La Nuova Ferrara

«Felici del “nostro” Bononi»

di SAMUELE GOVONI
«Felici del “nostro” Bononi»

L’ultimo sognatore saluta. Pacelli e Sassu: momento scientifico importante per la città

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Chiuderà questa sera alle 19 a Palazzo dei Diamanti la mostra “Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese”. L’allestimento, dedicato ad uno degli artisti più interessanti e allo stesso tempo meno noti del Seicento ferrarese, proprio in questa ultima giornata potrebbe raggiungere quota ventimila visitatori o, per lo meno, avvicinarsi all’ambito traguardo. Che quella di Bononi non fosse una mostra da grandi numeri lo si sapeva in partenza. Lo sapevano gli organizzatori della rassegna così come i suoi curatori ma, nonostante questo, si è scelto di procedere in nome della (ri)scoperta, della ricerca e dello studio.

«La mostra è andata molto bene e - spiega Maria Luisa Pacelli, direttrice delle Gallerie d’arte moderna e contemporanea di Ferrara - abbiamo ottenuto risultati migliori rispetto a quelli che ci aspettavamo. Sapevamo che non avremmo raggiunto numeri esorbitanti, però chi ha visitato la mostra ne è uscito soddisfatto e di questo siamo felici. Chi si è recato a Palazzo dei Diamanti in questi mesi era un pubblico interessato a scoprire qualcosa di nuovo e questo conferma il fatto che gli spostamenti di massa, si hanno quando si propongono opere e o artisti molto conosciuti. Il “salto nel vuoto” frena sempre un po’, è un muro difficile da abbattere». La mostra – la prima monografica dedicata a Carlo Bononi – è stata promossa dalla Fondazione Ferrara Arte e curata da Giovanni Sassu e Francesca Cappelletti. Questi mesi, l’allestimento era stato inaugurato lo scorso 14 ottobre, hanno acceso i riflettori su un artista e su una “parentesi” artistica e culturale offuscata dal ricordo della magica stagione rinascimentale della Ferrara degli Este.

«Posso dire che ci troviamo davanti ad un’esperienza riuscita. “Carlo Bononi. L’ultimo sognatore dell’Officina ferrarese” ha riportato l’attenzione su tematiche dimenticate. Inoltre - prosegue la Pacelli - abbiamo ricevuto ottimi riscontri da parte di addetti ai lavori, critici, ricercatori e studiosi universitari».

Non “solo” opere; la mostra è stata accompagnata anche da incontri, conferenze, concerti, momenti di studio e approfondimento. Momenti che potrebbero proseguire anche nei prossimi mesi, quando la monografica su Bononi sarà solo un ricordo. «Al momento non c’è niente di simile in cantiere. Ci occuperemo ancora di arte antica ma per noi, almeno per ora, quello di Bononi è un capitolo chiuso. Sono però sicura che studiosi e docenti, gli stessi curatori in primis, proseguiranno il lavoro su di lui».

E proprio Sassu, a ridosso della chiusura della mostra a Palazzo dei Diamanti afferma: «Io e Francesca (Cappelletti, ndr) siamo molto soddisfatti del percorso svolto. Non è semplice trovare una mostra capace di dare ad un progetto scientifico una forma così raffinata. Ora, forte anche del riscontro ottenuto dal pubblico, addetti ai lavori ma pure semplici appassionati di arte, sono ancora più incentivato a studiare e a mettere insieme tutti i tasselli che compongono la vita e le opere di Carlo Bononi. Di certo consegniamo alla comunità scientifica un artista molto diverso e approfondito rispetto a quello che si conosceva prima e questo - conclude Sassu - è già motivo di orgoglio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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