La Nuova Ferrara

Il teatro come percorso integrativo

Il teatro come percorso integrativo

In scena richiedenti asilo e studenti del Carducci nello spettacolo “Dilucolo” 

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Il metodo Cosquillas di Massimiliano Piva e Alessia Veronese torna a far parlare di sé. Al Teatro Boldini di Ferrara è andato in scena il frutto del lavoro congiunto degli allievi della Città del Ragazzo e di quelli del Carducci di Ferrara a indirizzo spettacolo, un progetto chiamato “Dilucolo”.

Piva e Veronese, rispettivamente tecnico del teatro e pedagogista, hanno messo a punto un metodo il quale ha riscontrato negli ultimi anni interesse anche a livello europeo - grazie all’Erasmus Plus è stato utilizzato, fra gli altri Paesi, anche in Turchia, Germania, Polonia e Spagna - ed è stato definito come uno dei migliori progetti europei contro l’abbandono scolastico. Il metodo Cosquillas in sostanza è un metodo di apprendimento alternativo basato sul teatro, effettuato all’interno del Centro Perez alla Città del Ragazzo ed è utilizzato anche come forma d’aiuto contro la disabilità.

Perché lo spettacolo si chiama “Dilucolo?”

«Allo spettacolo, che è omonimo al progetto europeo, ho voluto dare un nome simbolico e significativo - spiega il regista Piva -: il dilucolo è il contrario del crepuscolo, è la prima luce dell’alba, quella che trasforma la notte in un nuovo giorno. Credo che dobbiamo vedere in questo bagliore un’opportunità, visto anche il clima politico nel Paese; penso ce ne sia davvero bisogno».

Chi sono i protagonisti?

«Gli allievi sono ragazzi stranieri e richiedenti asilo e hanno portato avanti questo percorso teatrale insieme agli studenti del Carducci. Attraverso di esso hanno avuto la possibilità di conoscere meglio i propri compagni di avventura, i quali non devono essere visti come dei concorrenti. Ai ragazzi stessi abbiamo affidato la responsabilità di capire quale messaggio dare durante lo spettacolo: il teatro, per noi, deve diventare un modo per far sì che il gruppo di persone, e la struttura che c’è adesso al lavoro nel settore dell’accoglienza, sappia come migliorarsi. Al momento, sto continuando a lavorare con gli studenti della Città del Ragazzo e ho da poco iniziato un percorso anche al Cpia, la scuola secondaria per adulti».

Come funziona il metodo Cosquillas?

«Il lavoro è diviso in cinque step principali, che permettono di osservare come ciò che accade all’esterno può influenzare il gruppo teatrale. Si fondono i bisogni e le emozioni man mano che il tempo passa, si lavora inizialmente in cerchio, per creare un gruppo con la tecnica del circle time. Dal secondo step in poi ci sono una serie di situazioni: i quadri, gli specchi, lo sguardo e il risveglio, momenti che permettono di provare forti sensazioni e condividerle con gli altri; la loro reale emotività si trasforma così in spettacolo».

In questo contesto si migliora poi la lingua italiana?

«Diventa per loro estremamente importante comprendere l’italiano. Apprendere diventa un bisogno primario e non un “compitino” da svolgere per avere il permesso di soggiorno. Essendo un gruppo misto devono usare una lingua comune per capire e farsi capire, quindi possiamo considerare il percorso teatrale anche come un metodo di apprendimento alternativo. Fondamentale è la collaborazione con gli insegnanti della Città del Ragazzo e del Cpia: è con loro che si rinforza il percorso, sia dal punto di vista linguistico che emotivo. In questo modo la scuola e gli insegnanti stessi diventano dei punti di riferimento: non è facile sentirsi dire “bravo”, “sono con te”, è raro sentire delle positività, ricevere consenso, quindi, li gratifica, e questo fa la differenza».

Prossimo appuntamento in centro storico la sera del 5 maggio con uno spettacolo sotto il campanile del Duomo, per far vedere alla cittadinanza il lavoro svolto all’interno del Cpia. «Sarà anche un momento utile per avere informazioni sulla scuola e l’occasione per gli allievi di mandare un messaggio positivo dal punto di vista emozionale», conclude Piva.

Irene Lodi

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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