Lucarelli torna a Ferrara: quando le luci si spengono restano le vittime
Lo scrittore protagonista di un doppio appuntamento: ho ancora tante storie da raccontare
FERRARA. «Di storie da raccontare e casi irrisolti su cui lavorare il nostro Paese è pieno, c’è ancora tanto da scavare». A dirlo è Carlo Lucarelli “uomo del mistero” che da quasi trent’anni racconta storie vere o verosimili legate al mondo del giallo. Le stragi, la mafia, la politica ma anche Coliandro, De Luca e le rockstar. Lo scrittore e giornalista parmense lunedì 6 novembre sarà a Ferrara nell’ambito della festa della legalità e della responsabilità (ore 15 all'auditorium del liceo Carducci in via Canapa, 75 e alle 21 nella Sala della Musica in via Boccaleone, 19) per un doppio appuntamento dedicato alle vittime di crimini efferati e alla figura dei poliziotti nel mondo reale e in quello del romanzi.
Agli studenti parlerà della figura della vittima, del dolore che resta quando le luci si spengono. Perché?
«Penso sia doveroso creare dei momenti di informazione, confronto e scambio in cui possa emergere anche tutto ciò che sta dietro efferati fatti di cronaca. È doveroso comprendere il significato vero e proprio dell’essere vittima di un crimine e, possibilmente, aiutare queste vittime in maniera concreta a rialzarsi».
Lei è presidente della Fondazione emiliano romagnola per le vittime dei reati. Di cosa vi occupate?
«Si tratta di una realtà che esiste da una decina d’anni e su segnalazioni di sindaci e amministrazioni dei diversi Comuni emiliano-romagnoli, interviene per aiutare chi ha subito un reato grave. Caso per caso ci si chiede come poter intervenire a livello pratico e concreto. Non parliamo di risarcimenti ma di aiuti che possano consentire al malcapitato di ricominciare, di tornare a vivere».
Come reagiscono i giovani a questi argomenti?
«I giovani spesso e volentieri seguono con interesse questo tipo di incontri ma anche quegli incontri relativi ai gialli e ai misteri disseminati nella storia del nostro Paese. È raro trovare dei ragazzi indifferenti, la voglia di conoscere e approfondire c’è ma spesso siamo noi adulti a non accorgercene e, di conseguenza, non riusciamo ad incentivarli come vorrebbero o come vorremo».
La sera però alla Sala della Musica sarà “di nuovo” scrittore, sceneggiatore e autore.
«Esatto, la sera reindosso i miei soliti panni, quelli dello scrittore. Sarà interessante discutere e confrontarsi sul cambiamento, se e quando c’è, della figura dei poliziotti e delle forze dell’ordine in generale dalla realtà ai romanzi gialli e polizieschi. A volte i personaggi vengono raccontati in maniera poco reale, a volte la realtà supera l’immaginazione; sarà un bel confronto».
Sta lavorando a nuovi romanzi o sceneggiature?
«Stiamo lavorando alla seconda stagione della fiction “La porta rossa”. La prima è andata in onda nei mesi scorsi e ha riscosso un buon successo. Mi sto dedicando a nuovi casi per l’ispettore Coliandro e il commissario De Luca».
Trent’anni di attività sulle spalle. È difficile mantenere viva la creatività dopo tutto questo tempo?
«In genere prima penso alla storia da raccontare e poi al personaggio capace di impossessarsene, viverla e raccontarla. Bisogna avere la “fortuna” di avere l’idea buona ma anche la capacità di sapere aspettare. Le storie arrivano, non bisogna avere fretta sennò si rischia di scrivere con lo stampino. È dura ma bisogna imparare a stare fermi».
C’è una storia in particolare che vorrebbe raccontare?
«Le storie che vorrei raccontare sono tante. Dalla fine del 1800 all’epoca del Ventennio fascista agli anni Quaranta. Gli anni Cinquanta, per quanto mi riguarda, sono ancora tutti da raccontare; e la voglia non manca».
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