Laura tra Morandi e gli “Incontri” di tutta una vita
di DAVIDE BONESI
La Ephrikian a Tresigallo racconta la sua carriera «Anni magici ma ora penso soltanto all’Africa»
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Il suo volto è quello bello e pulito degli anni Sessanta, quello della fidanzatina d’Italia che sposò il cantante italiano più famoso dei tempi (e lo è ancora oggi) Gianni Morandi, formando una coppia d’oro che ha spopolato per anni nei cosiddetti “musicarelli”, i film a basso costo costruiti attorno alle canzoni più celebri del periodo, con Morandi ovviamente re dei suoi tempi.
Oggi la 77enne Laura Ephrikian (Efrikian con la ‘f’ era il nome d’arte, trevigiana figlia di un musicista di origine armena) ha cambiato radicalmente vita, non godendosi la pensione per aiutare chi ne ha più bisogno, in questo caso le popolazioni dell’Africa. E lo fa in tanti modi, creando piatti che poi vende in beneficenza e da qualche mese girando l’Italia per presentare un libro che racconta la sua vita. Il titolo, Incontri, è emblematico, perché suddiviso in due sezioni racconta gli “incontri” che hanno cambiato la vita della Ephrikian, prima quelli nel mondo dello spettacolo, poi i più recenti nella seconda vita nel continente nero, in Kenya. E giovedì, alle 21, l’ex star della tv, del teatro e del cinema sarà al Teatro ’900 per presentare il suo libro e far rivivere per qualche ora gli anni Sessanta.
«Magari fosse possibile - ci racconta - ma ora sono una 77enne che gira l’Italia per aiutare della gente che vive come duemila anni fa, purtroppo».
Ma il nome Laura Ephrikian solletica i ricordi, Morandi e i mitici anni ’60...
«Questo non può che farmi piacere. Gianni è chiaramente stato una parte importante della mia vita, non solo per i nostri due figli Marianna e Marco (e cinque nipoti, ndr), ma anche per gli “incontri” (e si torna sempre lì, ndr) che ho potuto fare in quel periodo».
E nel libro si parla anche di Ferrara...
«Io dal matrimonio con Gianni ho sempre vissuto a Roma, ma è ovvio che conosco bene l’Emilia Romagna e quando ho dovuto aiutare un giovane keniano da operare ho deciso di portarlo al Rizzoli. Di Ferrara invece ho parlato a lungo con Arnoldo Foà (attore e regista ferrarese, ndr), al quale devo tanto, perché è stato lui a farmi vincere la paura del palcoscenico. Ma sono stati tanti gli “incontri” decisivi, penso ad Alberto Bevilacqua che mi ha mosso il pallino della scrittura a Giancarlo Giannini, mio partner nello sceneggiato David Copperfield, fino a Gian Maria Volonté, l’attore perfetto per ogni ruolo. Nella seconda parte racconto gli “incontri” in Africa, quelli che raccontano un continente che non c’è più, ma dove la miseria è ancora la protagonista».
Come vanno le presentazioni del suo libro?
«Benissimo, sembro un commesso viaggiatore e alla mia età si sente. D’altronde sono io che do la disponibilità a presentarlo ovunque e il fatto di essere stata abbastanza famosa mi ha aperto un po’ di porte in tutta Italia. Anche per Tresigallo è stato così e spero che giovedì venga tanta gente in teatro. Ovunque vado mi ricordano proprio per David Copperfiel e per i musicarelli con Gianni. Questi ultimi hanno avuto un successo che nessuno poteva immaginare, girati con mezzi limitati e per me film di serie ‘B’ sono dei miti per tantissime persone e incontro giovanissimi che mi conoscono per quei film e cantano le canzoni di Gianni. Ma la nostra tanto bistrattata Italia ha un cuore grande e lo sto notando in particolare al Sud: la conoscevo meno e vi ho trovato realtà incredibili».
Come mai il Kenya?
