L’ombra lunga del grattacielo su un quartiere da riscattare
Pulidori rilegge i suoi taccuini da cronista con Nero Gad: puntuale disamina sul violento declino di una zona bene
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Il grattacielo è lo gnomone di Ferrara. Ogni riferimento a vecchi nani barbuti, elfi e pentole del tesoro che vi fosse baluginato in mente, per favore, scartatelo. Il nostro gnomone è l’elemento verticale di un orologio solare, il rilievo che con la sua ombra indica a terra ora e data. Non è forse vero che le ombre del grattacielo segnano le stagioni della città?
C’è stata la primavera della conquista dello spazio verticale con il mito modernista e il modello metropolitano sostanziato da una pubblicità luminosa alta quindici piani; è trascorsa un’estate con le due torri più alte e la terza a bilanciarle brulicanti di studi professionali e di famiglie della buona borghesia. Abitare al grattacielo era uno status symbol, scrive il collega Marcello Pulidori, che giustamente riannoda i fili di quella storia edilizia e sociale per documentare le vicende di un’intera zona divenuta simbolo riconosciuto di degrado: la Gad. La vecchia circoscrizione municipale che teneva assieme i quartieri Giardino, Arianuova e Doro, e che l’immaginario collettivo e le cronache hanno mantenuto unita e piallata. Segnata da quei novanta metri verticali – e dalla vita a cui offre il tetto di una casa o di un rifugio, e che vi si raggruma attorno – al punto che sbagliare la G dell’acronimo, attribuendola per riflesso condizionato proprio al grattacielo, è esperienza comune. Scivolone compiuto pure dalle forze dell’ordine nei comunicati ufficiali, registra Pulidori in “Nero Gad”, con una di quelle annotazioni da cronista che ricorrono spesso nel libro, connotandolo in chiave giornalistica. Sono doverosi richiami alla realtà, utili a restare con i piedi per terra nella narrazione di storie che paiono fiction, scrivendo e leggendo di personaggi (l’assassino con la katana, il pusher coi biglietti da visita) che potrebbero essere usciti da un film, di scene di degrado e violenza (ristoratori condominiali abusivi, pianerottoli irrorati di sangue) che mai avremmo detto a Ferrara. E che invece sono lì, nel cuore pulsante della rete viaria cittadina, tra la stazione ferroviaria e il nodo dei viali al di qua e al di là delle mura.
L’estate dei bambini che giocano nel parco è un ricordo vecchio, quasi ventennale. Gli arbusti che nelle immagini d’epoca dovevano essere sostenuti (il libro ha una notevole documentazione fotografica, in gran parte inedita) oggi sono piante maestose ma in parte cariate, le aiuole sono sfiorite: il quartiere vive un’altra e diversa stagione. Le ombre del grattacielo si sono allungate minacciose, favorendo spaccio e microcriminalità: la meridiana dice inverno.
Degli inquilini degli anni Settanta e Ottanta, nelle tre torri non restano che sparute famiglie; i più se ne sono andati, spinti via da una situazione di anarchia ed insicurezza diffusa che ha moltiplicato le spese per i pochi condòmini che hanno continuato a pagare e ha fatto crollare il valore degli immobili a poche centinaia di euro al metro quadro. Che ha bruciato i risparmi investiti, assieme alla serenità di troppi ferraresi.
Un inverno lungo e duro, ma dentro il quale Pulidori coglie già i prodromi di una primavera che deve essere alle porte. Quella che si muove con i muscoli degli uomini, che gli annunci restano folate di vento. Le gambe forti del custode che mattina dopo mattina, rampa di scale per rampa di scale, compie il suo giro di ronda, controlla e scaccia e aggiusta. Il polso deciso di un’amministratrice di condominio che ha messo in fila problemi decennali e sta trovando, tra mille difficoltà, una soluzione per ciascuno.
La strada è segnata. Nero Gad ha il pregio di affiancare una visione di prospettiva alle fotografie di ieri e al racconto dell’oggi. E di speranza. Giusta. Perché anche d’inverno il grattacielo è pur sempre la sommità che sbuca sopra la nebbia, che offre un affaccio sulle montagne quando dal quindicesimo piano al rasoterra dei marciapiedi la città è avvolta dalla bambagia. Un privilegio. (l.t.)
