La Nuova Ferrara

Il viaggio ai Diamanti è nell’interiorità

Il viaggio ai Diamanti è nell’interiorità

“Stati d’Animo” propone uno spostamento dell’orizzonte: «L’arte deve rimpiazzare il vuoto lasciato dalle religioni»

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Ogniqualvolta un uomo viene eccitato da impressioni esterne o interne che egli avverte come stati d’animo, egli alleggerisce il suo sistema nervoso da tale eccitazione mediante una attività artistica di qualunque specie – sia pittura, scultura, musica o poesia.

(Max Nordau,
Degenerazione)


In Degenerazione (1892), celebre saggio di fine Ottocento, il medico darwinista Max Nordau indaga sulle attitudini morali che contrastano lo sviluppo epocale della civiltà moderna. Oggetto della sua condanna non sono i delinquenti, le prostitute o i pazzi dichiarati, ma gli artisti: il sintomo principale della loro degenerazione è l’inattitudine alla vita, malattia diagnosticabile attraverso l’analisi delle opere nelle quali essi riversano, incapaci di fare altrimenti, i propri stati d’animo.

La mostra “Stati d’Animo. Arte e Psiche tra Previati e Boccioni”, in corso al Palazzo dei Diamanti di Ferrara analizza proprio il passaggio tra l’eredità dell’Ottocento e le avanguardie del Novecento. È una mostra complessa e semplice insieme. Complessa in quanto la selezione compiuta dai curatori (Fernando Mazzocca, Maria Grazia Messina, Chiara Vorrasi) implica inevitabilmente l’esclusione di alcuni capolavori noti al grande pubblico e, dunque, la rinuncia ad approfondire singoli autori o movimenti di questo densissimo periodo.

Semplice perché costruita intorno a un tema, sviluppato non solo in direzione artistica, ma anche storica e letteraria. Volendo dunque trovare un sottotitolo per la mostra sceglieremmo L’arte come medium: tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si realizza infatti uno spostamento dall’orizzonte oggettivo dell’esperienza, proprio del naturalismo, verso la dimensione dell’interiorità, interesse che anticipa e prepara il terreno per le scoperte della psicanalisi freudiana.

«L’arte deve rimpiazzare il vuoto lasciato in noi dalle religioni - scriveva Segantini nel 1891- dovrà apparire come scienza dello spirito. Essendo l’opera d’arte la rivelazione di esso». E sin dall’ingresso ci viene incontro una grande immagine, montata su un pannello prismatico gigante: l’installazione, dal titolo “Sorpresa”, coinvolge lo spettatore nell’illusione di un movimento, restituendogli la metafora perfetta dello stato d’animo. Egli è così introdotto nell’atmosfera generale del periodo, segnato da una profonda eccitazione percettiva. Dettata sia dalle scoperte scientifiche che dai rivolgimenti sociali che le accompagnano, questa instabilità percorre tutti i quadri esposti.

La mostra ha, inoltre, il merito di non esporre presentare opere, scegliendo di concentrarsi su uno degli aspetti più affascinanti della modernità artistica: ciò che in essa vi è di fuggitivo, di invisibile, in continua evoluzione. Sarà dunque naturale per il visitatore essere attraversato da emozioni ambivalenti. Alcune opere come l’Autoritratto di Segantini (1882), o l’acquatinta Le onde dell’amore di Edvard Munch (1896) o il Peccato di Franz Von Stuck (1909) lo inquieteranno. Altre, come Ave Maria a Trasbordo di Segantini (1886) o Maternità di Previati (1890) lo condurranno nel mistero della maternità e dunque della creazione.

E proprio su Previati, artista ferrarese di assoluta grandezza, è in corso di preparazione il catalogo ragionato. Finalmente l’attributo di padre spirituale del Futurismo gli sarà pienamente restituito. Insieme a Boccioni, che lo giudicava «Il più grande artista che l’Italia ha avuto da Tiepolo ad oggi», il visitatore potrà riconoscere in lui una figura determinante fra gli artisti italiani avviati verso la modernità. E sarebbe utile vedere anche il Previati de La prima comunione del 1884 in mostra al Castello nella esposizione Collezione Cavallini Sgarbi. Da Nicolò dell’Arca a Gaetano Previati): un’opera che è puro stato d’animo.

Monica Bracardi

©RIPRODUZIONE RISERVATA



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