Angela riscopre l’arte sacra in Italia
di ANDREA SCUTELLÀ
Una collana di dieci dvd con il giornale: «Abbiamo ereditato opere pazzesche»
3 MINUTI DI LETTURA
C’è un sentimento che unisce Roma e Possagno, un Comune di poco più di 2mila abitanti in provincia di Treviso. Non è questione di geografia o bandiera, ma di bellezza, per alcuni divina, per altri massima manifestazione del genio umano. C’è un link, un collegamento istintivo che corre dalla Cappella Sistina al Tempietto Canoviano: è quella sensazione che scava nell’anima e ci lascia attoniti di fronte a una delle molte manifestazioni del bello. Ne è consapevole Alberto Angela, che torna in edicola con una collana di dieci dvd prodotti da Officina delle Comunicazioni, Centro Televisivo Vaticano e Rai, distribuita da Repubblica e da tutti i quotidiani del Gruppo Editoriale Gedi a partire da mercoledì. Già il titolo espone il programma: “Divina Bellezza, alla scoperta dell’arte sacra in Italia”.
«Ci sono artisti di cui non restano più neanche le ossa – spiega Angela – e di cui si è persa la memoria, che magari non sono i Michelangelo o i Caravaggio, ma sono riusciti a intrappolare nella pietra un’emozione che resta nei millenni. Questo senso di infinito che uno prova dentro di fronte a queste opere per alcuni rappresenta la fede, per altri la creatività dell’uomo che riesce a realizzare l’infinito su un materiale finito».
Ci sono pietre pronte a suscitare quell’emozione in ogni angolo d’Italia: dall’ombelico della cristianità, il Vaticano, fino agli angoli più remoti del nostro Paese. Il viaggio di Angela e della sua troupe ci porterà nel Camposanto di Pisa, nel Duomo di Orvieto e in quello di Modena, nella Chiesa dei Gesuiti a Venezia, nel Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli in provincia di Udine, nella Cappella degli Scrovegni a Padova e nei misteri delle pieghe del Cristo velato della Cappella San Severo di Napoli. Oltre 80 i luoghi visitati, per un totale di 30 diocesi. «Emerge un viaggio – prosegue Angela – nelle capacità che hanno avuto le generazioni che ci hanno preceduto nel lasciarci delle opere pazzesche, che il mondo ci invidia. Io mi sono accorto di un dettaglio, facendo delle riprese sui luoghi terremotati. Noi pensiamo alla Basilica di Assisi, ma il nostro territorio è come un diadema: un tessuto con tante pietre preziose che a volte si trovano in piccole frazioni. Abbiamo filmato il recupero di tanti oggetti sacri, crocifissi o semplici quadri che appesi ad un parete non avremmo mai guardato. Ma sono importanti come un Caravaggio perché rappresentano cultura e tradizione locale. In quelle chiese ci sono stati matrimoni, battesimi. Sono cuori pulsanti di una comunità, per cui quel quadro rappresenta molto».
Ed è proprio quell’identità locale che si nasconde nel bello e nel sacro, che può tornare ad aggregare un intero territorio... «La divina bellezza è in ogni angolo – spiega Roberto Bernabò, direttore editoriale dei quotidiani locali del Gruppo Gedi -, è l’elemento costitutivo delle nostre città. Siamo sempre più convinti che il giornale locale non sia solo uno strumento di diffusione delle notizie, ma di aggregazione della comunità. Noi abbiamo organizzato visite con i nostri giornalisti al Cimitero monumentale di Udine o al Duomo di Reggio. Quelle opere sono elementi della nostra identità».
«Ci sono artisti di cui non restano più neanche le ossa – spiega Angela – e di cui si è persa la memoria, che magari non sono i Michelangelo o i Caravaggio, ma sono riusciti a intrappolare nella pietra un’emozione che resta nei millenni. Questo senso di infinito che uno prova dentro di fronte a queste opere per alcuni rappresenta la fede, per altri la creatività dell’uomo che riesce a realizzare l’infinito su un materiale finito».
Ci sono pietre pronte a suscitare quell’emozione in ogni angolo d’Italia: dall’ombelico della cristianità, il Vaticano, fino agli angoli più remoti del nostro Paese. Il viaggio di Angela e della sua troupe ci porterà nel Camposanto di Pisa, nel Duomo di Orvieto e in quello di Modena, nella Chiesa dei Gesuiti a Venezia, nel Tempietto Longobardo di Cividale del Friuli in provincia di Udine, nella Cappella degli Scrovegni a Padova e nei misteri delle pieghe del Cristo velato della Cappella San Severo di Napoli. Oltre 80 i luoghi visitati, per un totale di 30 diocesi. «Emerge un viaggio – prosegue Angela – nelle capacità che hanno avuto le generazioni che ci hanno preceduto nel lasciarci delle opere pazzesche, che il mondo ci invidia. Io mi sono accorto di un dettaglio, facendo delle riprese sui luoghi terremotati. Noi pensiamo alla Basilica di Assisi, ma il nostro territorio è come un diadema: un tessuto con tante pietre preziose che a volte si trovano in piccole frazioni. Abbiamo filmato il recupero di tanti oggetti sacri, crocifissi o semplici quadri che appesi ad un parete non avremmo mai guardato. Ma sono importanti come un Caravaggio perché rappresentano cultura e tradizione locale. In quelle chiese ci sono stati matrimoni, battesimi. Sono cuori pulsanti di una comunità, per cui quel quadro rappresenta molto».
Ed è proprio quell’identità locale che si nasconde nel bello e nel sacro, che può tornare ad aggregare un intero territorio... «La divina bellezza è in ogni angolo – spiega Roberto Bernabò, direttore editoriale dei quotidiani locali del Gruppo Gedi -, è l’elemento costitutivo delle nostre città. Siamo sempre più convinti che il giornale locale non sia solo uno strumento di diffusione delle notizie, ma di aggregazione della comunità. Noi abbiamo organizzato visite con i nostri giornalisti al Cimitero monumentale di Udine o al Duomo di Reggio. Quelle opere sono elementi della nostra identità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
