«La vita è un bellissimo e continuo salto nel vuoto»
Gulinelli presenta “Il trapezista”, romanzo che racconta dubbi e dissidi interiori Lo scrittore ferrarese: lasciarsi andare è il modo migliore per ritrovare se stessi
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Si intitola “Il trapezista” il nuovo romanzo di Marco Gulinelli, edito da La Nave di Teseo. Gulinelli, geometra ferrarese che al di là di numeri e formule non sa resistere al fascino delle parole e della scrittura, racconta una storia fatta di percorsi difficili, destini imprevedibili e esistenze che viaggiano su appoggi che possono essere allo stesso tempo precari e saldissimi; proprio come fa un trapezista che si lancia da un’asta all’altra a metri e metri d’altezza.
Marcello è medico, è cresciuto a Ferrara e un giorno incontra un’affascinante trapezista che infonde in lui il sogno di intraprendere una vita da circense. Mollare tutto e partire o restare e proseguire sui propri binari? Le speranze del giovane medico verranno poi disattese, trasformeranno radicalmente la sua esistenza e così, Marcello, si troverà a fare i conti con se stesso. Analisi che più che importante per lui è necessaria. Un lungo sentiero al termine del quale comprendere che l’amore è l’unico vero antidoto al dolore. Come un salto nel vuoto fatto da un trapezio, dove l’importante è chi sarà lì, pronto ad afferrarti. Tutto questo è “Il trapezista”, di cui lo stesso autore ha spiegato: «È un libro che si pone come crocevia tra narrazione e confessione. È la storia di riconciliazione di un uomo con la propria vita, che lo porterà a comprendere che nella propria esistenza di paura non bisogna averne». Il circo in questo caso viene utilizzato come metafora della vita e il trapezista è l’immagine emblematica di colui che salta nel vuoto ma che lo fa con cognizione di causa. Non è “solo” questione di abilità, è arte. «Chi salta nel vuoto - prosegue Gulinelli - dal trapezio non pensa a cosa sta facendo, ma si butta e basta. Sa cosa deve fare ma non si immagina quello che di brutto può accadere. Circo e vita non sono così differenti, nella vita spesso capita di dover restare in equilibrio e spesso ci misuriamo in imprese che ci sembrano più grandi di noi. Nel mio romanzo il protagonista cercherà di riannodare i fili del suo percorso, della sua esistenza. E l’amore sarà il vero salto nel vuoto».
Il modo in cui si affrontano le varie vicende della vita, che fanno parte di ognuno di noi, ci porta inevitabilmente ad essere adulti, quando sarà passato il tempo necessario ad aver vissuto molte di queste sfide. Forse è proprio questo il succo del discorso di Gulinelli: tornare ad avere quel coraggio di buttarsi che si ha in giovane età, e che si perde crescendo. Consci che la vita è tutta una questione di coraggio, di restare in equilibrio sospesi. Dove buttarsi nel vuoto è il preludio per ritrovare se stessi, per riallacciarsi con la propria storia e con i propri sogni. «Scrivere – ha concluso Gulinelli – è per me unire la realtà e immaginazione. Una sorta di liberazione. Essendo scritto in prima persona, la tensione narrativa è molto alta. Questo libro per me è stata una grandissima felicità, realizzarlo è stata una gioia immensa. Anche perché mi sono addentrato in un terreno che non conoscevo».
Samuele Melloni
Marcello è medico, è cresciuto a Ferrara e un giorno incontra un’affascinante trapezista che infonde in lui il sogno di intraprendere una vita da circense. Mollare tutto e partire o restare e proseguire sui propri binari? Le speranze del giovane medico verranno poi disattese, trasformeranno radicalmente la sua esistenza e così, Marcello, si troverà a fare i conti con se stesso. Analisi che più che importante per lui è necessaria. Un lungo sentiero al termine del quale comprendere che l’amore è l’unico vero antidoto al dolore. Come un salto nel vuoto fatto da un trapezio, dove l’importante è chi sarà lì, pronto ad afferrarti. Tutto questo è “Il trapezista”, di cui lo stesso autore ha spiegato: «È un libro che si pone come crocevia tra narrazione e confessione. È la storia di riconciliazione di un uomo con la propria vita, che lo porterà a comprendere che nella propria esistenza di paura non bisogna averne». Il circo in questo caso viene utilizzato come metafora della vita e il trapezista è l’immagine emblematica di colui che salta nel vuoto ma che lo fa con cognizione di causa. Non è “solo” questione di abilità, è arte. «Chi salta nel vuoto - prosegue Gulinelli - dal trapezio non pensa a cosa sta facendo, ma si butta e basta. Sa cosa deve fare ma non si immagina quello che di brutto può accadere. Circo e vita non sono così differenti, nella vita spesso capita di dover restare in equilibrio e spesso ci misuriamo in imprese che ci sembrano più grandi di noi. Nel mio romanzo il protagonista cercherà di riannodare i fili del suo percorso, della sua esistenza. E l’amore sarà il vero salto nel vuoto».
Il modo in cui si affrontano le varie vicende della vita, che fanno parte di ognuno di noi, ci porta inevitabilmente ad essere adulti, quando sarà passato il tempo necessario ad aver vissuto molte di queste sfide. Forse è proprio questo il succo del discorso di Gulinelli: tornare ad avere quel coraggio di buttarsi che si ha in giovane età, e che si perde crescendo. Consci che la vita è tutta una questione di coraggio, di restare in equilibrio sospesi. Dove buttarsi nel vuoto è il preludio per ritrovare se stessi, per riallacciarsi con la propria storia e con i propri sogni. «Scrivere – ha concluso Gulinelli – è per me unire la realtà e immaginazione. Una sorta di liberazione. Essendo scritto in prima persona, la tensione narrativa è molto alta. Questo libro per me è stata una grandissima felicità, realizzarlo è stata una gioia immensa. Anche perché mi sono addentrato in un terreno che non conoscevo».
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