Una mostra per i 2.200 anni di “Mutina Splendidissima”
Oggi c’è il clou delle celebrazioni per l’anniversario della fondazione di Modena Fra reperti e opere d’arte spuntano precise ricostruzioni della città originaria
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Le celebrazioni dei 2.200 anni dalla fondazione della città romana di Mutina (il nome originale è etrusco) culminano oggi alle 18 al Foro Boario di Modena (in via Bono da Nonantola), con l’inaugurazione di “Mutina Splendidissima. La città romana e la sua eredità”, mostra a cura di Musei di Modena e Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio di Bologna.
Definita da Cicerone “firmissima et splendidissima”, una delle più importanti colonie romane dell’Italia settentrionale, “Mutina” è sotto le strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni di età tardoantica. Con le celebrazioni del 2017 si è voluto renderla percepibile con diverse iniziative e ora con la mostra che ne racconta le origini, lo sviluppo e il lascito trasmesso alla città moderna. Un racconto in un linguaggio accessibile, fondato su dati archeologici e storici esaminati con sguardo pluridisciplinare, grazie alle collaborazioni di studiosi di diversi ambiti scientifici.
La mostra, parte del progetto “2.200 anni lungo la via Emilia” che coinvolge anche Parma e Reggio Emilia, è stata presentata l’altro giorno e fra i responsabili presenti c’era Luigi Malnati, Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Ferrara, Modena e Reggio Emilia.
Nell’esposizione, curata dallo stesso Malnati, Silvia Pellegrini e Francesca Piccinini, i reperti e le opere d’arte, accostati a testimonianze provenienti da numerosi musei, affiancano le ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfiteatro, le terme, una domus) realizzate a cura di Altair4 Multimedia, con videoracconti che fanno da contrappunto alla descrizione dalle città dal periodo precedente la sua fondazione, nel 183 a.C., alla decadenza nella tarda età imperiale. Fra le novità presentate per la prima volta al pubblico, decorazioni parietali con scene tracciate con pigmenti pregiati e stucchi a rilievo, equiparabili a quelli di Pompei, esposte a fianco di elementi di arredo di pregio artistico.
Spazio in mostra anche alle testimonianze delle produzioni di eccellenza che le fonti attribuiscono a Mutina: lucerne e laterizi, vino e lane, tra le più pregiate e ricercate dell’impero tanto da esser ricordate nell’Editto dei prezzi (III sec. d.C.).
Una sezione è dedicata ai profili dei Mutinenses, dai primi coloni ai cittadini emigrati in altre regioni dell’impero, svelati coniugando dati epigrafici e storici che consentono di ricostruire il profilo sociale multiforme e variegato della città.
Dati geologici, archeobotanici e archeozoologici presentati con linguaggio semplice permettono di conoscere l’assetto ambientale di 2200 anni fa.
La sezione sul periodo Tardo-antico e l’Alto-Medioevo affronta il tema della continuità della città antica e costituisce la cerniera fra le due parti della mostra: tra dimensione archeologica e dimensione storico-artistica.
Il tema dell’eredità si sviluppa nella seconda parte, evidenziando momenti significativi, con opere d’arte e documenti da diversi musei e biblioteche italiane, video e due ricostruzioni virtuali delle antichità esposte nel Rinascimento intorno al Duomo e della perduta Galleria delle antichità di Francesco II a Palazzo ducale. La costruzione del duomo, ad opera dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo, costituisce la giuntura tra la città antica e quella moderna.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Definita da Cicerone “firmissima et splendidissima”, una delle più importanti colonie romane dell’Italia settentrionale, “Mutina” è sotto le strade del centro storico, custodita dai depositi delle alluvioni di età tardoantica. Con le celebrazioni del 2017 si è voluto renderla percepibile con diverse iniziative e ora con la mostra che ne racconta le origini, lo sviluppo e il lascito trasmesso alla città moderna. Un racconto in un linguaggio accessibile, fondato su dati archeologici e storici esaminati con sguardo pluridisciplinare, grazie alle collaborazioni di studiosi di diversi ambiti scientifici.
La mostra, parte del progetto “2.200 anni lungo la via Emilia” che coinvolge anche Parma e Reggio Emilia, è stata presentata l’altro giorno e fra i responsabili presenti c’era Luigi Malnati, Soprintendente archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Ferrara, Modena e Reggio Emilia.
Nell’esposizione, curata dallo stesso Malnati, Silvia Pellegrini e Francesca Piccinini, i reperti e le opere d’arte, accostati a testimonianze provenienti da numerosi musei, affiancano le ricostruzioni virtuali dei principali monumenti di Mutina (le mura, il foro, l’anfiteatro, le terme, una domus) realizzate a cura di Altair4 Multimedia, con videoracconti che fanno da contrappunto alla descrizione dalle città dal periodo precedente la sua fondazione, nel 183 a.C., alla decadenza nella tarda età imperiale. Fra le novità presentate per la prima volta al pubblico, decorazioni parietali con scene tracciate con pigmenti pregiati e stucchi a rilievo, equiparabili a quelli di Pompei, esposte a fianco di elementi di arredo di pregio artistico.
Spazio in mostra anche alle testimonianze delle produzioni di eccellenza che le fonti attribuiscono a Mutina: lucerne e laterizi, vino e lane, tra le più pregiate e ricercate dell’impero tanto da esser ricordate nell’Editto dei prezzi (III sec. d.C.).
Una sezione è dedicata ai profili dei Mutinenses, dai primi coloni ai cittadini emigrati in altre regioni dell’impero, svelati coniugando dati epigrafici e storici che consentono di ricostruire il profilo sociale multiforme e variegato della città.
Dati geologici, archeobotanici e archeozoologici presentati con linguaggio semplice permettono di conoscere l’assetto ambientale di 2200 anni fa.
La sezione sul periodo Tardo-antico e l’Alto-Medioevo affronta il tema della continuità della città antica e costituisce la cerniera fra le due parti della mostra: tra dimensione archeologica e dimensione storico-artistica.
Il tema dell’eredità si sviluppa nella seconda parte, evidenziando momenti significativi, con opere d’arte e documenti da diversi musei e biblioteche italiane, video e due ricostruzioni virtuali delle antichità esposte nel Rinascimento intorno al Duomo e della perduta Galleria delle antichità di Francesco II a Palazzo ducale. La costruzione del duomo, ad opera dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo, costituisce la giuntura tra la città antica e quella moderna.
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