Il 67enne Luigi folgorato sulla via di San Francesco
Visentin è partito da Assisi. Con il Giappone a piedi ha già percorso 8000 km
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La storia di questo protagonista ferrarese sembra uscita dal romanzo Il giro del mondo in ottanta giorni di Jules Verne. Parliamo di Luigi Visentin, ferrarese classe 1950, ma solo sulla carta è il caso di dire perché il nostro viaggiatore dei tempi moderni ha una storia straordinaria da raccontare lunga 10 anni e tuttora in corso. Una storia di viaggi, amicizie, Paesi remoti e culture lontane che hanno come leit motiv i “cammini”, quelli di cui abbiamo raccontato un paio d’anni fa quando Visentin andò a Gerusalemme.
«Anni fa praticavo escursionismo e montagna solo per hobby - ci racconta -. Poi 10 anni fa per caso, mi è capitato tra le mani un libro sul cammino di San Francesco, è in quel momento mi è venuta l’ispirazione, volevo provare questa esperienza. In quei tempi i “cammini” non erano famosi come adesso, certo è che da allora non ho più smesso. Ho iniziato con il Cammino di San Francesco d’Assisi, po quello di Santiago di Compostela (via Francia), quello di La Plata (via Andalusia), quello Celeste in Friuli, quello induista (Char Dham Yatra) e quello fino a Gerusalemme a piedi, partendo sempre dalla porta di casa mia a Ferrara...».
Quanti km ha percorso finora? Serve un allenamento specifico e, soprattutto, viaggia da solo o in compagnia?
«Ho calcolato di essere arrivato a quota 8.000 km. In genere sono sempre partito con qualcuno (amici, persone conosciute in altri viaggi, compagni che si trovano su internet), poi si conosce tanta gente durante il cammino e così si procede assieme. Non mi piace andare da solo, la condivisione moltiplica l’esperienza. Fisicamente basta essere in buona salute: camminare è sofferenza e fatica, non arrendersi alla prima difficoltà, lo zaino pesa circa 10 kg, ci vogliono costanza e volontà e, certo, un minimo di allenamento. La media giornaliera è di 25-30 km. Poi bisogna fare due conti, stando via molte settimane la spesa lievita, così si alloggia in posti modesti ma pur sempre dignitosi».
Cosa significa fare un “cammino” oggi?
«È un’esperienza affascinante, si impara a conoscere la gente, perché camminando si entra più in contatto con la gente del posto, la loro quotidianità, usi e costumi. Questi cammini sono antiche vie di pellegrinaggio che vengono oggi riscoperte e conducono tutti a luoghi sacri. Rispetto al passato oggi però chi li percorre lo fa come contrapposizione ai ritmi frenetici della vita moderna. Le persone ci vanno durante le vacanze per disintossicarsi, per vivere in modo più tranquillo. In molti cammini vengono distribuiti dei questionari ed è emerso questo: per noi occidentali servono per cercare la tranquillità, mentre solo per il 2% va per motivi religiosi».
«Per quanto mi riguarda - aggiunge - viaggiare regala grandi ricordi e intense emozioni. Quando si parte si visitano posti lontani, si incontrano persone diverse per cultura e stili di vita, si possono scoprire lingue differenti, abitudini e tradizioni insolite; viaggiare apre la mente e l’anima. Anche se il posto più bello del mondo rimane sempre la propria casa».
L’ultimo suo viaggio è stato nel lontano Giappone...
«All’Isola di Shikoku, il “Cammino degli 88 templi”, quelli del buddhismo shingon. Sono andato in un Paese dalle solenni tradizioni: . 1.200 km in 47 giorni assieme ad un’amica di Milano. Un viaggio nella spiritualità buddhista, in una zona del Giappone in cui le tradizioni sono ancora vive e la gente sembra vivere in un altro secolo. Si crede che tutti questi templi siano stati visitati dal noto monaco buddhista Kukai, che nacque a Shikoku nel 774, fondatore e figura centrale di tutto il cammino. Per completare il pellegrinaggio è necessario visitare i templi secondo l'ordine prestabilito. I pellegrini sono riconoscibili dai vestiti bianchi, dai cappelli di carice e dai bastoni per camminare. Molti pellegrini cominciano e completano il percorso visitando il Monte Koya, sede spirituale della scuola budhdista Shingon di cui Kukai è considerato il fondatore. I giapponesi sono le persone più rispettose che abbia mai conosciuto nei miei viaggi. Con gli abiti tipici del pellegrino si è riconosciuti dagli abitanti, che sono soliti offrire ai viandanti ospitalità gratuita, ma anche offerte e doni, cibo e ristoro. Questo perché per loro a fianco al pellegrino c’è la divinità di questo monaco. Abbiamo anche dormito nei tipici ryocan (alberghi tradizionali, ndr), che si trovano sia lungo il percorso che dentro ai templi stessi. Ma ci sono anche ambienti di riposo gratuiti aperti a tutti. Il Giappone è il luogo più sicuro al mondo. Le porte sono sempre aperte e anche se c’è un albero ricco di frutti in un’area libera, nessuno li va a prendere. È impensabile prendere una cosa di altri, non esiste. In ogni tempio abbiamo osservato e praticato le loro cerimonie e reso omaggio alle loro divinità. È la lingua mai è stato un problema, la gente dell’isola appena ti vede in difficoltà si attiva in tutti i modi per aiutarti».
