«Tanti sacrifici Ma oggi mi sento una privilegiata»
Verasani: storie di quartiere nel nuovo romanzo Domani presenta “La vita com’è” a Ferrara
Sono storie di bar, di amori felici o finiti, di parenti e scrittori, quelle raccontate da Grazia Verasani nelle pagine de “La vita com’è” (ed. La nave di Teseo, 2017), l’ultimo romanzo della scrittrice bolognese che domani alle 18 sarà all’Ibs+Libraccio di Ferrara (piazza Trento e Trieste) per presentarlo. L’incontro sarà moderato da Michele Ronchi Stefanati e il rinfresco offerto da NaturaSì Ferrara. Grazia Verasani, ad oggi, ha pubblicato quindici libri tra cui “Quo vadis baby? (2004), che nel 2005 è diventato un film di Gabriele Salvatores e in seguito una serie tv prodotta da Sky. Qui il noir non c’entra, qui storie quotidiane a volte tragicomiche, si mescolano e si intrecciano. Nel romanzo si parla di editoria, amore, rapporti interpersonali e divari generazionali.
Verasani, come e quando nasce “La vita com’è”?
«Questo romanzo nasce da un incontro reale, il personaggio di Giovane Scrittore ricalca i tanti esordienti con un manoscritto nel cassetto che ho incrociato in questi anni e che mi hanno chiesto consigli. È stato semplice scriverlo, durante un’estate in città, a Bologna, dove di giorno stavo al computer e di sera parlavo di letteratura con un amico libraio davanti a una pizza. Volevo che il quartiere dove abito fosse protagonista, con i suoi bar, i giardini, gli anziani vicini di casa, gli amici di una vita, e raccontare la quotidianità così com’è, l’apparente ordinarietà delle cose e la bellezza che si nasconde in ciò che diamo per scontato».
Chi sono i protagonisti?
«Una scrittrice cinquantenne, che crede di sapere ormai tutto della vita, e il ragazzo che col suo entusiasmo le aprirà gli occhi su molte cose. Due generazioni a confronto per tradurre questo tempo, tra chi vive ancorato al passato e chi, giustamente, pretende un futuro. Tra loro nasce un legame speciale, perché non dimentichiamo che l’amicizia è una forma d’amore».
Cosa vede oggi, vent’anni dopo il suo esordio letterario?
«Vedo una donna - risponde - che a volte ha paura di scrivere la vita piuttosto che viverla, perché la scrittura ha invaso questi anni, libro dopo libro, non solo come autrice ma anche come lettrice. Vivo tra i libri e leggo continuamente. E questo spesso a scapito della vita privata Credo di essere stata fortunata. Ho mantenuto vive la passione e la curiosità nonostante un mondo culturale in apnea. Ho cercato di essere libera più che potevo per scrivere quello che volevo, e non è stato sempre facile. Riuscire a vivere di questo, oggi, mi sembra un grande privilegio».
Da attrice a scrittrice, questo ha influito sulla sua attività?
«Essere stata un’attrice mi ha aiutato nella scrittura dei dialoghi, nel delineare i personaggi impersonandoli, quindi nello sviluppo di una certa sensibilità, empatia, nei confronti di un’umanità anche diversa da me, che cerco di osservare con il mio sguardo, e ognuno ha il suo, per interpretare una realtà sempre più confusa, e in questo gioco di opposti attuare una sintesi. Ma è la musica quella che ha determinato maggiormente il mio stile, credo. Ho cominciato a suonare il pianoforte classico da bambina, e quando più tardi ho iniziato a scrivere, ho affrontato il mondo delle parole nella loro musicalità, armonia, come se la pagina fosse uno spartito».
Tonino Guerra e Gianni Celati sono state due figure centrali nel suo percorso. Perché?
«Insieme al poeta Roberto Roversi, sono stati i miei maestri, in anni dove di maestri ce n’erano ancora. Anche qui sono stata fortunata. Mi hanno permesso di conoscere un mondo che stava cominciando a scomparire, il rispetto per la cultura, per l’interdisciplinarietà tra arti differenti, il cinema, la poesia, il teatro. Mi hanno insegnato che non ci si improvvisa scrittori, che bisogna leggere tantissimo, essere umili e appassionati, lavorare fuori da ambizioni cieche e arrivismo, perché il vero successo è riuscire a fare ciò che ci piace».
E la musica? L’ultimo album è del 2010. Ha detto basta?
«Attualmente sto lavorando alla sceneggiatura di un film, mentre porto in giro “La vita com’è” presentandolo come farò a Ferrara, su e giù da treni, mangiando chilometri, esattamente come quando ho cominciato. La musica è sempre presente, non solo per collaborazioni con artisti che stimo e di cui sono amica, ma perché non potrei vivere senza e entra sempre nelle cose che scrivo. Ma non sono interessata a fare dischi, non ne ho più il tempo né la voglia, forse nemmeno più l’età. Non sempre le cose che amiamo si traducono in progetti, è bello pensare che la musica fa parte di me anche senza essere una professione. Gli anni da cantautrice mi ha regalato esperienze uniche, e quindi molti bei ricordi».
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