La Nuova Ferrara

Tanti e meritati applausi per “Il nome della rosa”

di FABIO ZIOSI

Bravi, bravi, bravi. E scommessa vinta. Non era facile portare a teatro un monumento come “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Anche perché oltre al romanzo uscito nel 1980, c’era anche il film di...

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Bravi, bravi, bravi. E scommessa vinta. Non era facile portare a teatro un monumento come “Il nome della rosa” di Umberto Eco. Anche perché oltre al romanzo uscito nel 1980, c’era anche il film di Jean-Jaques Annaud, con Sean Connery e Murray Abraham, a fare i conti con la nostra memoria. Possiamo dire che “Il nome della rosa” presentato al Teatro Abbado ha fatto centro. Il pericolo di richiamare alla mente le scene del film è stato scongiurato, creando così qualcosa di nuovo e mai visto. Una scommessa vinta da Stefano Massini che ne ha curato la versione teatrale e da Leo Muscato con la sua regia e l’adattamento. Una vittoria dovuta anche agli attori, ben tredici sul palco impegnati in ancora più ruoli. Un gruppo così numeroso è ormai difficile da vedere e ricordava i vecchi tempi. Sono andate a segno pure le soluzioni sceniche in particolare l’uso delle videoproiezioni, che hanno ricreato tutte le suggestioni del romanzo, compreso l’incendio della biblioteca e del monastero. Anche la scenografia, con questa sorta di stanza magica dalla quale entrano ed escono oggetti capaci di trasportarci nei vari ambienti dell’azione, è stata efficace e ha contribuito alla scorrevolezza dello spettacolo. Belli e precisi i costumi. Efficace anche la musica. Cosa dire poi degli attori? Eccellenti tutti. A partire da Guglielmo da Baskerville che giovedì aveva preoccupato il pubblico perché poco dopo l’inizio aveva chiesto di abbassare il sipario per un piccolo malore; dopo poco la rappresentazione è ripresa senza problemi. Ha portato avanti le sue schermaglie con il custode dell’ortodossia Jorge da Burgos (un convincente Bob Marchese) e l’inquisitore Bernardo Gui (Eugenio Allegri, che ha anche interpretato Ubertino da Casale). Tanti applausi per il vecchio Adso (un grande Luigi Diberti) e il giovane Adso (Giovanni Anzaldo). Bravo Alfonso Postiglione, che con la sua interpretazione del dolciniano Salvatore ha conquistato il pubblico. Si replica oggi alle 21 e domani alle 16. Da non perdere.



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