La Nuova Ferrara

Clan rivali, droga e zona Gad Un altro caso per Malatesta

Clan rivali, droga e zona Gad Un altro caso per Malatesta

“La corale del Petrolchimico” è la nona indagine del commissario ferrarese Amaducci firma la copertina del nuovo romanzo di Mazzoni, da oggi in libreria

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L’indole dell’ispettore Malatesta non è cambiata e nemmeno quella del suo autore. Esce oggi la nona indagine del piedipiatti ferrarese più anarchico e seguito d’Italia, “La corale del Petrolchimico”, edita da Koi Press. Lorenzo Mazzoni comincia narrando con un approccio soffuso, per poi accelerare con un ritmo da cardiopalma. Due clan rivali impostano una trattativa su un affare di droga, ma la comparsa inattesa di un terzo attore fa saltare il banco. La Gad si trasforma in una polveriera. E dai toni grotteschi non si scappa: sono sempre gli uomini “senza qualità” a scatenare il caos e fino all’ultimo Ferrara non se ne renderà conto. Non manca la copertina firmata dall’Alieno, Andrea Amaducci.

Perché un romanzo corale?

«Rispetto ai precedenti si sviluppa non solo sul protagonista, ma su più personaggi, sia buoni sia cattivi, articolandosi nel mezzo chilometro tra la zona Gad e il Petrolchimico».

Malatesta avrà un nemico in particolare con cui lottare?

«Ne avrà una serie, anche se il capo della mafia nigeriana sarà più il incisivo. L’ho chiamato Adolf Hitler dopo aver visto il video di una tifoseria africana che durante una partita inneggiava al Führer. Facendo ricerche ho scoperto che svariati clan mafiosi provenienti dalla Nigeria in quanto a disciplina si rifanno ai corpi speciali del Reich. Sul lato opposto del ring ci sarà la malavita serba che cerca di prendere potere, oltre ai classici negativi di turno, rappresentati dalla destra obsoleta cittadina».

L’ispettore si troverà di fianco all’esercito?

«Il libro è ambientato nell’estate della promozione della Spal in A, sino alla prima partita in casa con l’Udinese. L’Operazione Martellamento però l’ho inserita, tanto che sarà chiamato anche lui a presidiare costantemente il Grattacielo. Racconterà ciò che mette a fuoco non parteggiando per alcuno, ma neanche scadendo nel buonismo. Dal 2005, quando Malatesta ci mise piede per la prima volta, la situazione mi pare invariata».

Quale potrebbe essere una soluzione per il quartiere?

«Penso che con più consapevolezza, entusiasmo e cultura potrebbe rapidamente migliorare. L’apertura di una biblioteca, di uno spazio aggregativo, potrebbe aiutare la situazione, come poi è stato intorno a Loreto, a Milano, o a Notting Hill a Londra. La Gad in confronto è il paese delle meraviglie».

Malatesta come vive la sua Spal in serie A?

«È ancora più depresso… è stata tale la liberazione a Terni da sentirsi felice, ma apatico. Già dalla dedica ho calcato sul fatto che l’immagine di Aldrovandi non possa entrare negli stadi. È il mio modo di solidarizzare: posso manifestare così la sua bandiera, su un libro. La politica di curva viene sempre associata alle peggio cose, sebbene in questo frangente le curve stiano facendo un’azione lodevole».

Matteo Bianchi



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