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«I film rendono il passato presente»

«I film rendono il passato presente»

Elisabetta Sgarbi e la sua Slovenia narrata in “L’altrove più vicino”

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Verrà presentato al pubblico per la prima volta oggi a Torino “L’altrove più vicino”, il film di Elisabetta Sgarbi. Il titolo della sua nuova opera rimanda ad una espressione del giornalista e scrittore Paolo Rumiz, protagonista di questo film insieme a Claudio Magris. Come riportato nei giorni scorsi dalla Nuova “L’altrove più vicino” è stato coprodotto da Betty Wrong e Rai Cinema. La fotografia è stata diretta da Andrés Arce Maldonado, mentre la supervisione delle musiche è stata affidata a Franco Battiato. Toni Servillo interpreta i brani di Boris Pahor, e l’orchestra diretta dal maestro Igor Coretti-Kuret “suona” una terra vicina ma allo stesso tempo lontana, la Slovenia. Alla vigilia della presentazione, la regista di Ro che oltre a dirigere ha anche firmato il film, racconta la genesi di questa nuova opera.

Sgarbi, da dove nasce la voglia di raccontare questa storia?

«Nasce dal mio viaggio a Trieste, “Il viaggio della Signorina Vila”, che raccontava anche una Trieste di lingua slovena. Le voci di quel film erano voci che stavano sul confine, sulla soglia tra due culture che hanno avuto scambi e processi di osmosi, ma anche enormi conflitti. Con Rai Cinema abbiamo deciso di continuare il viaggio, varcare il confine. Prima guardando la Slovenia da Trieste, ma allontanandoci sempre di più verso la Slovenia più radicalmente Mitteleuropea, Lubiana, Maribor, la Sava che si getta nel Danubio».

Che cos’è “L’altrove più vicino” e chi sono i suoi protagonisti?

«Anzitutto il titolo è una espressione di Paolo Rumiz, che ama la Slovenia e la percorre continuamente. Una espressione fatale, che mi ha colpito moltissimo: la Slovenia è un altrove, un altro mondo politico linguistico culturale geografico; eppure è un “altrove” vicinissimo, prossimo. Uno specchio».

È corretto dire che le sue opere hanno sempre una “mission”, quella di preservare la memoria? Cosa la affascina del passato?

«Vivo il cinema come una passione. Giro e produco quello che amo vedere e conoscere. Mi affascina il passato nella misura in cui il cinema lo rende presente. Non si tratta di archeologia, si tratta di curiosità, di andare a scovare percorsi nuovi che mi sorprendano. Ad esempio, devo a questo film la conoscenza di un grande scrittore di Alojz Rebula, di cui ora alla Nave di Teseo pubblico un suo capolavoro “La peonia del Carso”».

Poche ore alla presentazione del film al Tff. Emozionata? Quale sarà il percorso del lungometraggio?

«Felice e onorata di essere parte di un Festival così selettivo. Vedremo, ne parlerò con Paola Malanga e Gabriele Genuino di Rai Cinema. Una proiezione spero di farla al Cinema Mexico di Milano del grande Sancassani».

Samuele Govoni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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