Storia e geografia dell’arte in Italia Il viaggio di Sgarbi
Esce oggi il libro “Dal mito alla favola bella” Cinquanta autori, le loro vite e le loro opere
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“Dal mito alla favola bella - Da Canaletto a Boldini - Il tesoro d’Italia V” è il titolo del nuovo libro di Vittorio Sgarbi (edito da La nave di Teseo). Un percorso attraverso il quale il critico compone una storia e una geografia dell’arte in Italia, e che passa anche per Il viaggio di Vittorio Sgarbi attraverso l’arte italiana prosegue dunque con il nuovo volume in uscita oggi. Un libro particolare, che permette ai lettori di intraprendere un percorso nella storia e nella geografia dell’arte in Italia. Sarà la penutlima tappa di questo viaggio nell’arte, in cui il noto critico ferrarese non si è focalizzato solo su artisti ed opere d’arte già note al pubblico, ma ha “scovato” e quindi dato luce tanti artisti meno considerati anche se altrettanto grandi e importanti. Un percorso che attraversa la cronologia dell’arte, non dimenticandone e anzi focalizzando gli aspetti regionali considerato che tante sono le zone esplorate e in qualche modo anche scoperte dal critico. Da Venezia a Roma, fino a Napoli. Dalla Toscana all’Emilia. Una lunga serie di artisti e opere fino ad arrivare a cinquanta gli autori analizzati da Vittorio Sgarbi. Una meravigliosa galleria, ricca di perle e curiosità che invoglieranno il lettore a partecipare attivamente al viaggio intrapreso dall’autore nell’analizzarle.
Come potremmo definire il suo ultimo lavoro “Dal mito alla favola bella”?
«La continuazione di un lungo percorso, che ora è giunto al suo penultimo atto, con questo che è il quinto. Ogni anno ne è uscito uno, oggi è il momento che va dal settecento all’inizio del novecento. Questo viaggio è partito da lontano insomma. È iniziato con Cimabue. Inizialmente doveva essere di tre volumi, ma poi mi sono reso conto che doveva essere più sviluppato. Impossibile raccontare tutto brevemente, ci sono talmente tanti temi da affrontare, talmente tante opere che si è reso necessario approfondirlo. In questi libri si analizzano anche di artisti sconosciuti, ma di cui è stato giusto parlare. Per l’importanza che hanno avuto, per ciò che hanno rappresentato e per il modo in cui hanno influenzato tutto quello che è seguito dopo di loro».
Possiamo dire che una delle intenzioni principali del percorso intrapreso, è proprio quella della scoperta di questi artisti meno noti?
«Assolutamente sì. Esistono storie, dipinti e artisti che purtroppo non si conoscono perché vengono citati poco rispetto agli altri. Queste raccolte servono anche a questo, ad avere un quadro più completo».
Tornando nello specifico di questo volume, cosa dovremo aspettarci da queste pagine?
«Si parte dal mito di Venezia, e si arriva al pittore ferrarese Boldini, e quindi alla Belle Epoque. In mezzo c’è di tutto, dai pittori Lombardi del settecento come Ceruti, ai pittori piacentini. Dall’amico di Napoleone Appiani, a Canova. Non sarà il percorso totale di tutta la storia dell’arte di questo periodo, perché sarebbe impossibile, di volumi ne servirebbero venti e non sei. Però c’è dentro gran parte di quella che possiamo definire la storia fondamentale dell’arte di queste epoche che vengono esplorate. Straordinaria, la provincia, nell’arricchire l’arte italiana di autonomia e originalità espressiva come se si sentisse al centro del mondo».
Parliamo di Ferrara. Oltre a Boldini troveremo anche altri artisti ferraresi?
«Oltre a Giovanni Boldini, troveremo Gaetano Previati, che avrà un ruolo molto importante e che è nato a Ferrara. Lui lo troveremo nella parte dedicata alla fine dell’ottocento e al novecento».
Per concludere, ci sarà qualche appuntamento in città nei mesi a venire?
«In febbraio ci sarà la mostra della mia collezione. A proposito di Gaetano Previati, lui è l’artista con cui la mostra si concluderà».
Vittorio Sgarbi disegna un rigoroso itinerario cronologico, ma prestando estrema attenzione a non tralasciare gli umori regionali, illustrando artisti noti e invitandoci, come sempre, a scoprirne altri meno noti ma non meno grandi. Una galleria di meraviglie e sorprese che invitano il lettore a un suo inevitabile personalissimo viaggio.
Samuele Melloni
Come potremmo definire il suo ultimo lavoro “Dal mito alla favola bella”?
«La continuazione di un lungo percorso, che ora è giunto al suo penultimo atto, con questo che è il quinto. Ogni anno ne è uscito uno, oggi è il momento che va dal settecento all’inizio del novecento. Questo viaggio è partito da lontano insomma. È iniziato con Cimabue. Inizialmente doveva essere di tre volumi, ma poi mi sono reso conto che doveva essere più sviluppato. Impossibile raccontare tutto brevemente, ci sono talmente tanti temi da affrontare, talmente tante opere che si è reso necessario approfondirlo. In questi libri si analizzano anche di artisti sconosciuti, ma di cui è stato giusto parlare. Per l’importanza che hanno avuto, per ciò che hanno rappresentato e per il modo in cui hanno influenzato tutto quello che è seguito dopo di loro».
Possiamo dire che una delle intenzioni principali del percorso intrapreso, è proprio quella della scoperta di questi artisti meno noti?
«Assolutamente sì. Esistono storie, dipinti e artisti che purtroppo non si conoscono perché vengono citati poco rispetto agli altri. Queste raccolte servono anche a questo, ad avere un quadro più completo».
Tornando nello specifico di questo volume, cosa dovremo aspettarci da queste pagine?
«Si parte dal mito di Venezia, e si arriva al pittore ferrarese Boldini, e quindi alla Belle Epoque. In mezzo c’è di tutto, dai pittori Lombardi del settecento come Ceruti, ai pittori piacentini. Dall’amico di Napoleone Appiani, a Canova. Non sarà il percorso totale di tutta la storia dell’arte di questo periodo, perché sarebbe impossibile, di volumi ne servirebbero venti e non sei. Però c’è dentro gran parte di quella che possiamo definire la storia fondamentale dell’arte di queste epoche che vengono esplorate. Straordinaria, la provincia, nell’arricchire l’arte italiana di autonomia e originalità espressiva come se si sentisse al centro del mondo».
Parliamo di Ferrara. Oltre a Boldini troveremo anche altri artisti ferraresi?
«Oltre a Giovanni Boldini, troveremo Gaetano Previati, che avrà un ruolo molto importante e che è nato a Ferrara. Lui lo troveremo nella parte dedicata alla fine dell’ottocento e al novecento».
Per concludere, ci sarà qualche appuntamento in città nei mesi a venire?
«In febbraio ci sarà la mostra della mia collezione. A proposito di Gaetano Previati, lui è l’artista con cui la mostra si concluderà».
Vittorio Sgarbi disegna un rigoroso itinerario cronologico, ma prestando estrema attenzione a non tralasciare gli umori regionali, illustrando artisti noti e invitandoci, come sempre, a scoprirne altri meno noti ma non meno grandi. Una galleria di meraviglie e sorprese che invitano il lettore a un suo inevitabile personalissimo viaggio.
Samuele Melloni
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