Orlando torna insegnante nella scuola di Luchetti
Lunedì ad Argenta riporta in scena uno degli spettacoli più amati di sempre. L’attore napoletano conferma: «È il lavoro più importante della mia carriera»
ARGENTA: Lo scorso mese di ottobre era in scena al Comunale di Ferrara: dopo aver esplorato con “La scuola” il mondo dell’istruzione, Domenico Starnone in “Lacci” mette al centro del suo romanzo ’’istituzione famiglia. E “Lacci” era la commedia che ha aperto la stagione di prosa con Silvio Orlando che ha rinnovato il precedente sodalizio con lo scrittore napoletano.
Ma “La scuola” rimane uno degli spettacoli più amati per il teatro (con una trasposizione di successo anche al cinema) e Silvio Orlando rimane l’interprete di riferimento della commedia. Ieri sera a Firenze è iniziato il nuovo tour che vede l’attore napoletano affiancato da Vittoria Belvedere. Lunedì alle 21 al Teatro dei Fluttuanti di Argenta (in via Pace, biglietti da 19 a 23 euro) sul palco anche Vittorio Ciorcalo, Roberto Citran, Roberto Nobile, Antonio Petrocelli, Maria e Laura Rondanini; scene di Giancarlo Basili, disegnatore luci Pasquale Mari, costumi Maria Rita Barbera, regia di Daniele Luchetti (così come al cinema).
La storia è sempre quella, tempo di scrutini in IVD: un gruppo di insegnanti deve decidere il futuro dei loro studenti. Di tanto in tanto, in questo ambiente circoscritto, filtra la realtà esterna. Dal confronto tra speranze, ambizioni, conflitti sociali e personali, amori, amicizie e scontri generazionali, prendono vita personaggi esilaranti, giudici impassibili e compassionevoli al tempo stesso. Il dialogo brillante e le situazioni paradossali lo rendono uno spettacolo irresistibilmente comico. Questo lavoro ha compiuto un quarto di secolo, era infatti il 1992 quando debuttò “Sottobanco”, spettacolo teatrale interpretato da un gruppo di attori eccezionali capitanati da Orlando e diretti da Luchetti. Lo spettacolo divenne presto un cult, antesignano di tutto il filone di ambientazione scolastica. Fu uno dei rari casi in cui il cinema accolse un successo teatrale e non viceversa. Lo spettacolo era un dipinto della scuola italiana di quei tempi e al tempo stesso un esempio quasi profetico del cammino che stava intraprendendo il sistema scolastico. «Ho deciso di riportare in scena lo spettacolo più importante della mia carriera; fu un evento straordinario, entusiasmante, con una forte presa sul pubblico - dice Silvio Orlando -. A vent’anni di distanza è davvero interessante fare un bilancio sulla scuola e vedere cos’è successo poi».
«Questi ultimi tre anni - aggiunge - sono stati molto importanti per me e Maria Laura Rondanini, mia moglie. Oltre che come attore, mi sono impegnato anche come produttore e scegliere di riportare in scena “La scuola”, a distanza di oltre vent’anni (era il 1995, ndr) dal suo debutto sul grande schermo, è stata una sfida. Ritengo che questo sia uno spettacolo utile, a cui sono molto affezionato. C’era ancora un percorso teatrale da sviluppare, così tornare in teatro con “La scuola” è sempre un po' come ripartire… era una scommessa: scommessa che finora è stata ben ripagata».
Come è cambiato il vostro approccio “alla materia”? «Quando uscì per la prima volta lo spettacolo fu una bomba: raccontavamo il mondo della scuola attraverso un’ottica che prima non esisteva e l’impatto fu straordinario e travolgente. Soprattutto a teatro la forza comica prese il sopravvento e a rivedere oggi vecchie registrazioni, sembrava di stare a un concerto rock perché le risate e il chiasso erano veramente impressionanti. Oggi un po’ perché noi siamo cresciuti e un po’ perché l’effetto sorpresa è minore, la situazione si è attenuata e per noi lo spettacolo è più bello, perché c’è un maggior bilanciamento tra comicità e malinconia: riusciamo a dare un senso più profondo all’opera».
Il teatro fa scuola: come reagiscono i ragazzi a questo spettacolo? «L’ultimo della classe ha la stessa importanza del primo? Il quesito rimarrà sempre questo. Vale la pena rischiare di rallentare il programma per diffondere e condividere sapienza e conoscenza? Dagli anni ’70 fino ad inizio anni ’90 si credeva in una scuola non classista, in un diritto allo studio universale. Oggi mi pare che questo stia svanendo. In alcune realtà ci sono college molto costosi che selezionano i “migliori” e più benestanti del Paese, ragazzi che andranno a formare la classe dirigente di domani. E poi c’è un baratro, i primi della classe non si incontreranno mai con gli ultimi. È giusto tutto questo?». (sam.gov.)
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