Il “Viaggio in Italia” di Augias alla scoperta di noi stessi
Lo scrittore sarà giovedì a Santa Maria Maddalena sul palco di Parole d’Autore «Terra di incontri: in Emilia la fusione tra la cordialità del Sud e l’efficienza del Nord»
Viaggiare per scoprire, conoscere, imparare, crescere. Dietro ad ogni viaggio dovrebbero esserci innanzitutto queste aspirazioni, e la voglia di tornare a casa con qualche consapevolezza in più; con qualcosa da conservare. Corrado Augias giovedì alle 21 sarà al teatro don Gino Tosi in piazza della Chiesa a Santa Maria Maddalena per presentare, nell’ambito di Parole d’Autore 2018 “Questa nostra Italia. Luoghi del cuore e della memoria” (ed. Einaudi, 2017).
Lo scrittore con questo libro ha firmato «un’opera civile e insieme intima, che scava alla ricerca di un’identità le cui radici affondano nei mille diversi volti di un paese grande, bellissimo e tormentato». Nel suo “Viaggio in Italia” accompagna il lettore attraverso un itinerario particolare, che procede nello spazio e nel tempo, dall’attualità alla ricostruzione storica, passando per il racconto biografico.
Augias, agli occhi del mondo cosa ci definisce italiani, nel bene, e nel male?
«Una certa duttilità di carattere, scarsa coesione, debole senso della disciplina, marcata disinvoltura morale, immense qualità individuali che esplodono appena se ne presenti l’opportunità».
Lei scrive che il Nord e il Sud d’Italia si incontrano in Emilia, perché?
«Perché questa regione si trova al centro del Paese, non solo a livello geografico ma anche psicologico. L’Emilia è il luogo dove la cordialità (quella di una volta) del Sud si combina con l’efficienza del Nord».
Tradizioni e riti quotidiani sono stati in qualche modo difesi e salvati grazie ai piccoli borghi. Che destino sconta oggi la provincia italiana?
«Nel mondo globalizzato la vita e il destino della provincia si è fatto difficile. Le tradizioni che una volta erano la cifra e la forza di una località sono travolte dall’assimilazione di usi, costumi, consumi».
Come Eco nel “Fascismo eterno”, lei resta incredulo davanti all’indulgenza o addirittura alla nostalgia del regime.
«Quando un sistema entra in crisi e subisce cambiamenti considerati traumatici (emergenza economica, immigrazione) si spande la paura che alcuni movimenti politici sfruttano e incrementano. Da qui alla nostalgia dell’uomo forte, il padre severo e giusto capace di rimettere al posto le cose il passo è breve».
A proposito di pluralità, è stato faticoso in tanti anni di giornalismo ascoltare sempre le opinioni dei lettori?
«No, anzi, ascoltare con l’orecchio a terra ciò che agita il Paese serve al giornale e a me personalmente; con la speranza di evitare o ridurre il rischio dell’isolamento sempre presente in chi svolge un lavoro intellettuale».(sam.gov.)
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