Qualche curiosità?
«Un’altra delle particolarità di questo cammino è che si possono comprare dei libri (dove è possibile ad ogni tempio farsi apporre due timbri (uno del tempio e uno con il simbolo di Kukai) e dove un calligrafo scriverà a mano il nome del tempio. Alla fine del cammino si ricevono due tipi di certificazioni. La prima nel Museo del pellegrinaggio dove è possibile sostare tra il tempio 87 e l’88. Al tempio 88 invece viene rilasciato un certificato di termine del pellegrinaggio con il nome scritto a mano da un calligrafo nei caratteri kana. Per quanto riguarda il cibo, ad esempio il sashimi, pesce crudo giapponese, è veramente buono. In ogni luogo in cui si va, casa privata o alloggi, in ogni stanza ci si cambia le calzature per entrare. È uno dei ricordi piu belli è aver dormito in un tempio di proprietà di un vescovo buddhista che ci ha accolto con una gentilezza straordinaria. Italiani? Che fanno questo percorso a piedi sono 3-4 al massimo ogni anno. Perlopiù a compiere il cammino sono canadesi, statunitensi, australiani e cinesi, ma in auto o bus. Poche persone vann a piedi».
Qualche consiglio per chi vuole tentare di cimentarsi in un cammino?
«Consiglierei il cammino di San Francesco tra Umbria e Lazio. E all’Estero quello di Santiago, senza dubbio».
Prossimi obiettivi, magari un libro sui suoi viaggi?
«Un libro? Ho scritto su Shikoku e nel frattempo ho un blog seguito (azzurri_orizzonti.blogspot.it). Per il prossimo viaggio - conclude - mi piacerebbe andare in Tibet, fino al monte Kailash, ma il mondo è così grande che ancora non ho deciso. Nel frattempo zaino e scarpe sono lì già pronte per un’altra avventura».
Caterina Bonazza
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Anni fa praticavo escursionismo e montagna solo per hobby - ci racconta -. Poi 10 anni fa per caso, mi è capitato tra le mani un libro sul cammino di San Francesco, è in quel momento mi è venuta l’ispirazione, volevo provare questa esperienza. In quei tempi i “cammini” non erano famosi come adesso, certo è che da allora non ho più smesso. Ho iniziato con il Cammino di San Francesco d’Assisi, po quello di Santiago di Compostela (via Francia), quello di La Plata (via Andalusia), quello Celeste in Friuli, quello induista (Char Dham Yatra) e quello fino a Gerusalemme a piedi, partendo sempre dalla porta di casa mia a Ferrara...».
Quanti km ha percorso finora? Serve un allenamento specifico e, soprattutto, viaggia da solo o in compagnia?
«Ho calcolato di essere arrivato a quota 8.000 km. In genere sono sempre partito con qualcuno (amici, persone conosciute in altri viaggi, compagni che si trovano su internet), poi si conosce tanta gente durante il cammino e così si procede assieme. Non mi piace andare da solo, la condivisione moltiplica l’esperienza. Fisicamente basta essere in buona salute: camminare è sofferenza e fatica, non arrendersi alla prima difficoltà, lo zaino pesa circa 10 kg, ci vogliono costanza e volontà e, certo, un minimo di allenamento. La media giornaliera è di 25-30 km. Poi bisogna fare due conti, stando via molte settimane la spesa lievita, così si alloggia in posti modesti ma pur sempre dignitosi».
Cosa significa fare un “cammino” oggi?
«È un’esperienza affascinante, si impara a conoscere la gente, perché camminando si entra più in contatto con la gente del posto, la loro quotidianità, usi e costumi. Questi cammini sono antiche vie di pellegrinaggio che vengono oggi riscoperte e conducono tutti a luoghi sacri. Rispetto al passato oggi però chi li percorre lo fa come contrapposizione ai ritmi frenetici della vita moderna. Le persone ci vanno durante le vacanze per disintossicarsi, per vivere in modo più tranquillo. In molti cammini vengono distribuiti dei questionari ed è emerso questo: per noi occidentali servono per cercare la tranquillità, mentre solo per il 2% va per motivi religiosi».
