La Mannoia torna a teatro «Per conquistare il pubblico»
Oggi la popolare cantante si esibisce a Bologna e prepara il gran finale a New York «Vengo volentieri da quelle parti, come a Ferrara: la gente mi dà soddisfazione»
3 MINUTI DI LETTURA
È ormai una delle regine indiscusse della musica italiana, non fosse altro per il secondo posto all’ultimo Sanremo o il programma televisivo in prima serata su Rai 1. L’eclettica Fiorella Mannoia stasera canta nella vicina Bologna per il suo “Combattente il Tour” che terminerà a New York a fine febbraio dopo diversi concerti in tutta Italia. E chissà che l’instancabile cantante non torni anche a Ferrara, dopo il bellissimo concerto del maggio 2012 al Teatro Comunale per presentare Sud.
«Devo ammettere che nelle tournée che ho fatto nella mia carriera, non mi sono mai risparmiata - ci dice la Mannoia -. Amo molto il mio il mio lavoro e cerco sempre di dare il massimo per il pubblico che mi segue e che vuole venire a vedermi dal vivo. Con questi 101 concerti, e a New York sarà per me una prima volta in assoluto, festeggeremo una stagione che per me è stata straordinaria, che mai avrei pensato di vivere. Ho avuto tante grandi soddisfazioni e credo che questo sia il modo più giusto per chiudere quest’annata».
L’abbiamo vista più volte a Ferrara, stavolta sarà a Bologna, sempre in teatro...
«A Ferrara mi sono sempre trovata bene, la gente mi ha saputo dare soddisfazione, lo stesso vale a Bologna, dove torno volentieri. I teatri mi piacciono perché chi viene a vederti in concerto può cogliere ogni tua espressione, ogni tuo respiro. Il contatto con il pubblico è diretto, immediato, la gente è lì a pochi metri da te. Se nei palasport la gente è più libera di scatenarsi in piedi, nei teatri il pubblico bisogna conquistarselo, riuscire a trasmettere alla gente l’entusiasmo, anche con il modo di interpretare le canzoni, per l’appunto con le espressioni del viso, la gestualità, e per me che sono un’interprete è la naturale dimensione, il luogo ideale. E poi abbiamo la fortuna di avere in Italia dei teatri che sono uno più bello dell’altro».
Ha un repertorio immenso, come ha scelto i brani di questo live?
«Ho cercato di andare incontro a tutti, fra le mie canzoni del passato e quelle del presente una scelta va fatta certo. Canto sicuramente alcune canzoni del nuovo album Combattente, ma ad esempio anche tutti i brani con i quali sono andata a Sanremo, e li racconto sul palco».
Partecipando ai suoi concerti è evidente il forte legame con il pubblico che passa sì dalla musica ma anche da una condivisione di valori.
«Lo faccio spesso e da anni, è un contatto, un abbraccio, non c’è alcuna distanza tra me e loro. Questo grande abbraccio mi fa ogni volta immenso piacere. E non dimentico mai un insegnamento di qualcuno che disse… “La felicita è desiderare ciò che abbiamo”.
Ha presentato il tour europeo di novembre (Parigi-Bataclan, Londra, Bruxelles, Lussemburgo) con una frase di Siamo ancora qui: “con più speranza che paura”.
«Sì dobbiamo affrontare il presente e il futuro con più speranza che paura. Siamo tutti impauriti, stiamo vivendo cambiamenti sociali epocali. Non è la prima migrazione della storia, dobbiamo convincerci che nulla sarà come prima, ora si sta cercando di capire come comportarci, la paura fa parte dell’uomo, tutto è diverso ma non dobbiamo demonizzare. In questo momento con questo cambiamento stanno facendo i conti soprattutto le periferie, le fasce più deboli della popolazione. Bisogna mantenere una speranza, bisogna trovare benefici ed essere fiduciosi: siamo ormai una società multietnica, questa è la realtà, e bisogna cambiare perché tale cambiamento sia vivibile». (d.b.)
«Devo ammettere che nelle tournée che ho fatto nella mia carriera, non mi sono mai risparmiata - ci dice la Mannoia -. Amo molto il mio il mio lavoro e cerco sempre di dare il massimo per il pubblico che mi segue e che vuole venire a vedermi dal vivo. Con questi 101 concerti, e a New York sarà per me una prima volta in assoluto, festeggeremo una stagione che per me è stata straordinaria, che mai avrei pensato di vivere. Ho avuto tante grandi soddisfazioni e credo che questo sia il modo più giusto per chiudere quest’annata».
L’abbiamo vista più volte a Ferrara, stavolta sarà a Bologna, sempre in teatro...
«A Ferrara mi sono sempre trovata bene, la gente mi ha saputo dare soddisfazione, lo stesso vale a Bologna, dove torno volentieri. I teatri mi piacciono perché chi viene a vederti in concerto può cogliere ogni tua espressione, ogni tuo respiro. Il contatto con il pubblico è diretto, immediato, la gente è lì a pochi metri da te. Se nei palasport la gente è più libera di scatenarsi in piedi, nei teatri il pubblico bisogna conquistarselo, riuscire a trasmettere alla gente l’entusiasmo, anche con il modo di interpretare le canzoni, per l’appunto con le espressioni del viso, la gestualità, e per me che sono un’interprete è la naturale dimensione, il luogo ideale. E poi abbiamo la fortuna di avere in Italia dei teatri che sono uno più bello dell’altro».
Ha un repertorio immenso, come ha scelto i brani di questo live?
«Ho cercato di andare incontro a tutti, fra le mie canzoni del passato e quelle del presente una scelta va fatta certo. Canto sicuramente alcune canzoni del nuovo album Combattente, ma ad esempio anche tutti i brani con i quali sono andata a Sanremo, e li racconto sul palco».
Partecipando ai suoi concerti è evidente il forte legame con il pubblico che passa sì dalla musica ma anche da una condivisione di valori.
«Lo faccio spesso e da anni, è un contatto, un abbraccio, non c’è alcuna distanza tra me e loro. Questo grande abbraccio mi fa ogni volta immenso piacere. E non dimentico mai un insegnamento di qualcuno che disse… “La felicita è desiderare ciò che abbiamo”.
Ha presentato il tour europeo di novembre (Parigi-Bataclan, Londra, Bruxelles, Lussemburgo) con una frase di Siamo ancora qui: “con più speranza che paura”.
«Sì dobbiamo affrontare il presente e il futuro con più speranza che paura. Siamo tutti impauriti, stiamo vivendo cambiamenti sociali epocali. Non è la prima migrazione della storia, dobbiamo convincerci che nulla sarà come prima, ora si sta cercando di capire come comportarci, la paura fa parte dell’uomo, tutto è diverso ma non dobbiamo demonizzare. In questo momento con questo cambiamento stanno facendo i conti soprattutto le periferie, le fasce più deboli della popolazione. Bisogna mantenere una speranza, bisogna trovare benefici ed essere fiduciosi: siamo ormai una società multietnica, questa è la realtà, e bisogna cambiare perché tale cambiamento sia vivibile». (d.b.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