«Mi è venuto il “mal d’Africa” ed è nato tutto 23 anni fa, quando andai per la prima volta a Malindi, bellissima. Appena uscivi dalla città trovavi una povertà enorme, bambini nudi nel fango, niente acqua, un pasto al giorno quando va bene. L’Africa è tanto povera quanto bella. Una volta tornata sono stata in crisi con me stessa, dovevo fare qualcosa e una volta acquistato una casa vicino a Malindi ho iniziato a fare qualcosa, prima di tasca mia poi consigliata dagli amici facendomi aiutare dalle tante persone che conosco. Mi chiamano Laura for Africa e ora sto lì tre mesi all’anno».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Oggi la 77enne Laura Ephrikian (Efrikian con la ‘f’ era il nome d’arte, trevigiana figlia di un musicista di origine armena) ha cambiato radicalmente vita, non godendosi la pensione per aiutare chi ne ha più bisogno, in questo caso le popolazioni dell’Africa. E lo fa in tanti modi, creando piatti che poi vende in beneficenza e da qualche mese girando l’Italia per presentare un libro che racconta la sua vita. Il titolo, Incontri, è emblematico, perché suddiviso in due sezioni racconta gli “incontri” che hanno cambiato la vita della Ephrikian, prima quelli nel mondo dello spettacolo, poi i più recenti nella seconda vita nel continente nero, in Kenya. E giovedì, alle 21, l’ex star della tv, del teatro e del cinema sarà al Teatro ’900 per presentare il suo libro e far rivivere per qualche ora gli anni Sessanta.
«Magari fosse possibile - ci racconta - ma ora sono una 77enne che gira l’Italia per aiutare della gente che vive come duemila anni fa, purtroppo».
Ma il nome Laura Ephrikian solletica i ricordi, Morandi e i mitici anni ’60...
«Questo non può che farmi piacere. Gianni è chiaramente stato una parte importante della mia vita, non solo per i nostri due figli Marianna e Marco (e cinque nipoti, ndr), ma anche per gli “incontri” (e si torna sempre lì, ndr) che ho potuto fare in quel periodo».
E nel libro si parla anche di Ferrara...
«Io dal matrimonio con Gianni ho sempre vissuto a Roma, ma è ovvio che conosco bene l’Emilia Romagna e quando ho dovuto aiutare un giovane keniano da operare ho deciso di portarlo al Rizzoli. Di Ferrara invece ho parlato a lungo con Arnoldo Foà (attore e regista ferrarese, ndr), al quale devo tanto, perché è stato lui a farmi vincere la paura del palcoscenico. Ma sono stati tanti gli “incontri” decisivi, penso ad Alberto Bevilacqua che mi ha mosso il pallino della scrittura a Giancarlo Giannini, mio partner nello sceneggiato David Copperfield, fino a Gian Maria Volonté, l’attore perfetto per ogni ruolo. Nella seconda parte racconto gli “incontri” in Africa, quelli che raccontano un continente che non c’è più, ma dove la miseria è ancora la protagonista».
Come vanno le presentazioni del suo libro?
«Benissimo, sembro un commesso viaggiatore e alla mia età si sente. D’altronde sono io che do la disponibilità a presentarlo ovunque e il fatto di essere stata abbastanza famosa mi ha aperto un po’ di porte in tutta Italia. Anche per Tresigallo è stato così e spero che giovedì venga tanta gente in teatro. Ovunque vado mi ricordano proprio per David Copperfiel e per i musicarelli con Gianni. Questi ultimi hanno avuto un successo che nessuno poteva immaginare, girati con mezzi limitati e per me film di serie ‘B’ sono dei miti per tantissime persone e incontro giovanissimi che mi conoscono per quei film e cantano le canzoni di Gianni. Ma la nostra tanto bistrattata Italia ha un cuore grande e lo sto notando in particolare al Sud: la conoscevo meno e vi ho trovato realtà incredibili».
Come mai il Kenya?
«Mi è venuto il “mal d’Africa” ed è nato tutto 23 anni fa, quando andai per la prima volta a Malindi, bellissima. Appena uscivi dalla città trovavi una povertà enorme, bambini nudi nel fango, niente acqua, un pasto al giorno quando va bene. L’Africa è tanto povera quanto bella. Una volta tornata sono stata in crisi con me stessa, dovevo fare qualcosa e una volta acquistato una casa vicino a Malindi ho iniziato a fare qualcosa, prima di tasca mia poi consigliata dagli amici facendomi aiutare dalle tante persone che conosco. Mi chiamano Laura for Africa e ora sto lì tre mesi all’anno».
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