La Nuova Ferrara

«Teniamo alta l’attenzione Il passato non va dimenticato»

di SAMUELE GOVONI
«Teniamo alta l’attenzione Il passato non va dimenticato»

Ottavia Piccolo legge Bassani: «Amo Ferrara e spero di tornare presto»

3 MINUTI DI LETTURA





Se c’è una cosa per cui Ottavia Piccolo si è sempre distinta nel corso della sua carriera, bravura attoriale a parte, quella è la consapevolezza. Consapevolezza di ciò che la circonda, dei temi che affronta e che dovrà affrontare. Non ha mai partecipato ad un progetto in maniera superficiale, al contrario, ma lo ha sempre abbracciato dedicandosi ad esso con serietà e professionalità. Un rigore che potrebbe apparire scontato ma che non lo è affatto. Che si tratti di cinema, teatro, televisione o, come in questo caso, di letture, Ottavia Piccolo pone sempre la stessa attenzione al progetto. Domani l’attrice parteciperà all’inaugurazione di “Ca’ Foscari allo specchio a 80 anni dalle leggi razziali”; mostra che riporta alla luce i documenti dell’Archivio storico dell’ateneo e dei licei Benedetti-Tommaseo e Foscarini. In questa occasione la Piccolo leggerà alcuni passaggi de Il giardino dei Finzi-Contin”, romanzo simbolo dell’opera letteraria di Giorgio Bassani.

L’opera scelta racconta la situazione di ostracismo e persecuzione subita dalla comunità ebraica tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso attraverso il personaggio di Micol, ispirato alla nobildonna Teresa Foscari Foscolo, che da Ferrara si trasferì a Venezia per completare gli studi e laurearsi. «Penso che sia fondamentale - afferma Ottavia Piccolo - studiare quanto accadde nella prima metà del Novecento. Oggi come oggi corriamo il rischio di andare “in automatico”, di parlarne solo quando compare la ricorrenza sul calendario e poi di archiviare tutto fino all’anno successivo. L’attenzione rispetto a queste tematiche, invece, va tenuta sempre alta».

L’incontro, che rientra nelle iniziative per i 150 anni dell’università Ca’ Foscari, si terrà alle 17 a Ca’ Foscari Zattere Cultural Flow Zone, Tesa 1 (Dorsoduro 1392, Venezia). «Abbiamo il compito di studiare la Shoah perché secondo me non abbiamo mai capito abbastanza dell’enormità di quella tragedia e in più - prosegue l’attrice - penso che sia doveroso contestualizzare quanto accaduto. Il passato non riguarda solo il passato, riguarda anche il presente e il futuro. Il nostro compito verso le nuove generazioni, e anche verso noi stessi, non è solo quello di riportare i fatti “fini a sé stessi” ma di metabolizzarli e tramandarli per affrontare in maniera differente il domani. Non dobbiamo dimenticare. Mai». Attraverso la letteratura e il cinema, ma anche il teatro, sono state raccontate tante storie che hanno saputo immortalare e trasmettere con forza la drammaticità dell’Olocausto e della guerra.

Se si parla di grande schermo è impossibile non pensare immediatamente a film come “Schindler’s List” o “Kapò”, così come se si parla di libri la mente corre veloce a “Se questo è un uomo” e al “Diario di Anna Frank”.

«Recentemente ho visto “Lettere da Berlino” e credo sia un buon film per avvicinarsi all’argomento ed iniziare a capire cosa è accaduto. Tra i libri invece - spiega - mi sentirei di consigliare “Il fumo di Birkenau” e “Tagebuch. Il diario del ritorno dal lager” di Lianna Millu. Io andai in scena con “Processo a Dio”, di Stefano Massini e prima, mi chiesi a lungo se fosse davvero il caso di portare in teatro un argomento tanto delicato. Alla fine mi dissi che sì, si poteva raccontare, l’importante era farlo con onestà».

L’attrice che proprio da quella tournée (era il 2008) manca dal palcoscenico del Teatro Comunale Abbado, è impegnata ora con “Occident Express”, pièce scritta sempre da Massini. «Riprenderemo lo spettacolo nella prossima stagione (2018/2019, ndr) e chissà, magari arriveremo anche a Ferrara. Mi piacerebbe molto perché - conclude l’attrice - il teatro è splendido e la città la porto nel cuore».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google