La Euyo incanta il pubblico Una grande lezione per tutti
Il linguaggio universale della musica riesce ad esprimersi in maniera sublime, dove invece la società e la politica spesso balbettano. Vedere sul palcoscenico del Comunale di Ferrara così tanti...
Il linguaggio universale della musica riesce ad esprimersi in maniera sublime, dove invece la società e la politica spesso balbettano. Vedere sul palcoscenico del Comunale di Ferrara così tanti giovani talenti provenienti da Paesi diversi del vecchio continente fa associare subito la comparazione di come sarebbe più forte e più bella l’Europa se tutti i suoi segmenti suonassero una stessa partitura in maniera così unita e compatta come ha fatto l’altra sera la Euyo. Al suo debutto in città, in quel teatro Abbado che porta il nome del suo fondatore, la European Union Youth Orchestra ha fatto scattare subito la scintilla con il pubblico ferrarese, tradizionalmente un po’ diffidente quando si tratta di novità. Si inizia con Johann Strauss II, in un “valzerone” più adatto ad un Capodanno che a un Venerdì santo, ma quando - come in questo caso - è suonato divinamente, anche “Voci di primavera” op. 410 diventa preghiera. E’ un piacere per l’udito, ma anche per gli occhi vedere quegli archi che salgono e scendono con un ritmo cadenzato, con cento e più musicisti che formano sul palco come delle onde di un mare mosso ma che non fa paura. Il tutto sotto la direzione rigorosa del russo Vasily Petrenko, che per certi versi, anche se non ha le bretelle, ricorda Daniel Harding nel modo con cui alterna forza e leggerezza. Si passa poi a Mozart, con il concerto per pianoforte e orchestra n. 27 in si bemolle maggiore K. 595 e qui oltre che per l’orchestra c’è gloria per il pianista austriaco Till Fellner, sicuro, determinato, in un classico del celebre connazionale che suonerebbe ad occhi chiusi, trova anche il tempo di soffiarsi il naso e alla fine dopo gli scroscianti applausi in chiusura di prima parte, regala anche un assolo che sembra una carezza.
Si riprende con Brahms e la sua sinfonia n. 2 in re maggiore opera 37 e anche qui l’orchestra offre un grandissima prova. L’apoteosi come regalo al pubblico, anche se qualcuno ci sperava dall’inizio, arriva con “Danze ungheresi” n. 1. Le note salgono alte, raggiungono il loggione dove ci sono ad ascoltare molti ragazzini dell’indirizzo musicale della scuola Boiardo. Per loro uno spettacolo ma soprattutto una lezione di vita nel vedere sul palco come impegno, sacrificio, dedizione e soprattutto passione riescano a trasformare dei giovani in musicisti di grandissimo talento. L’abbraccio finale tra gli orchestrali dice tutto e spiega tante cose, è una lezione anche per la nostra città che sembra aver perso quello spirito di coesione che si era creato con l’emergenza terremoto, lacerato dai continui litigi del mondo politico ed economico. Anche per questo, benvenuta a Ferrara cara Euyo.
«Inizia ora una nuova fase della vita dell’Orchestra», ha detto Silvia Costa, l’europarlamentare che ha salvato due anni fa l’orchestra dalla chiusura.
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