Giacobazzi torna a Ferrara per un regalo al suo pubblico
Stasera al Teatro Comunale il comico ravennate ripropone “Io ci sarò” «L’anno scorso molti non trovarono biglietti. E in questa città mi sento a casa»
Dopo la presenza dello scorso 22 febbraio al Teatro dei Fluttuanti di Argenta («praticamente a casa, visto che lì ho anche dei parenti» ci aveva rivelato), stasera al Teatro Comunale Abbado torna uno dei comici più popolari d’Italia e amati dalle nostre parti, Giuseppe Giacobazzi, nome d’arte del ravennate (è di Alfonsine) Andrea Sasdelli. Vedere Giacobazzi dalle nostre parti non è di fatto una novità, per uno cresciuto al fianco di Duilio Pizzocchi, con cui ha condiviso tanti teatri di Ferrara e provincia, il ritorno in terra estense è sempre una cosa piacevole. «Ma sì - ribadisce - a Ferrara posso considerarmi di casa, ho iniziato in radio a Lavezzola e oltre ad avere dei parenti ad Argenta, a Ferrara città ho tanti amici e ogni volta che torno è sempre un piacere rivedersi e stare in compagnia. Poi, come accaduto anche per i Fluttuanti, questo spettacolo di fatto soddisfa una richiesta che mi era stata avanzata lo scorso anno (il 13 gennaio 2017, ndr), quando le richieste superarono i posti disponibili e promisi di fissare una data nella nuova stagione».
Quella di stasera (inizio alle 21, organizzazione Caos spettacolo, biglietti in vendita da 11.50 a 40 euro, info allo 0532 202675 con biglietteria aperta prima dello spettacolo) è una delle ultime serate dedicate al suo lavoro “Io ci sarò”, scritto come sempre a quattro mani con Carlo Negri. Uno spettacolo che «riparte da dove ci eravamo lasciati in quello precedente - “Un po’ di me (Genesi di un comico)” - una riflessione sul tempo presente e quello futuro… e non solo». Giacobazzi ci spiega che è uno spettacolo «per conoscere un po’ di più Andrea e un po’ meno Giuseppe: è il riassunto della mia vita». Insomma, si parla del suo lavoro, il suo futuro, la sua carriera ed il possibile futuro dei suoi nipoti (Giacobazzi è diventato padre a 50 anni, ora ne ha 55, ndr) in un dialogo monologo ed un videomessaggio ai posteri che l’artista vuole condividere con il pubblico presente, il tutto ovviamente esternato con il suo stile e con le sue battute.
«Lo scopo resta sempre quello di fare ridere, ma parlo di me stesso e alla fine è un racconto in cui si possono riconoscere tutti, quello di una persona normale come me».
Come ci spiegò prima di esibirsi ad Argenta, Giacobazzi è già al lavoro ad un nuovo spettacolo: «Che posso dire di diverso? Dopo quattro spettacoli uno di fila all’altro che hanno sempre ottenuto un grande successo e di questo ringrazio gli spettatori venuti a vedermi, ora sono nella fase del terrore di cosa presentare di nuovo e divertente, con il dubbio di essere all’altezza. Qualcosa c’è, come sempre ho scritto il finale, adesso io e Carlo completeremo il testo, racconterò delle maschere che quotidianamente siamo obbligati ad indossare per sopravvivere nella vita. Sperando di riuscire a portarlo in scena con la solita ironia».
Per uno che deve il suo successo a “Zelig”, inevitabile chiedere cosa abbia in serbo per la televisione: «Sinceramente nulla, voglio fare cose diverse. “Zelig” ha fatto il suo tempo, “Colorado” è un programma diverso, cambia il pubblico dunque largo ai giovani. Sto mettendo tutte le mie energie nel teatro e finora sono stato ripagato. I più ottimisti dicono che sto maturando, quelli realisti dicono che invecchio, la sostanza è che finché ce la faccio resto sul palco. Ah, per quanto mi riguarda mi considero maturo!».
Giacobazzi ha amici come Andrea Poltronieri e Paolo Cevoli dichiaratamente tifosi della Spal e quest’anno la squadra biancazzurra è in serie A: «E io sono felicissimo. Non sono un grande appassionato ma è bello sapere che Ferrara è in serie A di calcio. Piuttosto mi spiace vedere che i tifosi del calcio sono sempre negativi, io sono un appassionato di motociclismo, la Ducati e Borgo Panigale sono casa mia (in gioventù ha vissuto a Bologna, ndr) e in questo sport non si passa il tempo a criticare ma si tifa. Invece nel calcio ci sono troppe critiche e questo nei confronti di una squadra tornata in serie A dopo quasi mezzo secolo. I giocatori - chiude - hanno bisogno di essere incoraggiati, sono convinto che la Spal si possa salvare».
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