«Fellini ha cambiato la mia vita»
Milena Vukotic da domani a Ferrara con “Sorelle Materassi”. L’attrice: E Villaggio mi manca molto
FERRARA. «Negli anni Cinquanta vivevo a Parigi e facevo parte del corpo di ballo Grand Ballet du Marquis de Cuevas poi vidi “La Strada” di Federico Fellini e scelsi di cambiare radicalmente la mia vita. Lasciai Parigi, la compagnia e mi trasferii a Roma per fare l’attrice». Milena Vukotic da domani a domenica sarà a Ferrara insieme a Lucia Poli e Marilù Prati con “Sorelle Materassi”, spettacolo di Ugo Chiti tratto dal romanzo di Aldo Palazzeschi e diretto da Geppy Gleijeses. Nel corso della sua carriera la Vukotic ha lavorato al fianco di grandissimi come Scola, Bertolucci, Risi, Buñuel e, appunto Fellini. È entrata nell’immaginario collettivo attraverso il personaggio di Pina, storica moglie del ragioniere Ugo Fantozzi, maschera simbolo di Paolo Villaggio. L’attrice, che nel curriculum vanta oltre cento film, decine di pièce teatrali, produzioni televisive e un Nastro d’Argento (miglior attrice non protagonista nel 1994 per “Fantozzi in paradiso”), si racconta.
Vukotic, chi sono le “Sorelle Materassi”?
«Palazzeschi ha disegnato le sorelle Materassi in maniera mirabile. Sono tre donne che si distinguono per la scelta di vita che hanno fatto. Teresa e Carolina, io interpreto quest’ultima, appartengono ad una famiglia finita male. Il padre prima di morire ha dilapidato una fortuna e loro due con enormi sforzi sono riuscite a sistemare le cose fino all’arrivo di Remo, il nipote. Il giovane diventerà per le due donne “l’oggetto del desiderio”, il nuovo senso delle loro vite. La terza sorella, Giselda, è la più ribelle e vede la situazione in maniera più fredda e nitida. Si rende conto del gioco che sta facendo il nipote e cerca di fare aprire gli occhi alle altre due».
Quanto è attuale la storia?
«Secondo me la grandezza di Palazzeschi sta nell’aver scritto sotto forma grottesca e satirica personaggi moderni e senza tempo. Non credo che nel corso di questi anni (il romanzo è del 1934, ndr) siano cambiati i sentimenti umani. Remo per esempio, interpretato da Gabriele Anagni, agisce come tanti ancora oggi fanno. Viene allevato ed educato ricevendo mille attenzioni, è egocentrico e viziato poi, pensando solo a se stesso, sceglie di fuggire abbandonando una realtà nella quale non vuole vivere. E alle altre chi ci pensa? Penso che il testo di Palazzeschi sia molto attuale, ma del resto la grandezza degli autori sta proprio qui: scrivere opere capaci di resistere al tempo».
C’è un momento particolare, un punto di svolta, della sua carriera che nel cuore?
«Io provengo dalla danza classica. Vivevo e lavoravo a Parigi ma un giorno vidi “La Strada” di Federico Fellini; ne rimasi folgorata. Quel film cambiò per sempre il corso della mia vita. Decisi di fare i bagagli, lasciare Parigi e la compagnia e andare a vivere a Roma per fare l’attrice. Sognavo un giorno di poter lavorare con Fellini (sogno che si realizzò nel 1965 quando recitò in “Giulietta degli spiriti”, ndr). Ecco, se mi guardo indietro penso a questo. Fellini è stato il punto focale di tutta la mia crescita artistica».
Paolo Villaggio se n’è andato lo scorso luglio. Che ricordi ha?
«Paolo è stato molto importante per me, perché grazie a lui ho avuto la possibilità di fare parte di quelle sue maschere, di quei personaggi che lui ha descritto in modo grandioso sia come attore sia come letterato. Del resto lui si è sempre considerato più uno scrittore che un attore. Gli devo molto. Abbiamo avuto un grande rapporto di simpatia e affetto. Abbiamo lavorato insieme in nove o dieci film e anche se erano passati tanti anni dall’ultimo lungometraggio, continuavamo a sentirci. C’era un legame vero tra noi. Porto nel cuore - conclude - quelle giornate trascorse insieme a casa mia in sua compagnia e insieme a Federico Fellini e Giulietta Masina. Paolo mi manca molto».
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