Ferrara set ideale Il cantiere dedicato al cinema in città
Un portale web rivolto a cineasti e appassionati Da Antonioni a Quilici, così il turismo è su pellicola
Pupi Avati, cineasta bolognese che qualche anno fa è passato di qui a ritirare il Premio “Carlo Rambaldi” alla carriera, non è stato l’unico ad affermare quanto Ferrara sembrasse «fatta apposta per i miei film. Una città antica, per molti aspetti ancora intatta, ma soprattutto misteriosa, magica. Per uno che arriva da fuori quello della città avvolta nella nebbia autunnale è davvero un spettacolo che sa di stregoneria».
Il sito museoferrara.it inaugura un nuovo cantiere, dedicato alla nostra tradizione cinematografica. S’intitola “Ferrara set ideale” e sarà presentato nella sala Arazzi del Comune, domani, alle 11. A curarlo è stata Doris Cardinali, che si è formata a lungo in materia, con la supervisione di Alberto Boschi, docente dell’università di Ferrara, oltre che al supporto di Matteo Bianchi e Giuseppe Muroni. Il sesto cantiere del portale turistico è composto da oltre trenta schede di approfondimento, tra pellicole, personaggi ed eventi vicini e lontani nel passato.
«Il progetto nasce dalla volontà di creare in modo coerente un percorso dedicato alle location cinematografiche delle pellicole girate in città – spiega la curatrice –. L’importanza di questo lavoro sta nella possibilità di impostare svariati percorsi cineturistici che, costruiti ad hoc da una guida o ricostruiti liberamente dal visitatore, interessano soprattutto le vie del centro storico e le sue mura, in quanto da sempre fonte di stimolo e di creatività. Basti pensare a Ferrara - o Il conte di Torino a Ferrara di Rodolfo Remondini (1902), oppure alle vicende a sfondo storico come Parisina. Un amore alla corte di Ferrara nel XV secolo di Giuseppe De Liguoro (1909) e Lucrezia Borgia di Mario Caserini (1910)».
Vittorio De Sica, Luchino Visconti e i nostri Michelangelo Antonioni e Florestano Vancini hanno scelto Ferrara come teatro delle loro storie. «Ripercorrere le tappe di una tradizione tale – aggiunge la Cardinali – è utile non solo per ricordare ciò che fu ma anche per riscoprire la forte sinergia che s’impone tra la macchina da presa e i luoghi turistici, tra i cittadini e il loro patrimonio artistico. Per ideare il percorso in questione siamo partiti dalle opere che contano al loro interno un numero maggiore di vicoli, monumenti e palazzi, che raffigurano con trasporto il nostro centro storico. Sono state scelte volutamente determinate pellicole per poter curare ogni singola scheda al meglio. L’obiettivo - spiega - è di mantenere vivo l’interesse per il cantiere, una volta pubblicato, suscitando la curiosità sia degli esperti sia dei profani, spingendoli a interagire con la proposta di contenuti ulteriori». Se Ferrara ha permesso a nomi quali Marcello Mastroianni, Robin Williams e John Malkovich di vestire altre vite per il grande schermo, non si possono scordare il volto risoluto di un Rossi Stuart sotto il Duomo, i capelli rosa pastello della Litizzetto in mezzo alle bici della stazione, o le passeggiate del commissario Soneri (Luca Barbareschi), in via Saraceno.
Terry Gilliam e Wim Wenders, per citare due grandi registi stranieri, sono stati attratti da questi scorci fuori dal tempo, estranei dalla frenesia che in Italia ha seguito il boom economico. E la vocazione letteraria della città lo dimostra a cominciare dagli adattamenti bassaniani, sino alla resa di Cronaca di un amore per mano di Antonioni, quando ancora Borgo dei Leoni non era stata asfaltata. «Da una parte il cinema sembra un medium superato e la diffusione delle serie tv lo mette in evidenza – spiega Boschi – tuttavia conserva ancora un valore insostituibile, specie sul piano documentario. A partire dal Neorealismo, il paesaggio che ci circonda è uno dei fondamenti del cinema italiano del Dopoguerra. Negli ultimi cinquant’anni questa città si è rivelata un set esauriente, pur apparendo “minore” e non avendo luoghi di produzione. Oggi il cineturismo si è affermato e rappresenta una vera e propria opportunità per catturare l’attenzione dei flussi in visita, a caccia delle atmosfere con cui siamo cresciuti. E le realtà che vantano tale fortuna, come Ferrara, debbono coglierla».
Non a caso, fu Giuliano Montaldo a definirla “La città spettacolo”, titolo del doc che girò nel 1988 con i testi di Roberto Pazzi. Città ideale per eccellenza, nella sua epoca aurea Ferrara fu lo scenario delle passioni dei duchi e delle duchesse, giochi di potere compresi. (d.b.)
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