E la storia continua La magia dei Pooh nei concerti di Dodi
di DAVIDE BONESI
Con la Nuova esce il live del ‘ferrarese’ Battaglia «I miei viaggi a San Carlo: non c’è solo la nebbia»
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Con gli amici di una vita ha scritto pagine indelebili della musica italiana, che pure dopo lo scioglimento della loro band ha continuato a raccontare in giro per l’Italia con il tour “E la storia continua...”, doppio disco in vendita con il nostro quotidiano (coto 8.90 euro). E da venerdì sarà disponibile anche la versione dvd. Lui è Dodi Battaglia, chitarrista e voce dei Pooh, nato a Bologna ma legato indelebilmente alla nostra provincia, visto che la famiglia del padre è santagostinese, di San Carlo.
«Confermo - ci racconta Battaglia - sono legato a quelle terre, ancor di più dopo il terremoto del 2012, per il quale non potevo non fare qualcosa, nell’ambito della quale abbiamo raccolto una somma importante per la ricostruzione (36mila euro, ndr). Come ho già detto, mio nonno paterno morì giovane lasciando mia nonna sola con tre figli proprio a San Carlo ai primi del Novecento. Io sono nato e vissuto a Bologna, ma ricordo i viaggi a San Carlo a trovare la nonna: allora avevo solo questa immagine di nebbia e barbabietole, e nient’altro. Poi, quando c’è stato il terremoto, sono tornato da quelle parti perché un parente non mi rispondeva al telefono. Così ho riallacciato i rapporti, scoprendo che la mia famiglia pur con origini umili nel corso degli anni era diventata ricca, possedendo tanti terreni fra Sant’Agostino e la provincia di Bologna, con parenti diventati consoli, ambasciatori e perfino cardinali. Insomma, un quadro insospettabile che mi ha reso molto orgoglioso».
Dopo mezzo secolo e due tour celebrativi, uno dei quali con il ritorno di Riccardo Fogli, i Pooh si sono sciolti, ma le vostre carriere proseguono in versione solista.
«Siamo e saremo amici per sempre, lo eravamo quando eravamo a fianco sul palco ogni sera e lo siamo adesso. Tra noi c’è sempre stato il massimo rispetto e nessun ostacolo, siamo sempre stati liberi di partecipare ad altri progetti e ognuno può presentare le canzoni dei Pooh. Io avevo deciso di fare questo tour estivo con la mia band, le 30 serate iniziali sono diventate 50 e l’entusiasmo è stato tale che si è deciso di preparare un cd live ed ora uscirà anche la versione dvd. Ma a differenza di molti colleghi ho preferito registrare il live in una sola data, a Lanciano (Ch), so che sono inevitabili alcune imprecisioni, ma credo sia il bello di questo disco».
Nel penultimo tour celebrativo avete presentato la prima parte dello show con gli album degli anni ’70, quelli più progressive, con la chitarra di Battaglia protagonista...
«Beh, è indiscutibile che la mia anima sia quella più strumentale, raffinata, diciamo meno largamente popolare, ma i miei concerti e questo disco raccontano tutti i modi in cui i Pooh hanno fatto musica. Abbiamo scritto pagine memorabili della musica italiana, ma io sono anche un musicista che ha compiuto un certo tipo di percorso strumentale, quello che mi ha permesso di collaborare con amici e artisti famosi. Ho composto anche brani col pianoforte, insomma posso ben dire di vantare variegate esperienze musicali, che ho cercato di racchiudere all’interno di questo live. E, comunque, negli anni Settanta noi e altri gruppi italiani abbiamo realizzato dei dischi molto belli. Come faccio a dimenticare il tour in Giappone nei quali ci venivano chiesti solamente questi brani. Fra l’altro, con l’amico Franco della Pfm (Mussida, ndr) è rimasto a lungo in embrione un progetto che doveva coinvolgere anche Maurizio Solieri (chitarrista di Vasco Rossi, ndr) e chiamarsi “chitarre d’Italia”, solo strumentale. Ed è stato un peccato che per un lungo periodo i Pooh non abbiano suonati quei brani durante i concerti».
Prima il cd, poi il dvd e un tour che ripartirà nel 2018, altroché andare in pensione.
