Bisio è la solita sicurezza: oggi ultimo spettacolo al Comunale
di FABIO ZIOSI
Claudio Bisio fa il pienone. Lui è quello che è sempre, quello che siamo abituati a vedere al cinema, in televisione come presentatore o “spalla” a Zelig, anche quando fa il giudice di un talent è...
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Claudio Bisio fa il pienone. Lui è quello che è sempre, quello che siamo abituati a vedere al cinema, in televisione come presentatore o “spalla” a Zelig, anche quando fa il giudice di un talent è sempre lui, naturalmente è sempre lui anche a teatro. È, insomma, una sicurezza. Con la sua capacità ironica a volte sorniona, che inizia la riflessione seria ma non riesce ad arrivare sino in fondo perché è già arrivato il momento di far ridere o sorridere. Il testo, presentato l’altra sera al Comunale per la stagione di prosa, “Father and son” (oggi alle 16 ultima replica), non sembra sia “ispirato” ai due libri di Michele Serra Gli Sdraiati e Breviario comico, pare invece che Serra l’abbia scritto addosso all’attore e pensando alla sua interpretazione sulla scena. È molto più coinvolgente del film uscito alla fine dello scorso anno e firmato da Francesca Archibugi.
A teatro Bisio sente il pubblico ed è solo lui a recitare sul palco e sa quello che può “spremere” alla sua gente. E del resto chi è seduto lì non aspetta altro che un suo gesto, una parola mezza smozzicata, per ripagarlo di attenzioni, risate e applausi. Ad accompagnare i quasi novanta minuti di Bisio, ci sono anche due ottimi musicisti, Laura Masotti al violino e Marco Bianchi alla chitarra che con i loro strumenti sottolineano, amplificano, dialogano, con le parole e la storia.
Padri e figli, come gran parte del pubblico di ieri sera, con i problemi generazionali che tutti ci siamo portati dietro e che oggi si sono talmente velocizzati che non riusciamo non solo a risolvere ma neanche a capirli e, a volte, neppure a vederli. Il figlio “sdraiato” del monologo, che ha sulla pancia il pc con il quale è collegato a non si sa chi con la mano destra, mentre tiene un libro con la sinistra, guarda la tv accesa su un improbabile telefilm americano, e nelle orecchie ha le cuffie per sentire la musica, forse non sono i capelli lunghi che ci rendevano incomprensibili ai nostri genitori e ci distanziavano irrimediabilmente da loro, ma ci manca poco. La piéce finisce sui titoli di coda con la famosissima canzone Father and son di Cat Stevens, forse è anche troppo facile. Ma Bisio è fatto così. E piace per questo. E i prolungati applausi lo confermano.
A teatro Bisio sente il pubblico ed è solo lui a recitare sul palco e sa quello che può “spremere” alla sua gente. E del resto chi è seduto lì non aspetta altro che un suo gesto, una parola mezza smozzicata, per ripagarlo di attenzioni, risate e applausi. Ad accompagnare i quasi novanta minuti di Bisio, ci sono anche due ottimi musicisti, Laura Masotti al violino e Marco Bianchi alla chitarra che con i loro strumenti sottolineano, amplificano, dialogano, con le parole e la storia.
Padri e figli, come gran parte del pubblico di ieri sera, con i problemi generazionali che tutti ci siamo portati dietro e che oggi si sono talmente velocizzati che non riusciamo non solo a risolvere ma neanche a capirli e, a volte, neppure a vederli. Il figlio “sdraiato” del monologo, che ha sulla pancia il pc con il quale è collegato a non si sa chi con la mano destra, mentre tiene un libro con la sinistra, guarda la tv accesa su un improbabile telefilm americano, e nelle orecchie ha le cuffie per sentire la musica, forse non sono i capelli lunghi che ci rendevano incomprensibili ai nostri genitori e ci distanziavano irrimediabilmente da loro, ma ci manca poco. La piéce finisce sui titoli di coda con la famosissima canzone Father and son di Cat Stevens, forse è anche troppo facile. Ma Bisio è fatto così. E piace per questo. E i prolungati applausi lo confermano.
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