ISABELLA FERRARI
Divisa tra un set e l’altro, tra il palcoscenico e i chilometri che la separano da una città all’altra, da un teatro a una location. È un periodo intenso per Isabella Ferrari che sarà a in città...
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Divisa tra un set e l’altro, tra il palcoscenico e i chilometri che la separano da una città all’altra, da un teatro a una location. È un periodo intenso per Isabella Ferrari che sarà a in città questo fine settimana con “Sisters” di Binasco, accanto all’attrice partenopea Iaia Forte. Anche lei, come la collega, è stata chiamata ad una prova attoriale tutt’altro che facile. Sul palco è infatti un’ex attrice con una paralisi alle gambe, situazione drammatica per altro vissuta per un periodo anche nella realtà dalla stessa Ferrari «poi tutto è passato e sono tornata a teatro», dice lei.
Chi è il suo personaggio?
«Interpreto una donna disabile. Chiara è stata un’attrice cinematografica ma la sua carriera finisce a causa della malattia quando ancora è all’apice. Di quel periodo da “star” le resta un ricordo positivo e non “insano” come invece sono i ricordi della sorella alcolizzata che vive in totale balia di essi. I ricordi possono fare male ma con loro si può anche vivere bene, dipende in che modo si affrontano. Come la convivenza che le due sorelle sono costrette a vivere, potrebbe essere propositiva e invece è un’esistenza borderline».
È stato difficile lavorare a Chiara e alla storia in generale?
«Più che difficile direi travolgente. Siamo due sorelle ma potremmo essere anche altro. È una storia che parla del quotidiano, della vita e dell’esistenza. Lavorare a questi personaggi è stato un po’ un “pugno nello stomaco”, batosta che arriva dritta anche al pubblico in sala. Al termine dello spettacolo infatti prima degli applausi passa sempre qualche secondo, pausa necessaria per assorbire il colpo. Quello che viene messo in scena sera dopo sera non è “solo” uno spettacolo in cui vengono ripetute battute, è una performance viva, fatta di carne e sangue e il pubblico lo sente».
Uno spettacolo vero, reale.
«Stare in scena con una pièce che generasse scintille di vita era un mio desiderio, la ripetizione non mi interessa. Qui ogni sera è diverso. La scelta di vestire i panni di questo personaggio non è stata casuale anzi, ma per pudore preferirei non parlarne. Sono sempre molto reticente a parlare dei miei personaggi perché li porto talmente vicino a me che poi diventano parte di me. Non ci sono “impalcature” che ci separano».
Lei in scena è paralizzata alle gambe, realtà con cui ha dovuto fare i conti nella vita reale. Indossare i panni di un personaggio simile è stata una scelta coraggiosa.
«È una vicenda mia, personale che ho scelto di tenere per me. Posso solo dire che sono stata curata male in un primo momento e poi bene. Ho rischiato la vita per una diagnosi sbagliata ma alla fine ce l’ho fatta, è passato, e ora posso recitare ancora a teatro».
Terminato il tour si prenderà una pausa o ha già nuovi progetti in vista?
«Non mi fermo, non per ora. Sono impegnata in “Euphoria”, il nuovo film di Valeria Golino con Riccardo Scamarcio e Valerio Mastrandrea; ho fatto “In viaggio con Adele” di Alessandro Capitani con Sara Serraiocco e Alessandro Haber, poi girerò un altro film. Sono mesi intensi, sono assolutamente in movimento». (s.g.)
Chi è il suo personaggio?
«Interpreto una donna disabile. Chiara è stata un’attrice cinematografica ma la sua carriera finisce a causa della malattia quando ancora è all’apice. Di quel periodo da “star” le resta un ricordo positivo e non “insano” come invece sono i ricordi della sorella alcolizzata che vive in totale balia di essi. I ricordi possono fare male ma con loro si può anche vivere bene, dipende in che modo si affrontano. Come la convivenza che le due sorelle sono costrette a vivere, potrebbe essere propositiva e invece è un’esistenza borderline».
È stato difficile lavorare a Chiara e alla storia in generale?
«Più che difficile direi travolgente. Siamo due sorelle ma potremmo essere anche altro. È una storia che parla del quotidiano, della vita e dell’esistenza. Lavorare a questi personaggi è stato un po’ un “pugno nello stomaco”, batosta che arriva dritta anche al pubblico in sala. Al termine dello spettacolo infatti prima degli applausi passa sempre qualche secondo, pausa necessaria per assorbire il colpo. Quello che viene messo in scena sera dopo sera non è “solo” uno spettacolo in cui vengono ripetute battute, è una performance viva, fatta di carne e sangue e il pubblico lo sente».
Uno spettacolo vero, reale.
«Stare in scena con una pièce che generasse scintille di vita era un mio desiderio, la ripetizione non mi interessa. Qui ogni sera è diverso. La scelta di vestire i panni di questo personaggio non è stata casuale anzi, ma per pudore preferirei non parlarne. Sono sempre molto reticente a parlare dei miei personaggi perché li porto talmente vicino a me che poi diventano parte di me. Non ci sono “impalcature” che ci separano».
Lei in scena è paralizzata alle gambe, realtà con cui ha dovuto fare i conti nella vita reale. Indossare i panni di un personaggio simile è stata una scelta coraggiosa.
«È una vicenda mia, personale che ho scelto di tenere per me. Posso solo dire che sono stata curata male in un primo momento e poi bene. Ho rischiato la vita per una diagnosi sbagliata ma alla fine ce l’ho fatta, è passato, e ora posso recitare ancora a teatro».
Terminato il tour si prenderà una pausa o ha già nuovi progetti in vista?
«Non mi fermo, non per ora. Sono impegnata in “Euphoria”, il nuovo film di Valeria Golino con Riccardo Scamarcio e Valerio Mastrandrea; ho fatto “In viaggio con Adele” di Alessandro Capitani con Sara Serraiocco e Alessandro Haber, poi girerò un altro film. Sono mesi intensi, sono assolutamente in movimento». (s.g.)
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