La Nuova Ferrara

Messa per il soldato Luigi morto nel campo di Somorya

Messa per il soldato Luigi morto nel campo di Somorya

Oggi alle 11.30 nella chiesa di via Briosi celebrazione per il militare di Ravalle Assieme ad altri 2.000 militari italiani è stato detenuto nell’allora Ungheria

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Fra le iniziative organizzate nell’anno del centenario della fine della Prima Guerra Mondiale non poteva ovviamente mancare l’associazione “Pico Cavalieri” di Ferrara, fra le più attive nel proporre eventi ed incontri legati al ricordo dei ferraresi deceduti nei due grande conflitti. La “Pico Cavalieri” ha sede all’omonima Casa della Patria in corso Giovecca, sede di altre associazioni combattentistiche provinciali. Ma quella proposta oggi è un’iniziativa speciale, che prevede una messa commemorativa nella chiesa di San Giovanni Evangelista (in via Briosi 61), per ricordare la figura del soldato Luigi Buzzi di Ravalle, deceduto a Somorya (l’attuale Samorin in Slovacchia) e la cui storia è stata ricostruita con fatica da alcuni appassionati e studiosi ferraresi.

In occasione del “Centenario della Vittoria” (1918-2018), l’Associazione culturale di ricerche storiche “Pico Cavalieri” ha condotto, infatti, una ricerca sui soldati ferraresi internati e deceduti nel campo di prigionia di Somorja, situato durante il primo conflitto mondiale in Ungheria, allora facente parte dell’impero austro-ungarico. Oggi la cittadina è rinominata Samorin e, con la ridefinizione dei confini, è ubicata in Slovacchia. I soldati italiani caduti prigionieri durante la Grande Guerra furono 600.000 e circa 100.000 morirono durante la detenzione. Il campo di concentramento per prigionieri di guerra di Somorja era tristemente noto per la durezza delle condizioni di detenzione. Il quel campo trovarono la morte 1.992 soldati italiani, che ora riposano nel cimitero di Samorin, ricordati solamente da un monumento funebre. Tra questi sono presenti 25 ferraresi, più uno del quale è incerta l’effettiva attribuzione alla provincia di Ferrara. Quasi tutti risultano nominati nell’albo d’oro dei caduti italiani della Prima Guerra Mondiale, ma alla dizione “morto in prigionia” rimane sconosciuto il luogo di sepoltura. È quindi presumibile che molte famiglie non abbiano più potuto avere notizie del proprio congiunto, ufficialmente disperso in guerra.

Tramite la ricerca di notizie su uno di questi soldati, appunto Luigi Buzzi, nato a Ravalle l’11 settembre 1884 e deceduto a Somorya il 24 gennaio 1918, si è potuto ricostruire l’elenco dei cittadini nativi della provincia di Ferrara deceduti e sepolti in quel luogo.

E oggi, alle 11.30 nella chiesa di San Giovanni Evangelista (quartiere Quacchio, via Briosi 61), viene celebrata una santa messa per ricordare il soldato Buzzi e, con lui, i 1.992 soldati italiani sepolti a Samorin e idealmente tutti i prigionieri della Grande Guerra che non hanno più fatto ritorno a casa. Oggi saranno presenti associazioni patriottiche, combattentistiche e d’Arma della Casa della Patria, con i loro Labari.

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