La Nuova Ferrara

Belle Époque 

L’arte di Boldini protagonista in due mostre a Parigi e Milano

“Les Italiens à Paris. De Boldini à Severini (1870-1930)” è il titolo della mostra che, in collaborazione con la Galleria Maurizio Nobile di Parigi, Bottegantica dedica agli artisti che si...

3 MINUTI DI LETTURA





“Les Italiens à Paris. De Boldini à Severini (1870-1930)” è il titolo della mostra che, in collaborazione con la Galleria Maurizio Nobile di Parigi, Bottegantica dedica agli artisti che si affermarono a Parigi a cavallo tra l’Otto e il Novecento. Tra essi si ricordano Giovanni Boldini, Vittorio Corcos, Antonio Mancini, Gino Severini e Federico Zandomeneghi. Una mostra piccola, di nicchia – opere per lo più inedite perché appartenenti a collezione privata – ma quanto preziosa ed imperdibile per chi ha la possibilità di goderla a Parigi, la capitale europea della cultura per eccellenza di tutti i tempi. Per il suo grande vigore creativo, la Parigi fin de siècle fu per davvero un polo di richiamo senza uguali per le arti, viste nella loro accezione più larga. Vi approdarono schiere di pittori, scultori, scrittori, poeti e musicisti, artisti provenienti da tutta Europa. E naturalmente molti furono gli italiani che vieppiù conseguirono là il successo, primo fra tutti proprio il ferrarese Giovanni Boldini che visse un’esistenza piuttosto lunga e felice, riconosciuto come grande artista, ma anche Zandomeneghi e Marchetti ebbero molta fortuna nella capitale francese tanto da prolungare il loro soggiorno per l’intera vita, dimostrando di saper condividere l’originale esprit francese. Dalla seconda metà dell’Ottocento, la Ville Lumière divenne la culla di molteplici movimenti artistici che sconvolsero i codici dell’arte. Parlare di pittori italiani e valorizzarne il contributo in un paese come la Francia è un’impresa notevole, ma allo stesso tempo doverosa. Non va ignorato infatti che furono proprio gli italiani a dare vita a due correnti tra le più rilevanti dell’epoca che influenzarono le avanguardie: la metafisica e il futurismo, anzi, proprio quest’ultimo, per volontà del suo fondatore, Filippo Tommaso Marinetti, deve una gran parte del suo splendore e della sua notorietà al fatto che il suo Manifesto, dopo esser stato pubblicato su Il Giornale dell’Emilia, a Bologna, dopo quindici giorni vide la luce su Le Figaró, con una risonanza, a dir poco, internazionale. Era iniziata l’era del mass media in grande stile.

Venerdì scorso, invece, a Milano è stata aperta alla galleria d’arte moderna (villa Reale, via Palestro, 16) “Boldini. Ritratto di signora”, realizzata e curata congiuntamente dalle gallerie d’arte moderna e contemporanea del Comune di Ferrara-museo Giovanni Boldini e dalla galleria d’arte moderna del Comune di Milano. L’idea dell’esposizione nasce dal reciproco e proficuo scambio tra le due istituzioni: la partecipazione di tre importanti dipinti divisionisti di Giovanni Segantini appartenenti alla Gam di Milano alla mostra “Stati d’animo. Arte e psiche tra Previati e Boccioni”, ora in corso a palazzo dei Diamanti, in corso Ercole I d’Este a Ferrara (fino al 10 giugno), e il significativo prestito di 11 opere di Giovanni Boldini dal museo ferrarese alla Gam. Alla rassegna milanese una selezione di 30 opere tra dipinti, pastelli, disegni e incisioni documenta in modo esemplare il genere più caro a Boldini: il ritratto femminile mondano.



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google