Una vita da cronista lunga 24 capitoli per non dimenticare
di LUCA GHIRARDINI
Dal terremoto del 2012 all’amore segreto di Nuvolari Boldrini: il caso Aldrovandi resta una ferita aperta
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Il frutto del lavoro di un giornalista rischia di essere effimero: pubblicato un articolo, 24 ore dopo è già passato agli archivi, lasciando spazio alle novità di giornata.
Non tutti gli articoli sono uguali, tuttavia. Nella vita di un cronista ci sono pezzi che l’autore sente propri e che più di altri segnano il suo percorso, evidenziandone la personalità e le passioni, il suo modo di sentire e interpretare la vita.
Sono, metaforicamente, perle di una collana che va a completarsi anno dopo anno.
Mille lire a colonna (ed. Tre Lune), è il libro che raccoglie ventiquattro articoli scritti da Paolo Boldrini, direttore della Gazzetta di Mantova, il quotidiano più antico d’Italia. Boldrini ha cominciato la sua carriera quando il compenso dei collaboratori - lui era corrispondente da Poggio Rusco - era quello del titolo. Sono pezzi pubblicati sulla Gazzetta e su la Nuova Ferrara, quotidiano che vide il suo esordio da direttore, prima che il gruppo lo richiamasse a casa, come racconta nell’introduzione l’allora direttore editoriale della Finegil, Luigi Vicinanza. Si comincia da una storia drammatica, strascico della seconda guerra mondiale, quella di un esponente cattolico ucciso dai partigiani e mai più ritrovato, e si arriva agli effetti di un’altra guerra, quella che sta portando il mondo occidentale a confrontarsi con le altre culture, con il contorno di episodi come l’assalto a Charlie Hebdo. In mezzo, tante storie di vita, molte legate alle passioni dell’autore: l’automobilismo sportivo con campioni mai completamente felici, da Gilles Villeneuve ad Ayrton Senna, ma anche Tazio Nuvolari, con il suo amore segreto. E poi Marco Pantani, ciclista formidabile e maledetto, e il maestro di giornalismo Enzo Biagi.
C’è il racconto di vicende strazianti, molte legate agli anni ferraresi. Come quella di Angela, la neonata uccisa e bruciata per eliminare ogni traccia. O quella di Federico Aldrovandi, il ragazzo picchiato a morte da quattro agenti di polizia, una ferita ancora aperta, con strascichi giudiziari anche per i giornalisti. Un capitolo a parte è quello sul terremoto: quello del 2012, che ha violentato la pianura tra Emilia e Lombardia, ma anche quello del 2009, all’Aquila. Non è un caso che il libro sia dedicato a Giustino Parisse, il collega de Il Centro di Pescara, che ha perso i suoi cari nel terremoto di Onna. Ventiquattro racconti, dove le esperienze personali sono spesso spunto per attingere ai ricordi.
Il giornalista sta forse pensando di diventare scrittore? «No - risponde Boldrini - sono nato cronista e resterò tale». Mantova, però, ha creato il Festivaletteratura, dove spesso i giornalisti sono di casa. Se un giorno arrivasse l’invito a partecipare?
«Conoscendo gli organizzatori mi sento di escludere questa possibilità. Inoltre il palcoscenico non fa per me, agli eventi preferisco restare tra il pubblico». Forte è invece, in Boldrini, la vicinanza al mondo del volontariato. Una parte del ricavato delle vendite di Mille lire a colonna, infatti, sarà devoluto alla Casa del Sole, centro per bambini disabili di San Silvestro.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non tutti gli articoli sono uguali, tuttavia. Nella vita di un cronista ci sono pezzi che l’autore sente propri e che più di altri segnano il suo percorso, evidenziandone la personalità e le passioni, il suo modo di sentire e interpretare la vita.
Sono, metaforicamente, perle di una collana che va a completarsi anno dopo anno.
Mille lire a colonna (ed. Tre Lune), è il libro che raccoglie ventiquattro articoli scritti da Paolo Boldrini, direttore della Gazzetta di Mantova, il quotidiano più antico d’Italia. Boldrini ha cominciato la sua carriera quando il compenso dei collaboratori - lui era corrispondente da Poggio Rusco - era quello del titolo. Sono pezzi pubblicati sulla Gazzetta e su la Nuova Ferrara, quotidiano che vide il suo esordio da direttore, prima che il gruppo lo richiamasse a casa, come racconta nell’introduzione l’allora direttore editoriale della Finegil, Luigi Vicinanza. Si comincia da una storia drammatica, strascico della seconda guerra mondiale, quella di un esponente cattolico ucciso dai partigiani e mai più ritrovato, e si arriva agli effetti di un’altra guerra, quella che sta portando il mondo occidentale a confrontarsi con le altre culture, con il contorno di episodi come l’assalto a Charlie Hebdo. In mezzo, tante storie di vita, molte legate alle passioni dell’autore: l’automobilismo sportivo con campioni mai completamente felici, da Gilles Villeneuve ad Ayrton Senna, ma anche Tazio Nuvolari, con il suo amore segreto. E poi Marco Pantani, ciclista formidabile e maledetto, e il maestro di giornalismo Enzo Biagi.
C’è il racconto di vicende strazianti, molte legate agli anni ferraresi. Come quella di Angela, la neonata uccisa e bruciata per eliminare ogni traccia. O quella di Federico Aldrovandi, il ragazzo picchiato a morte da quattro agenti di polizia, una ferita ancora aperta, con strascichi giudiziari anche per i giornalisti. Un capitolo a parte è quello sul terremoto: quello del 2012, che ha violentato la pianura tra Emilia e Lombardia, ma anche quello del 2009, all’Aquila. Non è un caso che il libro sia dedicato a Giustino Parisse, il collega de Il Centro di Pescara, che ha perso i suoi cari nel terremoto di Onna. Ventiquattro racconti, dove le esperienze personali sono spesso spunto per attingere ai ricordi.
Il giornalista sta forse pensando di diventare scrittore? «No - risponde Boldrini - sono nato cronista e resterò tale». Mantova, però, ha creato il Festivaletteratura, dove spesso i giornalisti sono di casa. Se un giorno arrivasse l’invito a partecipare?
«Conoscendo gli organizzatori mi sento di escludere questa possibilità. Inoltre il palcoscenico non fa per me, agli eventi preferisco restare tra il pubblico». Forte è invece, in Boldrini, la vicinanza al mondo del volontariato. Una parte del ricavato delle vendite di Mille lire a colonna, infatti, sarà devoluto alla Casa del Sole, centro per bambini disabili di San Silvestro.
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