Stati d’animo tra arte e psiche
L’esposizione ai Diamanti che inaugura venerdì propone un percorso emotivo
Da Tizio a Caio. Le traversate espositive sono rischiose, nel “coast to coast” di tante mostre d’arte si può smarrire il senso del viaggio, dilapidare la qualità che si sta maneggiando o peggio portare letteralmente in giro il visitatore affastellando una miscela incongrua di opere sotto titoli accattivanti. “Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni” (inaugurerà venerdì e sarà aperta al pubblico da sabato al 10 giugno a palazzo dei Diamanti) ha scansato i pericoli delimitando lo spazio-tempo della traversata, si resta a cavallo tra Ottocento e Novecento, e facendo perno sul ferrarese Gaetano Previati.
Provincialismo? Il contrario. Previati è un cervello (o pennello) in fuga ed è lontano da Ferrara che entra in contatto con i nuovi movimenti artistici che scuotono l’Europa. Ma se ne stava lì, un po’ in disparte. C’era bisogno di una scossa come quelle del terremoto del 2012, che ha messo in bilico contenitori come palazzo Massari e costretto a far prendere aria a molte opere qui conservate. A riguardarle. A riconsiderarle. A ristudiarle. Tutte, anche quelle che hanno trovato casa altrove. È riannodando questi fili che è emerso il nesso tra il divisionista e ideista Previati e la corrente del Futurismo. L’idea della mostra - come spiega la direttrice Maria Luisa Pacelli - nasce proprio dalla volontà e necessità di approfondire il ruolo giocato da Previati nei confronti delle avanguardie del Novecento.
Da Previati a Boccioni - passando per Balla, Carrà, Klimt, Munch, Segantini, Pellizza da Volpledo - diventa così una traversata plausibile di cui sono testimonianza alcuni prestigiosi prestiti internazionali, quali “La risata” del Boccioni (Moma di New York) e “Ave Maria a trasbordo” di Segantini (Segantini Museum di St. Moritz). In soccorso a “Stati d’animo” è venuto anche l’allestimento, affidato allo studio Antonio Ravello Architetti, lo stesso della mostra sull’Orlando Furioso. Per facilitare l’incontro tra opere che hanno come soggetto i sentimenti, le emozioni, le pulsioni le pareti dei Diamanti sono state rivestite di un quasi psichedelico blu notte; l’illuminazione è ad unico appannaggio delle opere esposte mentre la sala resta quasi al buio. Un po’ come al cinema.
La soluzione convince un cinefilo come il vicesindaco Massimo Maisto, che dopo il recente mezzo passo falso di Bononi scommette sul botteghino. Mentre ascolta la curatrice Chiara Vorrasi, che accompagna i giornalisti attraverso la mostra, Maisto confida il suo stato d’animo: «Cinquantamila, ma anche settantamila e forse di più». Un attimo prima aveva definito la formula vincente della mostra, che combina aspetti “popolari” e alta qualità. Il pieno di visitatori-turisti non è scontato ma si parte in pole position. Vorrasi, che ha condiviso la cura della mostra con Fernando Mazzocca e Maria Grazia Messina, consiglia ora i cronisti e domani i visitatori, di non farsi catturare solo dai quadri ma di guardare anche le proiezioni orizzontali che in ogni sala forniscono il contesto storico, sociale o scientifico in cui sono maturate le svolte artistiche. Il primo impatto forte è con un “Paolo e Francesca” di Previati che mette lo spettatore a diretto di contatto con la drammatica morte degli amanti.
Nella parete accanto è “Asfissia” di Morbelli a togliere il fiato, ancora un passo ed è la “Beata Beatrix” di Rossetti a rubare la scena alludendo all’estasi della dantesca Beatrice ed evocando la mortale estasi di una overdose di laudano. Le languide, evanescenti “Fumatrici di oppio” (Previati) reclamano speciali attenzioni. La traversata da Previati alle avanguardie del Novecento è solo agli inizi e fa già il pieno di emozioni. E mancano ancora all’appello la “Bambina malata” di Munch, “Ricordo di un dolore” di Pellizza da Volpedo, “Maternità” di Previati, “Paolo e Francesca di Rodin”, il “Peccato” di von Stuck, gli “Affetti” di Giacomo Balla, gli “Stati d'animo” di Boccioni... Buona visione.
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