La Nuova Ferrara

«Sono un attore “ottagonale” Con me si ride e si piange»

di SAMUELE GOVONI
«Sono un attore “ottagonale” Con me si ride e si piange»

Iacchetti sarà prima a Cento e poi ad Argenta con “Libera nos domine” Dalla passione per i cantautori alla tv divertente: amo mettermi in gioco

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«La più consistente scoperta che ho fatto pochi giorni dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare», dice Jep Gambardella alias Toni Servillo, protagonista de “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino. Nessuna frase poteva essere più azzeccata per Enzo Iacchetti che, coetaneo del giornalista e critico teatrale interpretato dall’attore partenopeo, ha scelto di tornare a teatro con “Libera nos domine”, spettacolo in puro stile teatro canzone. Iacchetti giovedì sarà in scena alla Pandurera di Cento (via XXV Aprile, 11) e mercoledì prossimo (il 7 febbraio) al teatro dei Fluttuanti di Argenta (via Pace, 1). In piena tournée, con taxi da prendere, treni da non perdere e palcoscenici da calcare, l’attore e conduttore televisivo si racconta partendo da una piéce che intreccia progresso, amore e rivoluzione.

Perché riproporre la formula teatro canzone?

«Accostare “Libera nos domine” al teatro canzone è una bella cosa. Dopo Giorgio Gaber, artista inarrivabile e irraggiungibile, praticamente nessuno si è più cimentato in questa forma di spettacolo e allora ho voluto farlo io. Alterno monologhi, scritti da me, e canzoni; canto alcuni dei brani meno noti ma bellissimi di Iannacci, Gaber, Guccini e Faletti. A dir la verità in mezzo ce ne ho messo anche unao mio».

Di cosa parla lo spettacolo?

«Di progresso, multimedialità, religione, amore, amicizia. Ho scritto monologhi relativi a questi grandi temi esistenziali e alla fine di ciascuno di esso si attacca una canzone, la conclusione perfetta del discorso. È uno spettacolo originale. Alcuni temi sono ingombranti, altri poetici, altri di protesta. Non mancano i momenti comici ma nemmeno quelli riflessi ed emozionali; diciamo che mi metto in gioco».

Cantautori, monologhi e temi esistenziali. Cosa l’ha spinta a mettere in scena questo spettacolo?

«Era un po’ che facevo solo commedie e qualche musical e così ho deciso di cambiare. A 65 anni - continua Iacchetti - voglio fare qualcosa capace di coinvolgermi in tutto e per tutto e così è nato “Libera nos domine”, per ora sta andando bene; la gente apprezza lo spettacolo e io sono contento. Ho lavorato due anni a questo allestimento prima di portarlo in scena e ho rinunciato ad altri ingaggi per questo; insomma, è stata una scelta coraggiosa. Vedremo come andrà».

Teatro, televisione e cinema. Dove si sente “a casa”?

«Mi ritengo un attore “ottagonale”, posso far ridere, piangere, so cantare. Mi piace fare le cose serie ma anche quelle leggere. Mi piace lavorare in teatro ma anche fare “Striscia la notizia”. Apprezzo lo stile degli attori americani che sono versatili e capaci di fare qualsiasi cosa. Col cinema non ho un gran rapporto. Mi piace il teatro perché ti consente di essere più libero, sul palco puoi urlare ciò che vuoi. Però mi piacciono anche la buona televisione e i piccoli locali in cui si può ancora salire sul palco per raccontare e raccontarsi».

Tornando a Gaber, quando l’ha conosciuto?

«Nel 1994 ma lo seguivo fin da quando ero bambino. Ci siamo frequentati, siamo diventati amici e ci siamo scambiati opinioni e consigli per diversi anni poi, purtroppo, da quando ha cominciato a stare male non l’ho più incontrato. Gaber mi faceva piangere ed emozionare e per me è ancora vivo».

Gli rese anche omaggio in più di un’occasione. La più lampante è “Chiedo scusa al Signor Gaber”.

«Uno spettacolo che ho portato in scena per tanto tempo. Arrivai a fare circa 150 repliche e poi decisi che era ora di cambiare. Ero legatissimo a quel lavoro ma stavo cominciando ad annoiarmi e seguendo un insegnamento ricevuto proprio dal “Signor G.” scelsi di fare altro. Lui stesso mi disse: “Quando ti stufi di una cosa vuol dire che è ora di cambiare”. Anche in quel caso, aveva ragione».

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