La Nuova Ferrara

Viaggio in Italia sulle ali dell’airone

Viaggio in Italia sulle ali dell’airone

La provincia ferrarese parla in tedesco nell’ultimo volume di Esther Kinsky

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“Hain: Geländeroman”, il nuovo romanzo di Esther Kinsky è uscito nei giorni scorsi in Germania per “Suhrkamp”. Una parte del libro della Kinsky si svolge tra Ferrara, Comacchio e Spina. Un paio d’anni fa la scrittrice, proprio mentre si trovava da queste parti, subì un furto. Le forzarono l’auto e le rubarono numerosi documenti privati, importanti anche per il suo lavoro letterario. Nonostante quell’esperienza non proprio idilliaca, la Kinsky rimase indelebilmente affascinata da Ferrara, una «città piena di misteri».

«In tedesco - spiega Esther Kinsky - potrei definire chiaramente la differenza tra “Landschaft”, paesaggio, e “Gelände”, terreno. “Gelände” è una parola più aperta, con più significati; forse potremmo renderla meglio con il termine luogo ma ciò di cui sto realmente parlando è la lettura, l’interpretazione soggettiva di un luogo, che conserva tracce di qualcosa che è successo. Nel libro, che è diviso in tre parti, di fatto viene raccontata un’unica storia che le comprende tutte e tre; si tratta quindi di un unico percorso che si snoda, pur con sentieri e deviazioni, attraverso i temi di perdita e lutto, il che giustifica questa definizione di genere».

«Sicuramente - prosegue -, non è un diario e non sono neanche racconti. Piuttosto direi che nel libro ci sono dei temi fondamentali, strettamente uniti nelle loro motivazioni profonde più che da avvenimenti precisi. Gli uccelli, come l’airone ad esempio, giocano un ruolo importante, e infatti il tema degli uccelli si dipana attraverso tutto il libro, così come quello delle necropoli».

I tre capitoli prendono i nomi da altrettante località italiane a cui la scrittrice berlinese è legata. Il primo, Olevano, si trova nella provincia laziale; Chiavenna, invece, nel Nord della Lombardia, direttamente al confine con la Svizzera; infine Comacchio e il Delta del Po. «Sono tutti luoghi che svolgono un ruolo determinante in ogni rispettiva parte del libro. Olevano è la scena dominante nella prima parte, nella seconda Chiavenna è il punto di partenza dei ricordi e per questo volevo che fosse una città di confine; Comacchio è invece un luogo che non si sa se appartenga alla terra o all’acqua, uno stato indefinito per me essenziale nell’ultima parte. Ma - afferma la scrittrice - il luogo più significativo in realtà è Spina, che si trova nella prima parte; non volevo dirlo in modo esplicito solo perché si tratta di una necropoli e questo avrebbe dato a tutto il libro un’atmosfera completamente diversa». Non solo, nel suo libro Esther Kinsky scrive che «Ferrara non si fa capire troppo facilmente».

«Perché? Perché Ferrara è per me una città piena di misteri. Ha qualcosa quasi di ottomano, si ha la sensazione che dietro queste facciate si dispieghino mondi che a coloro che passeggiano per le strade rimangono completamente nascosti. Quando passeggiavo per le strade di Ferrara - racconta la scrittrice - mi venivano in mente i film di Satyait Ray, quegli sguardi dalle finestre piccole, strette e perfino sbarrate che davano sulla strada, mi immaginavo addirittura che le persone guardassero me in questo modo, che mi vedessero come “la straniera” che passava nel vicolo. È una città dai confini netti dentro e fuori, esattamente come nei film di Ray, dove tutto ciò che è esterno è straniero».

L’opera di Giorgio Bassani poi, è citata più volte tra le pagine della Kinsky che spiega: «Io ammiro la scrittura di Giorgio Bassani: ha una tale sintonia con la gente, una tale comprensione per i dilemmi umani che mi coinvolge sempre; al tempo stesso i suoi sono romanzi e racconti storici. Per me “L’airone” - conclude - è il testo più importante di Bassani, perché sono gli elementi che colpiscono i sensi a dominare la scena: i colori del cielo, l’odore dell’aria, è tutto un mondo di sensazione e ricordo, un dramma straordinario che si svolge contemporaneamente nei pensieri e nel corpo».

Carl Wilhelm Macke

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