La Nuova Ferrara

IAIA FORTE

di SAMUELE GOVONI

Era stata a Ferrara l’ultima volta un paio d’anni fa ma la città la conosce. In trent’anni di carriera Iaia Forte ha calcato i palcoscenici dei teatri più prestigiosi di Italia e ora si prepara a...

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Era stata a Ferrara l’ultima volta un paio d’anni fa ma la città la conosce. In trent’anni di carriera Iaia Forte ha calcato i palcoscenici dei teatri più prestigiosi di Italia e ora si prepara a tornare al Comunale con “Sisters”, uno spettacolo che mescola il passato con i sogni infranti, le speranze svanite, il futuro incerto e che indaga la complessità dei rapporti familiari.

Chi è il suo personaggio e come lo descriverebbe?

«In scena sono Regina, una ex bambina prodigio che, dopo un breve successo, si ritrova a fare i conti con il declino della sua carriera. È alcolizzata e vive assieme a Chiara, la sorella. Le due sono costrette a vivere insieme, relegate in una casa che è anche una prigione di ricordi. Entrambe sono legate al ricordo del padre, una figura che, pur non essendo mai sul palco è comunque ben presente in scena. Regina e Chiara hanno un problema: non riescono a staccarsi dalle memorie dell’infanzia».

Si è affezionata presto a Regina o c’è stato un momento di distacco?

«È stato un lavoro molto interessante che ha risvegliato in me anche ricordi ed esperienze personali. Quelli di “Sisters” sono personaggi che hanno in loro qualcosa di irreale perché “estremi” ma non sono caricaturali anzi, sono emotivamente molto coinvolgenti. Lo spettacolo parla di infanzia e rapporti familiari. In scena siamo due sorelle ma potrebbero esserci anche due fratelli o marito e moglie; perché è la famiglia il centro di tutto».

Trent’anni passati sulla scena tra teatro, cinema e televisione. Com’è cambiato il lavoro e come si sente oggi?

«La mia matrice è teatrale, ho sempre fatto teatro e continuo a dare la precedenza ad esso. Nel corso della mia carriera ho però avuto la possibilità di partecipare a film importanti come il premio Oscar “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Ho lavorato anche nel suo ultimo film e sono felice anche di essere nel cast de “Una festa esagerata”, il nuovo film di Vincenzo Salemme. Ora però mi faccio un bel po’ di mesi a teatro. Oltre a “Sisters” c’è la commedia di Cristina Comencini con Ennio Fantastichini».

Cosa vede intorno a sé?

«È un momento difficile per l’Italia e ciò si riflette anche nel nostro lavoro. Il cinema, eccetto alcune punte, non riesce a raggiungere il pubblico, a parlargli. Gli spettatori non si riconoscono più in ciò che vedono. Il teatro in questo senso è meno colpito anche se non è rimasto immune al periodo complesso che stiamo attraversando. Io ho avuto il privilegio di lavorare con tutti i più grandi da Ronconi a Martone a Servillo ma, anche in molte produzioni oggi come oggi vedo operazioni superficiali, più attente al prodotto che al progetto».

Conosce Ferrara? Ha qualche ricordo particolare legato alla città?

«Ferrara mi piace tantissimo. Ho uno splendido ricordo di Gisberto Morselli (direttore artistico del teatro Comunale fino al 2010, ndr), persona secondo me illuminata. Sono stata spesso in città, il teatro è splendido, poi Boldini è uno dei miei artisti preferiti e ogni volta che torno ne approfitto per rivedere le sue opere».

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