La Nuova Ferrara

Note di una vita Sara tra le star della chitarra

di SAMUELE GOVONI
Note di una vita Sara tra le star della chitarra

Dagger Moth (2013) è il suo progetto solista «Ribot? Un mito, bellissimo lavorare con lui»

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Si intitola “Silk around the marrow” l’album di Sara Ardizzoni che è stato inserito dalla rivista statunitense Guitar player nella top list che segnala i sessanta dischi più rilevanti e notevoli a livello chitarristico dal 1967 ad oggi. Non male per la musicista ferrarese che con il suo progetto solista denominato Dagger Moth, ha varcato i confini ferraresi e nazionali ed è arrivata oltre oceano. «Ho intrapreso questo percorso - spiega la Ardizzoni - circa cinque anni fa. Si tratta di un lavoro prevalentemente strumentale e questo disco (“Silk around the marrow”, ndr) unisce chitarra, elettronica e voce. Si tratta di un album totalmente autoprodotto. Suono io i vari strumenti e canto». Le radici musicali della chitarrista affondano lontano nel tempo, sono lunghe vent’anni. Cresciuta tra le chitarre di casa, suo padre ha sempre coltivato la passione per la sei corde, a quindici anni ha scelto di iniziare a studiare lo strumento, proprio quando il genitore aveva ormai smesso di credere che la figlia avrebbe seguito le sue orme.

«Un giorno con alcuni amici mi sono iscritta alla scuola di musica moderna e da allora non ho più smesso», spiega la musicista. Tante le collaborazioni sia dal vivo sia in studio con band locali e non solo. Nel 2012 però Sara Ardizzoni ha deciso di dedicarsi ad un suo progetto solista, più intimo e ricercato in cui a parlare fosse più la musica rispetto alle parole. Nel 2013 esce “Dagger Moth”, il primo lavoro che porta lo stesso nome del progetto, seguito tre anni dopo da “Silk around the marrow”, l’album che è stato notato dalla redazione di Guitar player.

«Ho inviato alcune copie del disco ad un amico che vive a San Francisco e - racconta la chitarrista ferrarese - poco dopo sono stata contattata dalla rivista. Mi hanno detto di essere interessati al mio lavoro e mi hanno fatto un po’ di domande. Mi avevano detto che stavano pensando di inserire “Silk around the marrow” all’interno di una classifica che stavano stilando. Per me è stata una bella sorpresa ma non pensavo che la top list di cui stessero parlando fosse una cosa così importante e invece...». E invece Sara Ardizzoni si è ritrovata il suo album tra quelli più interessanti, secondo lo staff di Guitar player, realizzati in ambito chitarristico negli ultimi cinquant’anni. «Sono particolarmente felice perché ad un brano dell’album ha collaborato Marc Ribot, uno dei miei miti di sempre. Ecco, questo - dice la Ardizzoni - è stato proprio un sogno che si è avverato». Non a caso Ribot, che tra le sue collaborazioni figurano nomi come Tom Waits, Evis Costello e Marianne Faithfull, è uno dei tre artisti imprescindibili per la chitarrista ferrarese.

«Stilare una classifica degli artisti “della vita” non è mai facile però al primo posto metterei senza dubbio Marc Ribot, sia per le sue qualità etiche sia musicali; al secondo inserirei i Fugazi (band post-hardcore di Washington, ndr) anche loro grandi sostenitori del pensiero “do it yourself”: se vuoi una cosa falla, lavora per ottenerla. E infine, al terzo posto - chiude la musicista - metterei Nina Simone, cantante, pianista e attivista per i diritti civili statunitensi». Ora per la Ardizzoni è tempo di spegnere gli amplificatori. Dopo il progetto solista e un tour su e giù per l’Italia con la band di Cesare Basile, cantautore di origini siciliane che proprio nell’anno che si sta per concludere ha dato alle stampe “U fujutu su nesci chi fa?”, il suo ultimo disco di matrice folk, la chitarrista ha scelto di prendersi un attimo di pausa per lavorare a nuovi brani e perseguire la strada segnata dal suo progetto solista.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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