Marcello Pulidori
”Nero Gad”, Faust Edizioni
148 pagine - 12 euro
in edicola e in libreria
C’è stata la primavera della conquista dello spazio verticale con il mito modernista e il modello metropolitano sostanziato da una pubblicità luminosa alta quindici piani; è trascorsa un’estate con le due torri più alte e la terza a bilanciarle brulicanti di studi professionali e di famiglie della buona borghesia. Abitare al grattacielo era uno status symbol, scrive il collega Marcello Pulidori, che giustamente riannoda i fili di quella storia edilizia e sociale per documentare le vicende di un’intera zona divenuta simbolo riconosciuto di degrado: la Gad. La vecchia circoscrizione municipale che teneva assieme i quartieri Giardino, Arianuova e Doro, e che l’immaginario collettivo e le cronache hanno mantenuto unita e piallata. Segnata da quei novanta metri verticali – e dalla vita a cui offre il tetto di una casa o di un rifugio, e che vi si raggruma attorno – al punto che sbagliare la G dell’acronimo, attribuendola per riflesso condizionato proprio al grattacielo, è esperienza comune. Scivolone compiuto pure dalle forze dell’ordine nei comunicati ufficiali, registra Pulidori in “Nero Gad”, con una di quelle annotazioni da cronista che ricorrono spesso nel libro, connotandolo in chiave giornalistica. Sono doverosi richiami alla realtà, utili a restare con i piedi per terra nella narrazione di storie che paiono fiction, scrivendo e leggendo di personaggi (l’assassino con la katana, il pusher coi biglietti da visita) che potrebbero essere usciti da un film, di scene di degrado e violenza (ristoratori condominiali abusivi, pianerottoli irrorati di sangue) che mai avremmo detto a Ferrara. E che invece sono lì, nel cuore pulsante della rete viaria cittadina, tra la stazione ferroviaria e il nodo dei viali al di qua e al di là delle mura.
L’estate dei bambini che giocano nel parco è un ricordo vecchio, quasi ventennale. Gli arbusti che nelle immagini d’epoca dovevano essere sostenuti (il libro ha una notevole documentazione fotografica, in gran parte inedita) oggi sono piante maestose ma in parte cariate, le aiuole sono sfiorite: il quartiere vive un’altra e diversa stagione. Le ombre del grattacielo si sono allungate minacciose, favorendo spaccio e microcriminalità: la meridiana dice inverno.
Degli inquilini degli anni Settanta e Ottanta, nelle tre torri non restano che sparute famiglie; i più se ne sono andati, spinti via da una situazione di anarchia ed insicurezza diffusa che ha moltiplicato le spese per i pochi condòmini che hanno continuato a pagare e ha fatto crollare il valore degli immobili a poche centinaia di euro al metro quadro. Che ha bruciato i risparmi investiti, assieme alla serenità di troppi ferraresi.
Un inverno lungo e duro, ma dentro il quale Pulidori coglie già i prodromi di una primavera che deve essere alle porte. Quella che si muove con i muscoli degli uomini, che gli annunci restano folate di vento. Le gambe forti del custode che mattina dopo mattina, rampa di scale per rampa di scale, compie il suo giro di ronda, controlla e scaccia e aggiusta. Il polso deciso di un’amministratrice di condominio che ha messo in fila problemi decennali e sta trovando, tra mille difficoltà, una soluzione per ciascuno.
La strada è segnata. Nero Gad ha il pregio di affiancare una visione di prospettiva alle fotografie di ieri e al racconto dell’oggi. E di speranza. Giusta. Perché anche d’inverno il grattacielo è pur sempre la sommità che sbuca sopra la nebbia, che offre un affaccio sulle montagne quando dal quindicesimo piano al rasoterra dei marciapiedi la città è avvolta dalla bambagia. Un privilegio. (l.t.)
Marcello Pulidori
”Nero Gad”, Faust Edizioni
148 pagine - 12 euro
in edicola e in libreria
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