«Per quanto mi riguarda - aggiunge - viaggiare regala grandi ricordi e intense emozioni. Quando si parte si visitano posti lontani, si incontrano persone diverse per cultura e stili di vita, si possono scoprire lingue differenti, abitudini e tradizioni insolite; viaggiare apre la mente e l’anima. Anche se il posto più bello del mondo rimane sempre la propria casa».
L’ultimo suo viaggio è stato nel lontano Giappone...
«All’Isola di Shikoku, il “Cammino degli 88 templi”, quelli del buddhismo shingon. Sono andato in un Paese dalle solenni tradizioni: . 1.200 km in 47 giorni assieme ad un’amica di Milano. Un viaggio nella spiritualità buddhista, in una zona del Giappone in cui le tradizioni sono ancora vive e la gente sembra vivere in un altro secolo. Si crede che tutti questi templi siano stati visitati dal noto monaco buddhista Kukai, che nacque a Shikoku nel 774, fondatore e figura centrale di tutto il cammino. Per completare il pellegrinaggio è necessario visitare i templi secondo l'ordine prestabilito. I pellegrini sono riconoscibili dai vestiti bianchi, dai cappelli di carice e dai bastoni per camminare. Molti pellegrini cominciano e completano il percorso visitando il Monte Koya, sede spirituale della scuola budhdista Shingon di cui Kukai è considerato il fondatore. I giapponesi sono le persone più rispettose che abbia mai conosciuto nei miei viaggi. Con gli abiti tipici del pellegrino si è riconosciuti dagli abitanti, che sono soliti offrire ai viandanti ospitalità gratuita, ma anche offerte e doni, cibo e ristoro. Questo perché per loro a fianco al pellegrino c’è la divinità di questo monaco. Abbiamo anche dormito nei tipici ryocan (alberghi tradizionali, ndr), che si trovano sia lungo il percorso che dentro ai templi stessi. Ma ci sono anche ambienti di riposo gratuiti aperti a tutti. Il Giappone è il luogo più sicuro al mondo. Le porte sono sempre aperte e anche se c’è un albero ricco di frutti in un’area libera, nessuno li va a prendere. È impensabile prendere una cosa di altri, non esiste. In ogni tempio abbiamo osservato e praticato le loro cerimonie e reso omaggio alle loro divinità. È la lingua mai è stato un problema, la gente dell’isola appena ti vede in difficoltà si attiva in tutti i modi per aiutarti».
Qualche curiosità?
«Un’altra delle particolarità di questo cammino è che si possono comprare dei libri (dove è possibile ad ogni tempio farsi apporre due timbri (uno del tempio e uno con il simbolo di Kukai) e dove un calligrafo scriverà a mano il nome del tempio. Alla fine del cammino si ricevono due tipi di certificazioni. La prima nel Museo del pellegrinaggio dove è possibile sostare tra il tempio 87 e l’88. Al tempio 88 invece viene rilasciato un certificato di termine del pellegrinaggio con il nome scritto a mano da un calligrafo nei caratteri kana. Per quanto riguarda il cibo, ad esempio il sashimi, pesce crudo giapponese, è veramente buono. In ogni luogo in cui si va, casa privata o alloggi, in ogni stanza ci si cambia le calzature per entrare. È uno dei ricordi piu belli è aver dormito in un tempio di proprietà di un vescovo buddhista che ci ha accolto con una gentilezza straordinaria. Italiani? Che fanno questo percorso a piedi sono 3-4 al massimo ogni anno. Perlopiù a compiere il cammino sono canadesi, statunitensi, australiani e cinesi, ma in auto o bus. Poche persone vann a piedi».
Qualche consiglio per chi vuole tentare di cimentarsi in un cammino?
«Consiglierei il cammino di San Francesco tra Umbria e Lazio. E all’Estero quello di Santiago, senza dubbio».
Prossimi obiettivi, magari un libro sui suoi viaggi?
«Un libro? Ho scritto su Shikoku e nel frattempo ho un blog seguito (azzurri_orizzonti.blogspot.it). Per il prossimo viaggio - conclude - mi piacerebbe andare in Tibet, fino al monte Kailash, ma il mondo è così grande che ancora non ho deciso. Nel frattempo zaino e scarpe sono lì già pronte per un’altra avventura».
Caterina Bonazza
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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