«Non sono stanco e in tutti i luoghi dove io e la mia band abbiamo suonato nel tour del 2018 ci è stato chiesto di tornare, aumentando addirittura le date, per cui - conclude sorridendo Battaglia - non vedo proprio il motivo di smettere».
D’altronde uno dei brani più celebri dei Pooh era Chi fermerà la musica: Dodi,Robi, Red e Stefano sono eterni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«Confermo - ci racconta Battaglia - sono legato a quelle terre, ancor di più dopo il terremoto del 2012, per il quale non potevo non fare qualcosa, nell’ambito della quale abbiamo raccolto una somma importante per la ricostruzione (36mila euro, ndr). Come ho già detto, mio nonno paterno morì giovane lasciando mia nonna sola con tre figli proprio a San Carlo ai primi del Novecento. Io sono nato e vissuto a Bologna, ma ricordo i viaggi a San Carlo a trovare la nonna: allora avevo solo questa immagine di nebbia e barbabietole, e nient’altro. Poi, quando c’è stato il terremoto, sono tornato da quelle parti perché un parente non mi rispondeva al telefono. Così ho riallacciato i rapporti, scoprendo che la mia famiglia pur con origini umili nel corso degli anni era diventata ricca, possedendo tanti terreni fra Sant’Agostino e la provincia di Bologna, con parenti diventati consoli, ambasciatori e perfino cardinali. Insomma, un quadro insospettabile che mi ha reso molto orgoglioso».
Dopo mezzo secolo e due tour celebrativi, uno dei quali con il ritorno di Riccardo Fogli, i Pooh si sono sciolti, ma le vostre carriere proseguono in versione solista.
«Siamo e saremo amici per sempre, lo eravamo quando eravamo a fianco sul palco ogni sera e lo siamo adesso. Tra noi c’è sempre stato il massimo rispetto e nessun ostacolo, siamo sempre stati liberi di partecipare ad altri progetti e ognuno può presentare le canzoni dei Pooh. Io avevo deciso di fare questo tour estivo con la mia band, le 30 serate iniziali sono diventate 50 e l’entusiasmo è stato tale che si è deciso di preparare un cd live ed ora uscirà anche la versione dvd. Ma a differenza di molti colleghi ho preferito registrare il live in una sola data, a Lanciano (Ch), so che sono inevitabili alcune imprecisioni, ma credo sia il bello di questo disco».
Nel penultimo tour celebrativo avete presentato la prima parte dello show con gli album degli anni ’70, quelli più progressive, con la chitarra di Battaglia protagonista...
«Beh, è indiscutibile che la mia anima sia quella più strumentale, raffinata, diciamo meno largamente popolare, ma i miei concerti e questo disco raccontano tutti i modi in cui i Pooh hanno fatto musica. Abbiamo scritto pagine memorabili della musica italiana, ma io sono anche un musicista che ha compiuto un certo tipo di percorso strumentale, quello che mi ha permesso di collaborare con amici e artisti famosi. Ho composto anche brani col pianoforte, insomma posso ben dire di vantare variegate esperienze musicali, che ho cercato di racchiudere all’interno di questo live. E, comunque, negli anni Settanta noi e altri gruppi italiani abbiamo realizzato dei dischi molto belli. Come faccio a dimenticare il tour in Giappone nei quali ci venivano chiesti solamente questi brani. Fra l’altro, con l’amico Franco della Pfm (Mussida, ndr) è rimasto a lungo in embrione un progetto che doveva coinvolgere anche Maurizio Solieri (chitarrista di Vasco Rossi, ndr) e chiamarsi “chitarre d’Italia”, solo strumentale. Ed è stato un peccato che per un lungo periodo i Pooh non abbiano suonati quei brani durante i concerti».
Prima il cd, poi il dvd e un tour che ripartirà nel 2018, altroché andare in pensione.
«Non sono stanco e in tutti i luoghi dove io e la mia band abbiamo suonato nel tour del 2018 ci è stato chiesto di tornare, aumentando addirittura le date, per cui - conclude sorridendo Battaglia - non vedo proprio il motivo di smettere».
D’altronde uno dei brani più celebri dei Pooh era Chi fermerà la musica: Dodi,Robi, Red e Stefano sono eterni.
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