Il cinema e il grande fiume Storie di vita sulle rive del Po
A Rovigo il Polesine, il Delta e i suoi protagonisti in parete a palazzo Roverella Il curatore Barbera: la mostra ricostruisce un rapporto lungo più di ottant’anni
“Cinema! Storie, protagonisti, paesaggi” è il titolo della mostra curata da Alberto Barbera e promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova con Accademia dei Concordi e Comune di Rovigo che sarà ospitata a palazzo Roverella (via Giuseppe Laurenti, 8) da sabato al 1° Luglio.
La sede, che da parecchi anni ormai fa da cornice ad esposizioni sempre di grande livello, stavolta funge da base per affabulare, nelle forme più varie, tra foto, manifesti, video e molto altro, del territorio in cui ha le sue radici da sempre, quello percorso dal Grande Fiume, il Po, che insieme con il suo Delta - quello che gli apre la strada verso il “suo” mare, l’Adriatico - è divenuto set d’eccellenza per il grande cinema e la prima grande televisione. Ed infatti son questi luoghi magici, mitici, eridanei, si potrebbe dire mitologicamente, che, come per il paesaggio nei quadri di Giorgione, sono divenuti, a centinaia, i protagonisti di lavori tra fiction e documentari di registi che seppero immortalare la grande bellezza nelle loro opere. Luchino Visconti con “Ossessione” del 1943, Michelangelo Antonioni, che nello stesso anno inizia sull’altra sponda del corso d’acqua “Gente del Po”, il suo primo lavoro prima su carta (sulla rivista Cinema diretta da Vittorio Mussolini), poi su pellicola, portato a termine dopo la guerra, nel 1947; si ricorda poi Roberto Rossellini, con un episodio del suo “Paisà”, girato nel dopoguerra che segna, insieme al già citato “Ossessione”, l’esordio di un giovanissimo e sconosciuto direttore della fotografia - maestro della luce, Carlo Di Palma, collaboratore per anni di Antonioni e poi di Woody Allen; ma son celebrati ancora Giuseppe De Santis, Florestano Vancini, l’altro nostro ferrarese con il suo “Delta Padano” del 1951 e poi Alberto Lattuada e la sua versione cinematografica datata 1949 de “Il Mulino del Po” dalla saga letteraria di Bacchelli, ripresa nel 1963 per la tv da Sandro Bolchi, comprimari gli attori della Straferrara, e Mario Soldati, amico e sodale di Bassani, con la sua “Donna del fiume”, del 1954, protagonista una prorompente Sofia Loren. Avanzando negli anni, si ricordano Pupi Avati, Ermanno Olmi ed il suo aiuto Mario Brenta. E per non citarne che alcuni altri: Goffredo Alessandrini, Luigi Comencini, i fratelli Paolo e Vittorio Taviani, Bernardo Bertolucci, Gigi Magni, Bigas Luna, Silvio Soldini, Carlo Mazzacurati fino ad arrivare ad Elisabetta Sgarbi con il recente “Il pesce rosso dov’è”, del 2015. In esposizione, in originale o in copie, stampe e ingrandimenti realizzati per l’occasione: foto di scena e di set, manifesti, locandine e materiali pubblicitari, documenti originali, sceneggiature, materiali d’archivio, videomontaggi di sequenze di film, documentari e sceneggiati televisivi, interviste filmate ai protagonisti.
Curatore d’eccezione dell’imperdibile evento rodigino, Alberto Barbera, nativo del Piemonte - là dove nasce il Po - nel 2004 direttore del museo nazionale del cinema di Torino e dalla fine del 2011 a tutt’oggi direttore artistico della mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. «L’esposizione - ha dichiarato lo stesso Barbera - si propone di ricostruire la storia del rapporto intenso, profondo e originale che si è instaurato in oltre ottant’anni di intensa frequentazione fra un territorio dalle caratteristiche pressoché uniche ed i cineasti italiani, dando vita ad opere indimenticabili destinate a rimanere nella storia del cinema».
Maria Cristina Nascosi
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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