del 1943 in Sicilia, è considerato il primo morto italiano nella guerra contro i tedeschi dopo la fine dell’alleanza».
Ricordiamo che lo stesso Bertelli è fra i più attivi nel recuperare informazioni relative ai dispersi italiani e, in particolare, ferraresi durante le due Guerre Mondiali. La sua associazione, quella delle famiglie dei caduti e dispersi in guerra, è una delle 13 associazioni combattentistiche e storiche che si trovano alla Casa della Patria, con il compito di tenere vive queste importanti pagine della nostra storia, determinanti per la creazione della Repubblica italiana. «Domani (oggi, ndr) sarà il 2 novembre, la giornata in cui molti ferraresi vanno in Certosa per trovare i loro famigliari. Consiglio loro di fare un giro al Famedio e scoprire una aprte della nostra storia che non va assolutamente dimenticata».
Ai piedi della colonna centrale si può anche leggere un sonetto, ovvero la prima dedica che fu posta nel cimitero di guerra della Certosa: “O morti / dal nome ignoto / o conosciuto / che alla Patria / offriste / il purissimo sangue / ovunque / zolla vi prema / o flutto vi contenda / la voce dell’affetto / vi dica / che rinverdisce perenne / il tralcio / della gratitudine / e del ricordo”.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Questa è la storia del Famedio di Ferrara, che si trova nella Certosa e non è completamente agibile. Il 4 Novembre, giornata dell’unità nazionale e delle forze armate, ricorre un altro anniversario significativo, relativo alla Casa della Patria “Pico Cavalieri” in corso Giovecca, inaugurata proprio in tale data nel lontano 1925. A pochi giorni di distanza, il 19 novembre, dal 1915 al cimitero della certosa sono sepolti i soldati dell’Esercito d’Italia, morti nelle trincee e nei campi di battaglia o negli ospedali militari e da campo allestiti in tutta la provincia. Per dare una degna sepoltura a questi soldati, venne deciso di costruire un Famedio, con il quale rendere omaggio agli 800 soldati seppelliti nella Certosa. I lavori furono realizzati all’inizio degli anni Sessanta ed il 19 novembre del 1961 ci fu la cerimonia con messa celebrata da monsignor Pontinello (ordinario militare dell’Esercito), poi la formazione del corteo per commemorare i Caduti in piazza Trento Trieste, con l’allora sindaco di Ferrara, Spero Ghedini, l’onorevole Ferruccio Pari (presidente della Federazione italiana delle associazioni partigiane) e l’onorevole Angelo Salizzoni. Ma in realtà, al Famedio le sepolture sono continuate ancora fino agli anni Ottanta, in virtù di soldati morti nella terribile campagna di Russia. In totale adesso i militari i cui resti sono al Famedio sono circa 900, compresi anche caduti della X Mas.
«Purtroppo però - ci spiega Gian Paolo Bertelli, appassionato di storia fra i più attivi nel recuperare informazioni sui morti italiani nella Grande Guerra - si può considerare un sacrario dimenticato. È vero che il Famedio ha subìto danni con il terremoto, ma adesso è agibile anche se l’ingresso non è particolarmente agevole, visto che si deve passare dall’Amsefc. Ci sono anche cognomi sbagliati, ma è un monumento importantissimo, tanto è vero che ogni anno vengono da diverse regioni e addirittura da Paesi europei a trovare i loro caduti, mentre i ferraresi non lo sanno».
L’anno scorso a Ferrara è infatti venuto in visita Friederich Schuster, rappresentante della Croce Nera austriaca, in pratica l’equivalente del nostro Ministero alla tutela dei sacrari. «Vero, il motivo è che non sapeva della presenza nel nostro Famedio di una decina di caduti di guerra del suo Paese, facevano parte dell’esercito austro-ungarico. Ma sono tante le storie legate a questo sacrario, penso a Francesco Wagner, originario di San Benedetto Po (nel Mantovano, ndr), morto il 3 agosto del 1943 in Sicilia, è considerato il primo morto italiano nella guerra contro i tedeschi dopo la fine dell’alleanza».
Ricordiamo che lo stesso Bertelli è fra i più attivi nel recuperare informazioni relative ai dispersi italiani e, in particolare, ferraresi durante le due Guerre Mondiali. La sua associazione, quella delle famiglie dei caduti e dispersi in guerra, è una delle 13 associazioni combattentistiche e storiche che si trovano alla Casa della Patria, con il compito di tenere vive queste importanti pagine della nostra storia, determinanti per la creazione della Repubblica italiana. «Domani (oggi, ndr) sarà il 2 novembre, la giornata in cui molti ferraresi vanno in Certosa per trovare i loro famigliari. Consiglio loro di fare un giro al Famedio e scoprire una aprte della nostra storia che non va assolutamente dimenticata».
Ai piedi della colonna centrale si può anche leggere un sonetto, ovvero la prima dedica che fu posta nel cimitero di guerra della Certosa: “O morti / dal nome ignoto / o conosciuto / che alla Patria / offriste / il purissimo sangue / ovunque / zolla vi prema / o flutto vi contenda / la voce dell’affetto / vi dica / che rinverdisce perenne / il tralcio / della gratitudine / e del ricordo”.
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