La Nuova Ferrara

il nuovo romanzo 

Battara scende a “L’ultima stazione”

Battara scende a “L’ultima stazione”

Lo scrittore: i protagonisti? Quattro amici al bar in cerca d’amore

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Riguarda il destino di ognuno e il suo capolinea. A marzo arriverà in libreria L’ultima stazione, il 14º romanzo dell’autore ferrarese Giacomo Battara, edito da Minerva. I quattro protagonisti si conoscono in un ospizio che si chiama come la Residenza Paradiso in via Saraceno e, per certi versi, la ricorda. Sono una donna e tre uomini: Caterina era un medico, Gino un libraio e Alfredo un ingegnere. Iacopo, «che ha fatto un po’ di tutto senza fare male a nessuno», si occupa della memoria. Ogni sera, nella sua camera, trascrive istintivamente i pensieri del giorno, suoi e degli amici. E li custodisce per salvarli dal corso del tempo. «Non si conoscevano prima di quel momento – esordisce lo scrittore – e si spalleggiano tra l’abbandono dei loro cari e la solitudine. Il pretesto è formare una squadra che giochi a briscola e durante le partite ciascuno trova un’occasione per dire la sua. Raccontano un vissuto incentrato sulla ricerca dell’amore e sulla sua perdita». È come se i quattro amici al bar di Paoli si fossero trovati alla fine della canzone e non all’inizio, alla fine della storia. Dietro alle carte nasce un’amicizia, sebbene gli anziani siano cauti e caustici tra loro. Battara, che negli ultimi due libri ha indagato la follia e le sue conseguenze, ha sempre affrontato temi di forte contenuto sociale, così Pusher sul carcere e la droga. L’autore intende richiamare l’attenzione su un fenomeno che continua a prendere spazio e, a causa della frenesia quotidiana, a essere sottovalutato. Troppo spesso gli anziani vengono trattati alla stregua di oggetti e parcheggiati dalle loro stesse famiglie.

«Ne ho ascoltati tanti, a cominciare da mio papà che ha compiuto 90 anni – prosegue Battara –. Di fronte a Caterina i miei personaggi si rendono conto di quanto le parole siano più curative delle medicine, ma nessuno parla con loro. Ho impiegato otto mesi per raccogliere questa realtà; ho trascorso ore davanti al portone della Residenza Paradiso per decodificare le mezze espressioni, i gesti e gli sguardi intensi di queste persone. C’è una grande vetrata oltre la quale s’incontrano degli anziani in carrozzella. Alcuni fumano in maniera forsennata, altri parlano tra sé e sé».

Le pagine accolgono con tenerezza una sorta di nostalgia fisiologica, che si manifesta nel ricordo dei sentimenti quando vengono a mancare. La ricerca di un affetto che non ci sarà più, di una semplice carezza, amplifica il bisogno di volgersi al passato. La scintilla che ha scatenato nell’autore l’urgenza di riscattare la loro condizione emotiva è stata precisa: «Passavo in bicicletta in via Saraceno e mi sono fermato dal salumiere – conclude –. Uscendo ho incrociato una signora in sedia a rotelle che mi guardava con gli occhi lucidi e scuoteva la testa. Le domandai cosa avesse e lei mi rispose che era sola, per poi voltarsi ed entrare in Residenza. È stato folgorante, dovevo scriverlo».

Matteo Bianchi



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