Una serie sulla vita ai tempi delle Leggi razziali
“L’ultimo grido” è il progetto web ferrarese prodotto da Treccani. Nel cast anche Guerritore e Inaudi
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Si chiama “L’ultimo grido” la web-serie scritta e diretta dallo storico ferrarese Giuseppe Muroni e prodotta dall’Istituto dell’Enciclopedia Treccani in collaborazione con Controluce. L’opera, realizzata in occasione degli ottant’anni dalle Leggi razziali, vuole raccontare da una prospettiva diversa gli anni che precedono la «persecuzione delle vite». “L’ultimo grido” racconta le storie di quattro cittadini italiani di religione ebraica, impersonati da Monica Guerritore, Francesca Inaudi, Francesco Montanari e Stefano Muroni, che ripercorrono i tragici momenti occorsi tra il 1938 e il 1943. La prima puntata della web serie andrà in onda venerdì 26 gennaio. “L’ultimo grido” proseguirà poi con cadenza settimanale fino al 16 febbraio.
Monica Guerritore, nei panni di un’ebrea torinese, cammina per le strade vuote del ghetto sotto una pioggia incessante: sono passati pochi giorni dall’affissione di manifesti e volantini con su scritti i nominativi degli ebrei della città. Tornata a casa e in preda alla disperazione scrive una lettera al marito, morto a New York. Dominano i luoghi chiusi in cui emerge l’aspetto riflessivo: le mura di casa così come la Sala F del convento-caserma di San Bartolomeo a Campagna, in provincia di Salerno, sono la sede dei dubbi esistenziali, della fuga e della presa di coscienza. Francesco Montanari scrive da uno dei campi di internamento più importanti del centro-sud della penisola. Francesca Inaudi interpreta un personaggio ispirato a Matilde Bassani: arrestata perché la sera del 10 giugno 1943 affigge manifesti in ricordo a Giacomo Matteotti, una volta liberata scrive una lettera ad una amica per documentare ciò che le è accaduto. Infine, Stefano Muroni, interpreta la parte di un ebreo di Venezia, dipendente della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che viene improvvisamente licenziato nel dicembre del 1938, dopo molti anni di onorato lavoro. Lui, come altre migliaia di ebrei italiani, invia una lettera al Duce. Gli appelli restano inascoltati, le persecuzioni diventano più violente e iniziano i primi attacchi fisici. Nell’ottobre del 1941 viene presa di mira la sinagoga di Torino. Il lavoro è stato patrocinato dal Meis (museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah), dal Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea), dall’Ucei (Unione comunità ebraiche italiane) e dalla Comunità ebraica di Ferrara. La consulenza scientifica è stata fornita dall’Istituto di storia contemporanea di Ferrara.
Monica Guerritore, nei panni di un’ebrea torinese, cammina per le strade vuote del ghetto sotto una pioggia incessante: sono passati pochi giorni dall’affissione di manifesti e volantini con su scritti i nominativi degli ebrei della città. Tornata a casa e in preda alla disperazione scrive una lettera al marito, morto a New York. Dominano i luoghi chiusi in cui emerge l’aspetto riflessivo: le mura di casa così come la Sala F del convento-caserma di San Bartolomeo a Campagna, in provincia di Salerno, sono la sede dei dubbi esistenziali, della fuga e della presa di coscienza. Francesco Montanari scrive da uno dei campi di internamento più importanti del centro-sud della penisola. Francesca Inaudi interpreta un personaggio ispirato a Matilde Bassani: arrestata perché la sera del 10 giugno 1943 affigge manifesti in ricordo a Giacomo Matteotti, una volta liberata scrive una lettera ad una amica per documentare ciò che le è accaduto. Infine, Stefano Muroni, interpreta la parte di un ebreo di Venezia, dipendente della Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, che viene improvvisamente licenziato nel dicembre del 1938, dopo molti anni di onorato lavoro. Lui, come altre migliaia di ebrei italiani, invia una lettera al Duce. Gli appelli restano inascoltati, le persecuzioni diventano più violente e iniziano i primi attacchi fisici. Nell’ottobre del 1941 viene presa di mira la sinagoga di Torino. Il lavoro è stato patrocinato dal Meis (museo nazionale dell’ebraismo italiano e della Shoah), dal Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea), dall’Ucei (Unione comunità ebraiche italiane) e dalla Comunità ebraica di Ferrara. La consulenza scientifica è stata fornita dall’Istituto di storia contemporanea di Ferrara.
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