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Tutte le opere della Buzzacchi nella sua terra I ricordi di Quilici

Tutte le opere della Buzzacchi nella sua terra I ricordi di Quilici

Ha aperto a Medole, nell’Alto Mantovano, la grande mostra retrospettiva di Mimì Quilici Buzzacchi “Sessant’anni di storia grafica (1923-’83)”, esposizione che si svolge nei locali della Civica...

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Ha aperto a Medole, nell’Alto Mantovano, la grande mostra retrospettiva di Mimì Quilici Buzzacchi “Sessant’anni di storia grafica (1923-’83)”, esposizione che si svolge nei locali della Civica raccolta d’arte moderna e contemporanea, con sede nella Torre Civica del paese. La mostra fu di scena la scorsa primavera proprio a Ferrara, in quell’occasione il sindaco di Medole, Giovanni Battista Ruzzenenti, e il presidente della Pro Loco, Giovanni Magnani, hanno incontrato la famiglia Quilici ed espresso loro il desiderio di portare l’esposizione a Medole. Il piccolo Comune morenico, infatti, è il paese d’origine dell’artista, vi nacque il 28 agosto del 1903 in località Cà Morino. La Civica conserva il suo olio “Il Nonno Garibaldino”, una delle opere più preziose dell’intera collezione di oltre 300 pezzi, il patrimonio culturale e artistico della Civica e del Comune di Medole.

La mostra è accompagnata da un catalogo distribuito gratuitamente ai visitatori con ricco apparato critico. Nel catalogo anche un’interessante intervista al noto regista e scrittore ferrarese Folco Quilici, figlio di Mimì. «Medole si trova lungo il percorso che da bambino si attraversava quando la famiglia andava in vacanza in collina, vicino a Bergamo. Allora non esisteva l’autostrada, si passava da Mantova e poi si andava verso Brescia. A metà strada in una tappa predestinata per tradizione ci si doveva incontrare con un rappresentante della famiglia Buzzacchi, lo zio Benedetto, fratello del nonno Lorenzo, ambedue figli del garibaldino Giovanni, chirurgo dei Mille - afferma nel catalogo Quilici, che continua sul lavoro della madre -. C’erano delle proibizioni assolute a varcare quella porta, perché lei vi lavorava e giustamente si doveva concentrare. Preparare tutta la fase iniziale della stampa, con i primi disegni e poi passare all’incisione vera e propria. La fase esecutiva richiedeva anche molta forza di polso, doveva scavare il segno dell’incisione su quelle tavole di legno, di un legno pregiato di bosso, molto duro e dalla superficie liscia come il marmo. Non è che fosse facile. Un segno inciso non si poteva cancellare».

Il catalogo presenta i contributi del critico d’arte ferrarese Lucio Scardino e del nipote Simone Quilici. La mostra è visitabile fino all’11 marzo 2018: dal mercoledì al sabato 15.30-18.30, domenica e festivi 10-12 e 15.30-18.30. Ingresso gratuito.

Luca Cremonesi

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