La Nuova Ferrara

Sgarbi, critico pop Al Nuovo racconterà il suo Rinascimento

di SAMUELE GOVONI
Sgarbi, critico pop Al Nuovo racconterà il suo Rinascimento

Sabato sul palcoscenico porta vita e opere di Buonarroti «L’arte ci insegna che non dobbiamo mai rassegnarci»

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Vittorio Sgarbi dopo “Caravaggio” torna a teatro con “Michelangelo”. Sabato sera sotto i riflettori del teatro Nuovo, già sold out, il critico ferrarese racconterà la storia, la vita e le opere di un’artista geniale che attraverso i suoi lavori ha saputo immortalare grandezza e bellezza dando al mondo uno sguardo più divino che umano.

Sgarbi, perché ha scelto di raccontare la storia di questo artista?

«Teatralizzare l’arte è più facile quando si ha a che fare con un personaggio piuttosto che con un’epoca. Lavorare su di esso ti consente di umanizzare ciò di cui parli mentre nei libri si segue un percorso più “accademico”; sul palco c’è più libertà. Sul palco affronti anche la personalità di personaggi esemplari. Michelangelo, per esempio, ci insegna che nella vita non si deve volare basso, non ci si deve rassegnare, mai. Al contrario, bisogna porsi degli obiettivi i impegnarsi per raggiungerli».

Che differenza c’è tra Caravaggio e Michelangelo e cosa hanno lasciato al mondo le opere di quest’ultimo?

«Michelangelo ha avuto la capacità di rappresentare il mondo da un punto di vista divino piuttosto che umano. Michelangelo era titanico, eroico. Caravaggio invece rappresentava l’umanità mettendo in evidenza le difficoltà e le tragicità della condizione umana, era un realista».

Con la serie “Il tesoro d’Italia” racconta la grande bellezza del Paese e lo fa attraverso un linguaggio accessibile a tutti. Quando e perché ha deciso di cimentarsi in questo progetto?

«“Il tesoro d’Italia” è un percorso narrativo che parte da Cimabue e arriva fino a De Chirico. La mia esperienza è pressoché unica nel periodo che va dal Secondo dopoguerra ad oggi. I miei maestri non erano popolari, io sì. Non ho cercato la fama, è stato un “effetto collaterale”. Quello che volevo era parlare di arte a più persone possibili, farlo dunque con lo spirito del poeta che scrive poesie capaci di immortalare i pensieri e le riflessioni di un uomo, diventando così universale. Ecco: sentivo in me la responsabilità del poeta».

Dopo “Michelangelo” pensa che racconterà un altro artista o si dedicherà ad altro?

«Sto per diventare assessore regionale in Sicilia ai Beni culturali poi forse dovrò fare anche il ministro e questo occuperò il mio tempo. Nella mia vita però ho sempre cercato di fare più di una cosa alla volta e quindi mi piacerebbe proseguire anche con questi spettacoli. Nel 2019 ricorre l’anniversario della morte di Leonardo e nel 2020 di quella di Raffaello. Dopo Caravaggio e Michelangelo potrebbero essere dedicate a loro le nuove produzioni teatrali».

Si avventurerebbe anche in storie di personaggi meno famosi e universali?

«Me l’hanno chiesto e la risposta è che sì, lo farei e mi divertirei moltissimo a raccontare storie, opere e personaggi sconosciuti. Allo stesso tempo però mi chiedo perché dovrei farlo visto che anche ciò che dovrebbe essere conosciuto non lo è. Se parlassi di cose sconosciute la gente sarebbe comunque interessata? Forse si fiderebbe di me e verrebbe a teatro ma se racconto di personaggi noti e fondamentali come Michelangelo, ecco che il pubblico si fida di più».

Parallelamente a tutto questo non si ferma la sua produzione letteraria.

«Sta per uscire il quinto volume de il tesoro d’Italia, viaggio tra le bellezze del nostro Paese. Inoltre a settembre è uscito “Rinascimento. Con la cultura (non) si mangia”, libro scritto da me e Giulio Tremonti. Credo che per rinascere, questa parola che ritorna, si debba ricominciare a credere nella bellezza. La cultura può essere una potenza anche a livello economico, lo dicono i dati. Il mercato ha nell’arte motivi di sviluppo e crescita».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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